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Viterbo – (sil.co.) – Rinviata a gennaio l’udienza preliminare in programma ieri a Perugia per i magistrati della procura della repubblica di Viterbo indagati per i presunti pestaggi di detenuti da parte della polizia penitenziaria nel carcere di Mammagialla e per il caso Hassan Sharaf.
La procura del capoluogo umbro, guidata da Raffaele Cantone, dopo la richiesta di archiviazione rigettata dal gip, ha chiesto il non luogo a procedere per il procuratore capo Paolo Auriemma e la pm Eliana Dolce.
I due magistrati, difesi dall’avvocato Filippo Dinacci del foro di Roma, sono comparsi per la prima volta il 29 giugno davanti al gup Angela Avila del tribunale di Perugia, nel frattempo in aspettativa, per cui sarà sostituita da un altro magistrato. Era il 12 maggio quando il pm Gennaro Iannarone ha chiesto il rinvio a giudizio, non avendo il gip accolto la richiesta di archiviazione della procura di Perugia.
Il reato contestato è quello previsto dall’articolo 328 del codice penale, ovvero rifiuto o omissione di atti d’ufficio, per l’omessa apertura di un procedimento penale relativamente all’esposto presentato l’8 giugno 2018 dal garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasia, nonché gli atti successivi.
Si sono costituiti parte civile presidenza del consiglio dei ministri, ministero della giustizia, garante dei diritti dei detenuti del Lazio e familiari di Hassan Sharaf.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
