Viterbo -“Sgarbi pubblica un messaggio monco per gettare fango su di me”. Al sottosegretario che rendendo pubblico un sms o meglio, una parte, lo accusa addirittura di tentata estorsione, Thomas Mackinson replica con tutta la sequenza di messaggi.
Il senso della conversazione fra il giornalista del Fatto Quotidiano e un ex collaboratore del sottosegretario, cambia.
Si tratta di un attacco in cui Mackinson legge la difficoltà in cui si trova Sgarbi, incalzato dal Fatto sui rimborsi per partecipare a conferenze, che dal quotidiano diretto da Marco Travaglio continuano a affermare che non possa percepire. Incompatibilità sancita per legge.
Intanto, la premier Meloni attende che la situazione si chiarisca prima di prendere decisioni sul futuro del suo sottosegretario e altrettanto sta facendo la sindaca Frontini per il suo assessore alla bellezza. Attesa inutile, secondo Mackinson: “La politica deve decidere”.
Thomas Mackinson
Thomas Mackinson, Sgarbi ti lancia accuse pesanti, cos’è successo in realtà?
“Ha divulgato una parte dei messaggi. Pubblica un messaggio monco per gettare fango su di me. Ho contattato questo ex collaboratore di Sgarbi per accertare fatti di cui sono venuto a conoscenza e di cui anche lui ne era a conoscenza in quanto protagonista. Gli ho mandato cinque messaggi. Gli ho scritto che: se non vorrà parlarmi non potrà lamentarsi dopo, che le cose scritte non siano veritiere o precise, perché la prova di aver svolto con diligenza il mio lavoro invitandolo a farlo è nei messaggi”.
Sgarbi nel suo comunicato riporta un messaggio in particolare.
“È questo, da cui loro estraggono tre righe: ‘come detto io uscirò lunedì con la mia storia che ti riguarda in parte per la storia delle multe e del reddito di cittadinanza. Spero tu voglia spiegarmi, prima di andare in stampa, anche perché non ho alcun motivo di arrecarti un danno o metterti in cattiva luce. Ho una deadline a mezzogiorno di domani, dopo di che scriverò di averti contattato per chiarire, ma la risposta è stata un “no comment’.
Vittorio Sgarbi
Al che mi risponde che i toni sono minacciosi. Io, allora, gli mando l’ultimo messaggio: ‘mi assumo sempre le mie responsabilità. Le ho solo offerto per l’ennesima volta l’opportunità di confermare o smentire alcune notizie e dare la sua versione. Non confonda la minaccia con il preciso dovere deontologico del giornalista d’informare accertando i fatti e raccogliere le versioni dei protagonisti, anche qualora divergessero da come sono conosciute e prospettate’. Questo è il messaggio e ditemi voi cosa c’è di minaccioso in tutto questo. Lo faccio con tutti. Prima di andare in stampa chiamo il diretto interessato, gli spiego cosa uscirà e chiedo, cosa ne pensa”.
Il diretto interessato può avere ravvisato altro in queste parole?
“Io tento di spiegargli tutto, anche con un certo stile. Poi, è chiaro che cerco d’invitarlo a parlare, è il mio mestiere, ma in modi meno che mai minacciosi”.
Nel comunicato si parla anche di una denuncia per estorsione che ti riguarda.
“C’è già una richiesta d’archiviazione per me fatta dalla procura e c’è una denuncia da me quale parte lesa, ancora in corso. La situazione è esattamente ribaltata. Così come per il messaggio, è chiaro che se lo tronchi a metà, suona decisamente diverso da quello per intero. Si manipola un messaggio per far trasparire una cosa che non c’è”.
Come ti spieghi a fronte di questo, l’uscita di Vittorio Sgarbi?
“La mia lettura è che sono in grande difficoltà perché questa storia è particolarmente pesante. Una storia appesa a un parere tecnico perché la politica non decide. Giovedì Vittorio Sgarbi è andato a Piazza pulita a dire che non prende soldi dai comuni, l’altro ieri è uscito un pezzo in cui racconto esattamente che lui prende i soldi dai comuni. Tanto che i comuni gli stanno cancellando gli eventi, perché è una cosa discutibile prendere compensi. Se fai il sottosegretario, per venire a un evento sei già pagato”.
In base a tutto quello che finora avete pubblicato, secondo te è corretta la posizione della presidente Meloni, così come quella della sindaca di Viterbo Frontini d’attendere che l’Antitrust si esprima prima di prendere decisioni su Sgarbi?
“La mia opinione è no. Noi abbiamo visto un sottosegretario che dà del bugiardo al suo ministro e il ministro che ha fatto affermazioni poi mai smentite su Sgarbi. E questo è già un problema. Ma soprattutto, poi abbiamo un sottosegretario che era tenuto, come ogni altro sottosegretario, se svolge attività professionali a pagamento, a dichiararle, ma lui non le ha dichiarate. La politica dovrebbe decidere. Poi, si potrà dire che Sgarbi è bravissimo come sottosegretario, ma allora rinunci a queste attività e si dedichi totalmente all’incarico che gli è stato conferito. Non si capisce come mai la politica non sia in grado di prendere una decisione che è politica”.
Con uno scontro così duro fra ministro Sangiuliano e sottosegretario Sgarbi, se il secondo dovesse rimanere al suo posto non apparirebbe il primo come un ministro commissariato?
“Ma certo. A Piazza pulita abbiamo visto un ministro che scappava via per non rispondere alle domande del giornalista. Assurdo. Sei tu il ministro e non Sgarbi. Il problema è che Sgarbi è Sgarbi e in quanto Sgarbi ritiene di essere sopra le regole. Ma le regole ci sono e sono regole di democrazia. Per quanto imperfetta, la legge Frattini è chiarissima. Il suo principio essenziale è che se hai un incarico di governo, lo svolgi in maniera esclusiva. Altre attività le puoi svolgere, purché non confliggano. Se sono un ministro alla Salute non posso fare il chirurgo. Noi abbiamo 33 sottosegretari che, se l’avevano, hanno dovuto sospendersi da un’attività professionale. Sono più stronzi di Sgarbi?”.
Sgarbi a quanto pare riesce a svolgere più ruoli contemporaneamente.
“Sgarbi sarà bravissimo, il miglior critico d’arte. Prendiamolo per buono. Ma com’è possibile che sia contemporaneamente sindaco d’Arpino, assessore a Viterbo, il sottosegretario a Roma e poi giri per tutta l’Italia a fare conferenze a pagamento? Sono 33 quelle che abbiamo documentato in 9 mesi”.
Forse perché sul territorio si vede poco? A Viterbo quasi mai.
“Sono bravo anche io a fare il sindaco non essendoci mai. Lo faccio anch’io il sottosegretario avendo al ministero una sorta d’impresa occulta che si occupa dei fatti miei…”.
Giuseppe Ferlicca
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

