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Tuscania – (sil.co.) – Sospetto pusher si dà alla fuga a piedi nelle campagne, maresciallo lo blocca dopo averlo rincorso per un chilometro. Arrestato per resistenza a pubblico ufficiale, è stato assolto alla direttissima. Ma rischia comunque di finire a processo per spaccio.
Protagonista del rocambolesco inseguimento un maresciallo dei carabinieri che nel primo pomeriggio di lunedì, mentre era di pattuglia con un collega, ha intercettato, in una zona tenuta sotto stretta sorveglianza perché sospetta piazza di spaccio, un nordafricano corrispondente alla descrizione ricevuta\ tramite segnalazione.
Al controllo da parte dei militari l’uomo, privo di documenti, si è dato alla fuga a piedi nei campi, prontamente inseguito dal maresciallo che lo ha rincorso per circa un chilometro, mentre il collega entrava in azione a bordo dell’auto di servizio.
Riusciti a bloccare il fuggitivo, tanto si divincolava che i due carabinieri sono stati costretti ad ammanettarlo per portarlo in caserma, dove si è scoperto essere un pregiudicato di nazionalità marocchina, che non aveva ottemperato al decreto di espulsione dall’Italia, dove è giunto via mare nel 29013 sbarcando a Lampedusa.
Nel frattempo sarebbe stato riconosciuto da un assuntore, per cui, oltre ad essere arrestato per resistenza a pubblico ufficiale, è stato anche denunciato per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti.
Ieri mattina, difeso dall’avvocato Roberto Fava, è comparso davanti al giudice Ilaria Inghilleri che, convalidando l’arresto per resistenza a pubblico ufficiale, ha proceduto al processo per direttissima.
La difesa ha chiesto l’assoluzione, sostenendo che l’imputato non volesse opporre resistenza, ma soltanto sottrarsi all’arresto, tanto da non avere proferito alcuna minaccia verbale nei confronti degli operanti. Il giudice ne ha preso atto, prosciogliendo il marocchino con la formula più ampia, perché il fatto non sussiste.
Sul capo dell’arrestato pende però sempre la denuncia per spaccio, che potrebbe costargli un altro e ben più pesante processo.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
