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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Malgrado che Enpa provincia Viterbo non fosse stata invitata a partecipare, diciamo per “involontaria” dimenticanza e non per volontaria esclusione, informato da altra associazione della convocazione del consiglio comunale straordinario, ho provveduto ad inviare un documento alle associazioni presenti ed assenti, e ad alcuni amministratori, onde leggessero tutti i consiglieri e tutti gli attori della questione, la posizione scientifica di Enpa.
Purtroppo pare che le decisioni prese nel contesto comunale da tutti gli aventi diritto a parlare par che abbia indirizzato decisioni verso assurdi ed ignoranti in materia propositi di abbattimento, delegando cacciatori ed ogni altro Tex Willer locale ad uccidere, usando il più inutile e becero metodo, perpetrato da 25 anni con insuccesso, senza neanche degnare di attenzione quanto noi Enpa proponiamo.
Orbene siamo sempre disposti a parlare, anche con chi non ha e non vuole avere orecchie per sentire, immaginando che il nostro documento non sia pervenuto a chi ha potere decisionale: asl, comune, provincia e regione. Non includo i cacciatori che non reputo degni di nessuna decisione in merito.
Allego il documento e ringrazio dell’attenzione, opinando nella vittoria della logica e dell’intelligenza.
Enpa Viterbo
Chiarle Mauro
Il documento di Enpa
Cinghiali
Enpa Provincia di Viterbo intende porre all’attenzione dei partecipanti questo documento al fine di poter contribuire alla discussione relativa alla presenza dei cinghiali in zone periferiche urbane.
Si tratta di un fenomeno complesso, su cui un comune può solo in parte intervenire: occorrerebbe, a livello nazionale, a partire dal divieto di allevamento, dei ripopolamenti che ancora sono possibili nelle aziende faunistico-venatorie – da dove poi gli animali fuggono – , dalla vendita illegale di cuccioli di cinghiale (che avviene attraverso noti siti di e-commerce, sfuggendo ad ogni controllo). E, ancor di più, occorrerebbe la sorveglianza e il controllo del territorio, per evitare reimmissioni abusive e foraggiamenti vietati, e, più in generale, un intervento per tutelare le zone naturali e di campagna – dove vivono cinghiali e altre specie selvatiche – purtroppo soggette ad attività antropiche impattanti, dalla mountain bike alla caccia, e da dove questi animali fuggono cercando nuove possibilità di sopravvivenza.
La presunta emergenza
Occorre anzitutto sfatare il mito della pericolosità dei cinghiali: sono i comportamenti umani errati di fronte agli animali selvatici a causare potenziali situazioni di rischio (ad esempio, disturbare una mamma con i cuccioli). Se così non fosse, considerando la presenza dei cinghiali ormai in tutti i contesti urbani, le vittime umane sarebbero a decine mentre i pochi, rarissimi, incidenti sono avvenuti quasi sempre in contesto venatorio. Anche gli attraversamenti delle arterie stradali, che causerebbero incidenti – molte volte provocati dall’elevata velocità delle auto, pericolosa per tutti – va ridimensionato: secondo i dati dell’Aspas – osservatorio incidenti con animali – sono 179 gli incidenti che hanno causato danni a persone e cose, e includono anche quelli con gli animali domestici. Si tratta quindi di un dato che, seppur grave ogni qualvolta vi siano morti e feriti, è marginale rispetto alla totalità. Chiaramente, non si nega che la presenza dei cinghiali possa essere problematica e che ogni rischio di incidente vada assolutamente azzerato.
