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Che fine ha fatto il “tesoretto” di Bramucci? I suoceri: “Vicino al canile una buca per nascodere i soldi”

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Soriano nel Cimino – Che fine ha fatto il “tesoretto” di Salvatore Bramucci? Quello che dovrebbe essere il frutto delle sua attività illecite legate allo spaccio, all’estorsione e all’usura e potenziale movente del delitto maturato nella cerchia familiare. 


Elisabetta Bacchio con Salvatore Bramucci

Elisabetta Bacchio con Salvatore Bramucci


Il suocero di Bramucci. “Ero al corrente che nascondevano soldi contanti nella proprietà, utilizzando tubi in plastica del tipo idraulico per occultarvi all’interno il denaro”, ha confermato il suocero del 58enne a colpi di arma da fuoco il 7 agosto 2022 nelle campagne di Soriano nel Cimino.  Il suocero, nella fattispecie, è il padre delle sorelle Elisabetta e Sabrina Bacchio, 46 e 48 anni, moglie e cognata della vittima, entrambe in carcere, così come i sicari Tonino Bacci e Lucio La Pietra, con l’accusa di omicidio premeditato in concorso. “In un’occasione – si legge nel centinaio di pagine dell’ordinanza di arresto della figlia Elisabetta, vedova di Bramucci – Salvatore mi chiamò per chiedermi una mano per scavare una buca, dietro al capannone; in particolare, mi indicava un punto sotto il muro presente a ridosso del canile, dove ho scavata una buca di circa 15 centimetri per 20 centimetri, di circa 30 centimetri di profondità, dove so che ha poi nascosto del denaro, ma a me non ha fatto vedere nulla. Non so neanche la cifra esatta”.

La suocera di Bramucci. Del “tesoretto” in contanti nascosto sapeva anche la suocera di Bramucci, madre di Elisabetta e Sabrina: “Sono solo a conoscenza – ha detto agli investigatori nel corso delle indagini – che Salvatore aveva nascosto dei soldi, non so precisarvi lo quantità, in una buca sottostante un muretto, che fece scavare a mio marito, non so fornirvi nessun’altra indicazione”.

La moglie priva di scrupoli. Secondo il pm Massimiliano Siddi, titolare del fascicolo della procura: “Elisabetta Bacchio, nella fredda preordinazione delle conseguenze, ero forse l’unica ad avere una chiara visuale del quadro. Era certamente l’unica che sapeva bene dove il Bramucci nascondesse il suo tesoretto, rastrellato alla bisogna per finanziare la vita esotica che si stava apprestando a fare. Era certamente l’unica contro la quale il Bramucci avrebbe scatenato le sue ire, dopo l’eventuale scoperta dell’ammanco. Era certamente l’unica che, dopo tanti anni di contiguità con l’ambiente malavitoso del marito, sapesse con certezza come e quando muoversi per sistemare debitori inadempienti e infami vari”. 

Sul conto di Elisabetta, arrestata il 26 settembre dopo un anno dal delitto, gli inquirenti sottolineano gli “acclarati legami con gli ambienti della criminalità romana” e  la “assoluta assenza di freni inibitori”, facendo notare come l’indagata abbia “estrinsecato la sua partecipazione al grave delitto proprio avvalendosi di terze persone e quindi senza esporsi in prima persona”. A dicembre 2021, otto mesi prima dell’omicidio, Elisabetta stessa avrebbe chiesto al padre di parlare coi carabinieri di Soriano nel Cimino di presunti maltrattamenti da parte del marito Salvatore Bramucci.

I carabinieri di Soriano nel Cimino. “Mia figlia Elisabetta si lamentava che non ce lo faceva più a vivere con lui e che dentro casa lo convivenza era difficile”, ha confermato agli investigatori il padre della vedova Bramucci, che il 20 e 21 dicembre 2021 è andato con la moglie a confidare le sue preoccupazioni ai carabinieri di Soriano nel Cimino. Il 29 gennaio, e un’altra decina di volte fino al 22 luglio, è stata invece la stessa Elisabetta a recarsi dai carabinieri di Soriano nel Cimino, senza sporgere denunce, ma riferendo che il marito continuava a delinquere praticando spaccio, estorsioni e usura, tramando alle spalle della famiglia.

“Notizie sempre generiche, frammentarie e prive di attualità – si legge nell’ordinanza – così da non consentire l’avvio di alcuna attività investigativa nei confronti di Bramucci Salvatore, personaggio di spessore della malavita locale noto all’ufficio”.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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