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Viterbo – (sil.co.) – A processo con l’accusa di avere picchiato la moglie, viene dichiarato incapace di intendere e di volere dallo psichiatra del tribunale Antonio Maria Lanzetti, ma anche socialmente pericoloso, non essendosi oltretutto mai sottoposto ad alcuna terapia, per cui il perito ne consiglia il ricovero presso una struttura.
Un colpo per la difesa che, durante la discussione, temendo che venisse disposto il ricovero dell’imputato in una Rems, ha fatto presente al giudice come i fatti per cui l’uomo era processo risalissero al 2017, come fosse stato sottoposto a perizia soltanto dopo sei anni e come nel frattempo, già a marzo 2019, avesse scritto una lettera di scuse alla ex moglie, acquisita agli atti del processo.
“Dal 2017 non ci sono stati altri altri episodi psicotici, nessuna pericolosità sociale. Il mio assistito lavora regolarmente, vive da solo, non è seguito dal dipartimento di salute mentale e ha anche dimostrato resipiscenza, ovvero consapevolezza del proprio errore, per lo più seguita da ravvedimento, come prova la lettera di scuse alla parte offesa. Alla luce della sua condotta e del lungo tempo trascorso, il ricovero coattivo sarebbe una misura ingiustificata e troppo invasiva”, ha sottolineato la legale.
Il giudice Jacopo Rocchi, prendendo atto delle conclusioni del perito e della difesa, ha assolto l’imputato in quanto non imputabile per totale vizio di mente senza disporre ulteriori misure.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
