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Ladri di rame provocano blackout la vigilia di Capodanno, alla sbarra rapinatore della Doganella

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Viterbo – (sil.co.) – Dopo tante condanne, un’assoluzione. Si tratta di Angelo Nicola Serra, il pregiudicato 44enne viterbese, detenuto dal 30 giugno a Mammagialla per avere collezionato due sentenze definitive da otto anni totali di reclusione per rapina aggravata a tre farmacie di Grosseto, Perugia e Terni.

Attualmente è sempre sotto processo a Viterbo con il complice siciliano per la rapina a mano armata del 6 novembre 2020  alla cooperativa Doganella di Canino. 

Sette anni fa, prima di diventare rapinatore seriale di farmacie, sarebbe stato specializzato in rame. Poco pratico, nonostante secondo alcuni testimoni avesse frequentato un corso da elettricista, una volta, assieme a un complice, avrebbe però fatto saltare la corrente nelle campagne di Manciano proprio alla vigilia di Capodanno, lasciando al buio casolari e agriturismo della zona pieni zeppi di turisti per le feste. Il complice è stato condannato, mentre Serra è stato assolto.


Tribunale di Grosseto

Tribunale di Grosseto


Non nuovo alle trasferte in Toscana, lo scorso 28 settembre, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, Serra è comparso davanti al giudice monocratico Andrea Stramenga del tribunale di Grosseto. Lui, la cui posizione era stata stralciata,  è stato assolto, mentre è stato condannato a 2 anni e dieci mesi di reclusione il coimputato, un 47enne di Montalto di Castro, con il quale doveva rispondere di concorso in furto aggravato di rame. 

Secondo l’accusa, tra Natale e Capodanno del 2016, assieme al 47enne, Serra avrebbe rubato 600 metri di cavo elettrico della linea di bassa tensione, per un valore attorno ai 500 euro, provocando un grave disservizio, che ha lasciato al buio, senza corrente, tutti i casolari della zona, tra cui poderi e agriturismi, affollati per le feste, i cui proprietari, insospettiti dall’insolito e prolungato blackout, hanno chiamato i carabinieri.

Decisiva la segnalazione di un testimone che, nelle campagne di Manciano, era in macchina quando ha incrociato un’auto sconosciuta, una Fiat Brava, che affrontava a fatica una salita a causa dell’evidente carico pesante all’interno della vettura.

Al centro della vicenda 600 metri di cavo elettrico in rame tagliato nel lontano 28 dicembre 2016 a Manciano, in provincia di Grosseto, dalla linea di bassa tensione dall’impianto adiacente al posto di trasformazione su palo denominato Lascone, in località Saltarello Campigliola, di proprietà di Enel-distribuzione Spa, con le aggravanti di avere agito con violenza sulle cose, su cose poste per necessità a pubblica fede e su componenti metalliche. A Serra inoltre, avendo precedenti, è stata contestata anche l’ulteriore aggravante della recidiva reiterata e specifica infraquinquennale. 

A tradire gli indagati, uno dei quali risultato proprietario della vettura, anche uno zaino proveniente dalla ex scuola di guerra di Civitavecchia che un conoscente aveva dato in prestito a Serra e una foto su un profilo aperto Facebook, dove erano assieme ad altre persone in tenuta mimetica mentre giocavano a softair tra la vegetazione. Diversi testimoni, inoltre, avrebbero visto spesso gli imputati in giro in coppia, anche a Capodimonte e Montefiascone, sul lago di Bolsena, dove entrambi avrebbero frequentato un corso per elettricisti. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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