Soriano nel Cimino – Tutti “vedovi” di Salvatore Bramucci. Non potevano non sapere chi andavano a uccidere e chi fosse il mandante. È il senso, in sintesi, dell’ulteriore aggravante, oltre alla premeditazione, contestata ieri mattina a sorpresa dal pm Massimiliano Siddi ai due sicari e alla cognata del pregiudicato 58enne vittima di un commando armato che lo ha ammazzato con sei colpi di pistola il 7 agosto 2022, mentre stava finendo di scontare agli arresti domiciliari una condanna per estorsione e usura. Ha preso il via così ieri mattina, in un’aula gremita di pubblico, il processo davanti alla corte d’assise ai primi tre indagati arrestati, l’anno scorso, per la morte dello strozzino ammazzato a colpi di pistola a Soriano nel Cimino.
Omicidio Bramucci (nel riquadro gli arrestati Bacchio, La Pietra e Bacci)
Tutti “vedovi” di Salvatore Bramucci
Si fa dunque più pesante ancora la posizione degli imputati 49nni Lucio La Pietra, Tonino Bacci e Sabrina Bacchio – difesi dagli avvocati romani Giancarlo Costa e Chiara Fiore, Antonio Rucco e Andrea Gatto – chiamati a rispondere, in concorso con la vedova, di omicidio volontario pluriaggravato dalla premeditazione e dal rapporto di coniugio tra la vittima e la moglie Elisabetta Bacchio, 46 anni, in carcere dallo scorso 26 settembre, il cui ruolo di mandante è stato ribadito da Siddi. sottolineando che con la sorella, i sicari e altri ha organizzato la spedizione killer per uccidere il marito nelle campagne di Soriano nel Cimino.
I tre figli parti civili con lo storico avvocato del padre
Si è aperta e chiusa in pochi minuti la prima udienza del processo davanti alla corte d’assise presieduta dal presidente del tribunale Francesco Oddi, giudice a latere Jacopo Rocchi. Giusto il tempo delle annunciate costituzioni di parte civile da parte del fratello 61enne della vittima Isolino Bramucci, assistito dall’avvocato Antonio Maria Carlevaro del foro di Civitavecchia, e da parte dei tre figli della vittima – Mascia, 36 anni, nata dal primo matrimonio del 58enne, e i due maschi Nico e Brian, di 20 e 18 anni, nati dall’unione con la moglie arrestata il mese scorso – tutti e tre assistiti dallo storico legale di Salvatore Bramucci, l’avvocato viterbese Giuliano Migliorati. Che fino all’arresto assisteva anche la moglie Elisabetta Bacchio.
Pronta a dare battaglia la difesa di La Pietra
All’integrazione del capo d’imputazione da parte del pm Siddi, i legali degli imputati hanno chiesto i termini a difesa, per capire cosa viene ulteriormente contestato ai propri assistiti. Nel frattempo l’avvocato Antonio Rucco ha preannunciato, prima dell’ammissione delle proce, una questione preliminare riguardante l’imputato da lui difeso, ovvero il presunto killer Lucio La Pietra.
Il killer al riesame:”Non sapevo dell’omicidio”
Il 27 settembre 2022, l’altro sicario Tonino Bacci aveva rinunciato a discutere l’istanza al tribunale della libertà presentata immediatamente dopo l’arresto suo e di Lucio La Pietra del 13 settembre. Sperava invece di vedere accolta la richiesta di attenuazione o revoca della misura di custodia cautelare in carcere La Pietra, il quale ha sostenuto davanti ai giudici del riesame di non essere a conoscenza dell’omicidio. Secondo il difensore Rucco, i due elementi che il pm Massimiliano Siddi ritiene importanti e cioè i tabulati telefonici e il Gps della macchina non sarebbero sufficienti a provare che l’imputato sia salito su quella macchina e si sia recato a Viterbo.
Incastrato dalle telecamere
Il giorno del sopralluogo, ovvero il 4 agosto, La Pietra per la difesa non si sarebbe recato a Soriano nel Cimino e per quanto riguarda il 7 agosto non risulterebbe da alcun elemento che La Pietra fosse in quella macchina che poi raggiunse la località in cui si trovava l’abitazione di Bramucci. La Pietra ha ammesso di essersi recato a Viterbo con Bacci. “In piena estate, in quelle zone che comunque non conosco (…) era lui che guidava la Smart di colore bianco, io ero seduto al fianco”, avrebbe riferito il giorno dell’arresto, dicendo di indossare “una maglietta a maniche lunghe, solo perché era mattina presto e avevo freddo”. Per gli investigatori non poteva che essere la mattina dell’omicidio, visto che l’univa altra volta che Bacci era venuto a Viterbo, per il sopralluogo del 4 agosto, è stato ripreso dalle telecamere in macchina da solo.
“Nessuno lo voleva ammazza’. Un motivo ce sta no?”
“Nessuno lo voleva ammazza’. Un motivo ce sta no? … se questo te dice che non c’ha nessuno… nessuno vo’ ammazza’ questo… come facevi a stare così tranquillo!”. Sono le conversazioni intercettate in auto tra la compagna di La Pietra e la sorella, cui la donna riferirebbe di essere “sicura” del “coinvolgimento” del compagno, fresco di arresto, nell’omicidio di Bramucci. “Io so’ convinta – dice – le prove ci stanno, non le hai viste le prove? Le vedi pure sul giornale che è lui, ma che prove vuoi vedere…”. La Pietra, inoltre, sempre secondo la donna, avrebbe “confessato” il delitto commesso a un ex compagno di carcere, cui avrebbe detto di essere “sicuro di passarla liscia”. Lo stesso cui già a luglio avrebbe preannunciato la pianificazione dell’omicidio.
Girandola di telefonate alla vigilia del delitto
Come è noto, Bacci e La Pietra sarebbero stati entrambi a bordo della Smart forfour bianca presa a noleggio dal Bacci dal primo al 12 agosto, venuta a Soriano dalla capitale la mattina del delitto assieme alla Giulietta grigia rubata con a bordo un altro soggetto, anche lui appartenente secondo gli investigatori al commando armato che alle 8,20, in località Acquafredda, ha ucciso con cinque dei sei colpi di pistola sparati contro la sua macchina, su una strada di campagna, il pregiudicato 58enne, cui è stato teso un agguato nei pressi della propria abitazione. Il 5 agosto, giorno successivo al sopralluogo, Bacci avrebbe contattato la Bacchi al telefono sei volte, nove volte Lucio La Pietra e sei Alessio Pizzuto. Il 6 agosto, giorno prima del delitto, la mattina presto, sempre Bacci, avrebbe effettuato quattro chiamate senza risposta a Pizzuti nonché La Pietra, con cui ha parlato per un minuto e 27 secondi alle 5,10 e per un minuto e 2 secondi alle 5,18. Si arriva così alla mattina di domenica 7 agosto, quando Bramucci è stato ucciso.
Silvana Cortignani
Salvatore Bramucci e la moglie Elisabetta Bacchio
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