Gli abbattimenti non funzionano e non hanno mai funzionato
Nonostante l’uccisione di centinaia di migliaia di cinghiali – sia in ambito venatorio, sia con il controllo faunistico – è da oltre 20 anni il sistema utilizzato per tentare di tenere sotto controllo il numero degli animali – o, meglio, la loro elevata densità in una zona problematica -, il “problema” della loro presenza non solo non si è risolto, ma si è aggravato enormemente. Un dato che dovrebbe far riflettere e che dovrebbe indurre a non tentare soluzioni quasi banali e semplicistiche che hanno causato ulteriori danni. Infatti, come anche confermato da numerosi studi scientifici, gli abbattimenti provocano fenomeni come la dispersione del branco e la maggiore prolificità. Inoltre, è ben noto che a definire il numero degli individui in un determinato ambiente non sono certo gli esseri umani, ma le risorse. Si tratta del famoso “equilibrio naturale”, che si studia anche nelle scuole dell’obbligo, e che parte da un concetto molto semplice: ad un certo numero di risorse corrisponde un certo numero di individui, che non potrà crescere all’infinito essendo le risorse stesse limitate. Se si rimuovono degli individui non agendo sulle risorse, lasceremo liberi degli spazi che, in breve tempo, verranno occupati da nuovi esemplari: per dei meccanismi compensativi che esistono in natura, in breve tempo si tornerà alla situazione precedente. Ecco perché gli abbattimenti non funzionano e, anzi, sono solamente fumo negli occhi per dare l’impressione che si stia facendo qualcosa. Tra l’altro, gli abbattimenti dei cinghiali non riescono neanche a garantire la selettività. Alcuni, infatti, avvengono solo in ambito venatorio (quindi ludico ricreativo), e anche con il controllo faunistico si utilizzano tecniche venatorie che non hanno nulla di selettivo, come la devastante braccata i cui danni sono ormai evidenti.
La strada da percorrere: la prevenzione
È proprio sulla prevenzione che occorre iniziare a lavorare: lo chiede a gran voce anche il mondo scientifico, troppo spesso escluso o ignorato, mentre dovrebbe essere valorizzato e ascoltato – proprio come un malato si rivolge al medico per curarsi, anziché al venditore di pozioni miracolose – .
Per quanto riguarda la presenza di cinghiali in aree urbane, occorre agire concretamente nella raccolta dei rifiuti, i quali sono universalmente riconosciuti come una delle prime cause di avvicinamento dei selvatici alla città. Vi sono ormai degli speciali cassonetti anti-cinghiale che impediscono agli animali di accedere alla risorsa. Inoltre, si potrebbe vietare – e soprattutto controllare – che non vi siano rifiuti nell’area interessata programmando interventi di raccolta (nel tardo pomeriggio e nel mattino presto).
Occorre informare correttamente gli abitanti, evitando gli inutili e controproducenti allarmismi, del tutto infondati, su cosa fare e soprattutto cosa non fare quando si incontra un cinghiale: di queste guide ne esistono ormai moltissime, ma siamo disponibili a redigerne una. Inoltre, è necessario intervenire nei confronti di chi fornisce cibo a questi animali, anche sui cittadini che pensano di aiutare in questo modo i selvatici, causando in realtà un danno.
In alcune aree limitate della città, dove le nuove cementificazioni e costruzioni sono a ridosso della campagna, e dove è nota la presenza o l’attraversamento degli animali, si possono studiare delle recinzioni (A Roma, una parte di via Cristoforo Colombo, grande arteria che conduce al litorale, è stata messa in sicurezza). Una recinzione ben fatta garantisce che i cinghiali non attraversino e che non frequentino i condomini a ridosso della natura: gli abbattimenti non garantiscono affatto questo risultato poiché agiscono solo sull’individuo e non sulla vera causa della loro presenza.
Inoltre, si potrebbero adottare, e anche sperimentare, strumenti di dissuasione ormai noti e di cui la letteratura scientifica ci informa: fasci di luci, cannoncini a salve, ultrasuoni, eccetera.
Per quanto riguarda gli attraversamenti degli animali, oltre alle sopra citate recensioni, vi sono sistemi che azzerano la possibilità di incidenti. Alcuni sono molto efficaci ma ben poco utilizzati, e mirano a ridurre la velocità degli autoveicoli in alcuni tratti soggetti a tale fenomeno: si tratta dei dossi e degli autovelox. In tratti più esterni alla città, si ricorda il Life Strade, che ha messo in totale sicurezza alcune arterie stradali del nostro Paese, con dei moderni sistemi – tra l’altro molto accessibili anche economicamente – che, da un lato, agiscono sugli animali al fine di allontanarli dalla sede stradale, dall’altro avvisano in tempo reale il conducente della presenza dei cinghiali – o di altri animali – nell’arteria.
Le associazioni animaliste ed ambientaliste sono ben consapevoli del fenomeno e auspicano ad una reale soluzione del “problema” attraverso metodologie moderne ed efficaci, scientificamente valide, e non con il consueto abbattimento, che nulla ha risolto e nulla risolverà.
Nello spirito della collaborazione che contraddistingue il nostro operato, ringraziamo per l’attenzione.
Chiarle Mauro
Commissario provinciale
Ente nazionale protezione animali
