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Omicidio Bramucci, davanti alla corte d’assise la cognata Sabrina Bacchio e i sicari Bacci e La Pietra

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Omicidio Bramucci (nel riquadro gli arrestati Bacchio, La Pietra e Bacci

Omicidio Bramucci (nel riquadro gli arrestati Bacchio, La Pietra e Bacci)


Soriano nel Cimino – Omicidio di Salvatore Bramucci, al via oggi davanti alla corte di assise del tribunale di Viterbo il processo alla cognata Sabrina Bacchio e ai due sicari Lucio La Pietra e Tonino Bacci, in carcere dall’anno scorso. L’udienza potrebbe subire un rinvio in attesa dei tempi tecnici per procedere anche nei confronti della vedova, arrestata meno di un mese fa, un anno dopo l’esecuzione del marito.

I tre imputati, dei quali ci si aspetta la presenza in aula, sono stati arrestati tra settembre e ottobre, poche settimane dopo l’agguato mortale del 7 agosto 2022 in cui ha preso la vita freddato a colpi di pistola il 58enne di Soriano nel Cimino, pregiudicato originario di Civitavecchia, all’epoca ai domiciliari per usura ed estorsione.

Sabrina Bacchio è assistita dall’avvocato Anna Rodinò Toscano. I legali Giancarlo Costa e Antonio Rucco, difendono rispettivamente Bacci e La Pietra.

È invece in carcere dal 26 settembre la vedova Elisabetta Bacchio, considerata con la sorella la mente e pianificatrice dell’uccisione del marito. Otto gli indagati per omicidio premeditato in concorso, quattro dei quali a piede libero. Sono il compagno di Sabrina Bacchio, Dan Constantin Pomirleanu, e i tre pregiudicati Alessio Pizzuti, Fabio Buti e Ismail Memeti, tutti orbitanti tra Guidonia Montecelio e Ponte di Nona. La procura aveva chiesto l’arresto anche per il compagno di Sabrina Bacchio.

Quattro le persone offese che potranno costituirsi parte civile: la figlia 36enne Mascia, i figli Nico e Brian, di 20 e 18 anni, nonché il fratello 61enne della vittima, Isolino Bramucci.


Salvatore Bramucci e la moglie Elisabetta Bacchio

Salvatore Bramucci e la moglie Elisabetta Bacchio


Decisive, per dare una svolta alle indagini, le intercettazioni in carcere del killer Tonino Bacci, che durante un colloquio con una congiunta a Mammagialla, si è detto “incastrato” dalle Bacchio: ““Le sorelle però mi devono pagare, le sorelle mi devono dare ancora tre quattro piotte per stare zitto”. Sorelle a parte, Bacci in carcere lamenta anche di essere stato abbandonato dalla famiglia Bacchio. “(…) la famiglia Bacchio – dice il sicario detenuto a Mammagialla – non ha chiamato nessuno (…) almeno me venissero ad aiuta’, a darmi una mano pure economicamente (…) perché loro lo sanno no (… )”.

Bramucci è stato ucciso con una pistola del tipo revolver calibro “38 special” o calibro “357 magnum”. I risultati dell’autopsia, eseguita dalla dottoressa Benedetta Baldari, sono stati depositati lo scorso 21 agosto presso la segreteria del pm Massimiliano Siddi, titolare dell’inchiesta, che ha chiesto il giudizio immediato cautelare per i primi tre arrestati, accolta i primi di settembre dal gip Rita Cialoni.

Nel decreto che dispone il giudizio immediato, viene sottolineato, come Bacchio, Bacci e La Pietra “in concorso fra di loro e con altri soggetti per i quali si procede separatamente, avendo agito con premeditazione, cagionavano la morte di Bramucci Salvatore, avvenuta a seguito dell’esplosione di sei colpi di pistola alla testa, al collo ed al braccio sinistro, alla mano ed al braccio destri. In particolare, la Bacchio ed il Bacci concorrevano attivamente ad ideare ed organizzare l’azione criminosa, mentre il La Pietra, oltre a partecipare alla fase di pianificazione organizzativa, unitamente allo stesso Bacci e ad altri soggetti prendeva parte all’esecuzione materiale dell’omicidio”.

Bacci e La Pietra sono imputati anche di detenzione illegale di armi, “perché, in concorso fra di loro e con altri soggetti ed al fine di eseguire il reato detenevano e portavano in luogo pubblico o comunque aperto al pubblico, una pistola del tipo revolver calibro ’38 special’ o calibro ‘357 magnum’”.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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