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Cesena – Fatture false per 33 milioni di euro, arrestato imprenditore viterbese.
È finito agli arresti domiciliari su disposizione del Gip del Tribunale di Forlì e su richiesta della stessa procura della Repubblica.
“I finanzieri del comando provinciale di Forlì – si legge nella nota della finanza -, all’esito di specifiche indagini delegate dalla locale Procura della Repubblica per contrastare le frodi fiscali e i reati fallimentari, nella giornata di ieri hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misura cautelare nei confronti di un imprenditore del cesenate”.
Come riportato dal Corriere della sera, si tratterebbe di Gianluca Salcini. La misura degli arresti domiciliari, disposta dal Gip del Tribunale di Forlì su richiesta della stessa Procura della Repubblica, è stata emessa nei confronti dell’imprenditore, indagato dei reati di “associazione per delinquere, emissione di fatture per operazioni inesistenti e di dichiarazione fraudolenta mediante l’utilizzo di fatture false, nonché in concorso, con gli amministratori delle società fallite, per fatti di bancarotta fraudolenta”.
“Le indagini svolte dal gruppo della guardia di finanza di Forlì – riporta la nota delle fiamme gialle – hanno consentito di rilevare, in particolare, che il predetto imprenditore, amministratore di fatto e di diritto di numerose aziende del settore dei servizi e della logistica, sarebbe stato promotore di un sodalizio criminale che, grazie ad una posizione di preminenza economica e contrattuale, al fine di evadere le imposte, si avvaleva di fatture per operazioni inesistenti emesse da numerose aziende di trasporto e di servizi compiacenti, per ammontare complessivo di circa 33 milioni di euro”.
L’imprenditore Salcini, residente a Cesena da diversi anni, è viterbese di origine.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

