Viterbo – “Con la mostra sui Sebastiani restituiamo il ridotto dell’Unione alla città” . Il vice sindaco Alfonso Antoniozzi presenta così la mostra fotografica di Sabrina Manfredi, I Sebastiani. Sabato prossimo, alle 17, l’inaugurazione.
Viterbo – Presentazione della mostra I Sebastiani – Da sinistra Antonello Ricci, Sabrina Manfredi, Alfonso Antoniozzi e Massimo Giacci
“Ridiamo vita al ridotto con una mostra bellissima – ha aggiunto Antoniozzi -. Una mostra che vorrebbe raccontare alla città quello che fa la città”.
Assieme ad Antoniozzi, questa mattina al foyer del teatro dell’Unione a Viterbo, ci sono anche l’autrice e il curatore della mostra, rispettivamente Sabrina Manfredi e Massimo Giacci, e Antonello Ricci, autore dei testi che accompagnano le mostre fotografiche.
Viterbo – Alfonso Antoniozzi alla presentazione della mostra I Sebastiani
“Una mostra – ha detto Giacci – patrocinata dal comune e organizzata da sguar(di)versi, un gruppo, un progetto collaborativo che coinvolge diversi artisti nel confronto e nella condivisione dei lavori. Le immagini che saranno in mostra sono 10 pannelli realizzati in stampa fotografica applicati su sottili lastre di alluminio”.
Viterbo – Antonello Ricci e Sabrina Manfredi alla presentazione della mostra I Sebastiani
“Tutto nasce da San Sebastiano – ha spiegato Manfredi -, un militare romano cristiano, alla mercé dell’imperatore Diocleziano, martirizzato. 20 anni fa sono andata al museo di Brera a Milano dove mi è capitato di vedere un San Sebastiano. Da quel momento in poi ho visto altre opere riguardanti il santo e mi è venuta l’idea di una mostra dedicata al martirio per l’uomo moderno. Una parola che utilizziamo per vari motivi. I martiri di oggi sono tutti quelli che nella società vengono in un modo o nell’altro perseguitati. Tutto questo dialogando anche con la pittura, dalle pose si simbolismi. In chiave laica”.
Viterbo – Massimo Giacci alla presentazione della mostra I Sebastiani
Infine Antonello Ricci. “C’è un contesto che ruota attorno alla mostra. Che cosa accade al martirio quando in una società come la nostra si è eclissato il bisogno del sacro. Un sacro che non finisce, ma si riempie di nuovi templi e nuove divinità. Ciascuna di queste foto è un’opera a sé. Raccontarle tutte insieme è un esercizio di stile, un racconto breve. Un romanzo che assieme un altro respiro. Un coro che parla”.
“C’è poi il dialogo tra le arti – ha concluso Ricci -. In questo ciclo di fotografie il dialogo tra arte fotografica e arte pittorica è struggente, intensissimo. In questa esperienza, i Sebastiani portano il carico del dialogo con l’intera storia della fotografia, ricordandoci le fondamenta della nostra civiltà”.
Daniele Camilli



