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La storia di Bianca Maria Hubner nel nuovo libro di Silvio Cappelli

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Viterbo anno 1958 località Vaccareccia - Bianca Maria Hubner ammira una foglia del suo tabacco - Foto di proprietà dell'Istituto Luce Cinecittà di Roma - Vietata la riproduzione

Viterbo anno 1958 località Vaccareccia – Bianca Maria Hubner ammira una foglia del suo tabacco – Foto di proprietà dell’Istituto Luce Cinecittà di Roma – Vietata la riproduzione

1954 - Vaccareccia - Comunione con il vescovo, la Hubner e Corradini

1954 – Vaccareccia – Comunione con il vescovo, la Hubner e Corradini

Viterbo anno 1958 località Vaccareccia - Famiglia davanti allo stabilimento di essicazione del tabacco - Foto di proprietà dell'Istituto Luce Cinecittà di Roma - Vietata la riproduzione

Viterbo anno 1958 località Vaccareccia – Famiglia davanti allo stabilimento di essicazione del tabacco – Foto di proprietà dell’Istituto Luce Cinecittà di Roma – Vietata la riproduzione

Viterbo anno 1958 località Vaccareccia - Famiglia alla lavorazione del tabacco - Foto di proprietà dell'Istituto Luce Cinecittà di Roma - Vietata la riproduzione

Viterbo anno 1958 località Vaccareccia – Famiglia alla lavorazione del tabacco – Foto di proprietà dell’Istituto Luce Cinecittà di Roma – Vietata la riproduzione

Viterbo anno 1958 località Vaccareccia - Bianca Maria Hubner in posa nella necropoli di Castel d'Asso - Foto di proprietà dell'Istituto Luce Cinecittà di Roma - Vietata la riproduzione

Viterbo anno 1958 località Vaccareccia – Bianca Maria Hubner in posa nella necropoli di Castel d’Asso – Foto di proprietà dell’Istituto Luce Cinecittà di Roma – Vietata la riproduzione

Viterbo – (p.c.) – Verrà presentato sabato 7 ottobre alle ore 17,30 nel foyer del Teatro Unione di Viterbo il nuovo libro di Silvio Cappelli intitolato “La baronessa volante. Dal Teatro alla Scala di Milano alla necropoli di Castel d’Asso in Viterbo. L’opera di trasformazione fondiaria realizzata da Bianca Maria Hübner”.

Si tratta della storia di una donna straordinaria nata l’8 agosto del 1902 a Gaglianico, comune piemontese che a quel tempo faceva parte della provincia di Vercelli, oggi Biella, che ha vissuto la prima parte della sua vita tra il Piemonte e la Lombardia, con esperienze sia in campo giornalistico e artistico ma anche in quello cinematografico come interprete di diversi film muti negli anni Venti.

Poi decide di dedicarsi all’agricoltura e, dopo alcune esperienze in aziende agricole del nord Italia, si trasferisce nel 1941 a Barbarano Romano e poi l’anno successivo a Viterbo dove acquista l’Azienda agricola Arcione in località Vaccareccia-Procoio, che comprendeva anche la necropoli etrusca di Castel d’Asso. Qui inizia una radicale bonifica dei terreni dotandoli anchedi nuovi fabbricati e di tutta l’attrezzatura necessaria per favorire e sviluppare una significativa trasformazione fondiaria. Dedicò circa cento ettari alla coltivazione del tabacco e costruisce gli impianti per l’essicazione delle foglie dando molto lavoro a mano d’opera femminile.

Ad un certo punto nella sua azienda si contano oltre 500 dipendenti che hanno a disposizione, in aperta campagna, oltre a luce e acqua, anche un ufficio postale, un telegrafo, un posto telefonico pubblico, una biblioteca circolante, uno spaccio aziendale, una chiesa, una scuola e un ambulatorio medico. Per questa sua opera meritoria nel 1956 sarà nominata prima Cavaliere della Repubblica e poi nel giugno 1958 sarà nominata dal Presidente Gronchi Commendatore della Repubblica.

A quella data erano solamente tre le donne in Italia ad avere quell’onorificenza. Un libro composto da oltre 150 pagine, formato grande, tantissime foto in bianco e nero, e tante altre storie che si incrociano tutte da scoprire. Da non perdere.

La pubblicazione è patrocinata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Viterbo e dalla Fondazione Carivit.

Alla presentazione interverranno: Alfonso Antoniozzi vicesindaco e assessore alla Cultura del Comune di Viterbo, Luigi Pasqualetti presidente della Fondazione Carivit, Luciano Osbat presidente del Centro di ricerche per la storia dell’Alto Lazio e l’autore Silvio Cappelli.


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