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Viterbo – (sil.co.) – Rapinò un supermercato armato di machete il giorno del corso di gala del carnevale civitonico, trentenne ricoverato in una struttura psichiatrica il giorno prima del processo, dopo essere stato detenuto per un mese e mezzo a Mammagialla e altri cinque mesi a Belcolle. In estate il padre fece appello su Tusciaweb perché il figlio venisse curato.
Domenica 19 febbraio, in pieno giorno, armato di machete, durante il primo corso di gala del carnevale di Civita Castellana, avrebbe fatto irruzione in un supermercato di Sassacci spaventando a morte il personale, costretto a consegnargli i soldi della cassa per un bottino attorno ai 400 euro.
Tradito dall’auto di un familiare utilizzata per mettere a segno il colpo, immortalata dalle telecamere della videosorveglianza all’arrivo e durante la fuga, il malvivente, un trentenne della zona, è stato arrestato dai carabinieri dopo neanche un mese, il successivo 10 marzo.
In carcere è rimasto però solo un mese e mezzo. Ad aprile, in seguito a una perizia, è stato infatti trasferito presso il reparto di medicina protetta dell’ospedale di Belcolle a causa dei suoi problemi psichiatrici, in attesa che si liberasse un posto in una Rems. Il rapinatore è stato quindi trasferito presso una struttura specializzata in Liguria lo scorso 25 settembre, cinque mesi dopo il ricovero a Belcolle, il giorno prima dell’inizio del processo col giudizio immediato davanti al collegio del tribunale di Viterbo in cui è imputato di rapina aggravata.
Su richiesta del difensore, l’udienza – proprio per l’assenza del trentenne – è stata rinviata alla prossima primavera, dopo che lo stesso pm Michele Adragna ha preso atto del legittimo impedimento dell’imputato ad essere presente, chiedendo, vista la lontananza della struttura in cui è ristretto, che il processo venga celebrato in videoconferenza per evitargli il disagio di doversi recare a Viterbo qualora volesse partecipare al dibattimento.
Il padre, durante la permanenza del figlio a Belcolle, fece appello tramite Tusciaweb perché venisse reperito al più presto un posto in una struttura adeguata, difficile da trovare essendo il trentenne in misura di custodia cautelare.
“Dopo tre mesi mio figlio è sempre a Belcolle, costretto a vivere 24 ore su 24 chiuso in una stanza di due metri per due con un bagno, senza alcuna possibilità di uscire a prendere una boccata d’aria, come viene concesso a tutti i detenuti”, si sfogava a luglio il genitore, portando drammaticamente alla ribalta il problema dei detenuti con disagio psichiatrico nelle carceri o ristretti negli ospedali in attesa che si liberi un posto in una Rems adeguata alle loro esigenze, in attesa che la giustizia faccia il suo corso.
Articoli: “Mio figlio detenuto psichiatrico, rinchiuso da tre mesi a Belcolle aspettando un posto in Rems” – Minaccia cassiere con un’ascia e si fa consegnare 650 euro – Rapina supermercato armato di machete
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
