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Viterbo – (sil.co.) – Da quattro anni la moglie malata sarebbe costretta a vivere in casa senza corrente elettrica e servizi igienici funzionanti, il marito sporge denuncia nei confronti dell’amministratore di sostegno, chiedendo alla procura di indagare sul suo operato e che venga punito qualora siano ravvisati reati nonché condannato a risarcire la parte offesa.
Protagonista della vicenda una coppia del capoluogo. Il marito è un sessantenne viterbese che lo scorso 13 settembre ha presentato tramite l’avvocato Antonio Jezzi, oltre alla querela, istanza al giudice tutelare, chiedendo la “immediata sostituzione” dell’amministratore di sostegno della moglie, a seguito di quella che definisce “una gravissima serie di irregolarità poste in essere” dallo stesso.
Amministratore di sostegno un avvocato, anche lui di Viterbo, che non avrebbe “mai fornito alcun rendiconto delle somme da lui amministrate” e manterrebbe la moglie e il fratello della donna, anche da lui amministrato, “in stato di assoluta indigenza, non consegnando la somma mensile necessaria per i loro bisogni vitali e non curandosi minimamente della loro situazione personale”.
“Specificamente – spiega il marito della presunta parte offesa – da oltre quattro anni, mia moglie viene tenuta senza corrente elettrica e senza impianti igienici funzionanti”.
“Non solo – prosegue il coniuge – ma mia moglie ha anche assoluta necessità di possedere una macchina, con la quale io possa accompagnarla nelle sue innumerevoli visite mediche e necessaria altresì per l’acquisto di quanto indispensabile alle loro necessità quotidiane e agli innumerevoli medicinali di cui la stessa necessita per la vita”.
Il sessantenne sottolinea nella denuncia querela come sia praticamente impossibile contattare l’amministratore di sostegno, al fine di rappresentargli la drammaticità della situazione: “Perché non risponde mai al telefono”.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
