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Tarquinia – (sil.co.) – “Ha ucciso per gelosia, ossessione e rancore verso la ricercatrice di cui si era invaghito e che, dall’Università di Pavia, aveva seguito fino alla Tuscia per non perderla di vista”.
Si legge nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 10 maggio è stato condannato a 25 anni e due mesi di reclusione in primo grado Claudio Cesaris, il settantenne che il 7 dicembre 2021 ha freddato con due colpi di pistola alla nuca il professor Dario Angeletti alle Saline di Tarquinia. Cesaris sta scontando la sua pena agli arresti domiciliari per motivi di salute.
I giudici della corte d’assise del tribunale di Roma, secondo cui l’assassinio è premeditato e aggravato da futili motivi, hanno esplicitato in novanta pagine le motivazioni della sentenza di primo grado. “L’ignaro professore – si legge – questo rappresentava nell’insana ossessione di Cesaris, che per questo ha meticolosamente e con calma pianificato la sua eliminazione”.
Secondo i magistrati il movente che ha spinto Cesaris a compiere l’omicidio è da ricercare nel fatto di non aver accettato la fine della relazione sentimentale e la gelosia verso la ricercatrice, a lungo covata e cresciuta con forme ossessive di controllo della sua vita, sono andati di pari asso al rancore e alla rabbia verso ogni possibile ostacolo alla ripresa della relazione.
Con la ricercatrice, con la quale aveva avuto una relazione, si sarebbe approcciato “alternando momenti di cedimento e quasi di supplica perché rivedesse la sua decisione e riprendesse la relazione, a momenti di rabbia e rancore verso colui che riteneva responsabile della sua chiusura”.
Per quanto riguarda la premeditazione, i magistrati la ribadiscono per diversi aspetti: la causale dell’omicidio; la lucida scelta del tempo, del luogo e dei mezzi dell’esecuzione; la predisposizione dell’arma; l’aver adottato tutte le cautele per evitare di essere individuato; le concrete modalità dell’azione omicidiaria con il pedinamento del professore; la condotta tenuta subito dopo la commissione del delitto ossia nell’aver ripulito le tracce.
È stato invece assolto dall’accusa di stalking perché “le condotte poste in essere da Cesaris, prevalentemente moleste e talvolta offensive, non sono mai state minacciose né tantomeno idonee a ingenerarle o che le abbiano ingenerato fondato timore per l’incolumità propria e dei propri cari”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.a 25 anni e due mesi di reclusione lo scorso 10 maggio in primo grado.
