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“Talete non ha mai navigato in buone acque, l’arsenico dovrebbe essere riconosciuto come calamità naturale”

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Viterbo – Talete e rischio libri in tribunale da gennaio senza un aiuto dalla regione. Per l’amministratore unico Salvatore Genova non c’è nulla di nuovo. “La società non naviga e non ha mai navigato in buone acque, man mano che si va avanti le difficoltà aumentano. I costi di potabilizzazione sono una zavorra, saliti a 13 milioni l’anno”. I problemi non mancano: “Ma la società non si è pianta addosso e ha raccolto tutte le possibilità che aveva, a partire dal Pnrr”. E per l’arsenico: “Dovrebbe essere riconosciuto come una calamità naturale”. Le difficoltà nella presa in carico dei comuni ancora fuori e il punto interrogativo dell’ingresso di soci privati.


Salvatore Genova

Salvatore Genova


Salvatore Genova, Talete avrà tempo di mettere in pratica il processo d’innovazione dei servizi informatici che avete presentato, visto che entro da gennaio si rischia di portare i libri in tribunale?
“Gli articoli di giornale li ho letti…”.

Gli articoli riportano le parole del presidente Ato e della provincia Alessandro Romoli in consiglio provinciale.
“Non è un qualcosa di oggi. Ho sempre parlato delle difficoltà finanziarie di Talete. Man man che si va avanti aumentano, perché i costi crescono. La società non naviga a e non ha mai navigato in buone acque”.

Quali i maggiori costi?
“Quelli di potabilizzazione purtroppo appesantiscono molto, quelli energetici sono aumentati e di conseguenza pure quelli di potabilizzazione, sono passati da 9 milioni e mezzo a 13 milioni di euro. Le regole tariffarie di Arera sono legate all’anno “n meno2” e di conseguenza la tariffa non è ancora adeguata ai costi che la società oggi sostiene. Analizzando tutto questo si comprende che i problemi sono aumentati”.

Il presidente Alessandro Romoli invoca l’aiuto dalla regione per questo?
“Per fare fronte ai costi di potabilizzazione, che non tutte le società hanno. Molte pescano l’acqua potabile e non devono sostenere costi che rappresentano una zavorra per Talete. Per potabilizzare, ammontano a 13 milioni l’anno, per un qualcosa legato al territorio, con la presenza d’arsenico, fluoruri, uranio, radio. Quando prendiamo in carico un comune dobbiamo garantire l’acqua potabile. Per farlo servono i potabilizzatori, che costano. Tutto quello che un’altra utility spende per investire, Talete lo fa per potabilizzare l’acqua. Questo territorio dovrebbe essere riconosciuto come un territorio che ha una calamità naturale, è un qualcosa di congenito. L’aiuto è finalizzato a questo. Poi, quando entrerà in funzione il progetto del Peschiera per far arrivare acqua, diluendo quella dei pozzi attuali e abbassando i parametri ritenuti inquinanti, potremmo mano mano dismettere i potabilizzatori e quindi diminuire i costi di gestione”.

Al momento, la prospettiva in generale non sembra delle migliori.
“Nonostante i problemi siano aumentati, la società c’è, non si piange addosso, ha cercato di traguardare tutte le opportunità che si sono presentate. Questa del Polo strategico nazionale, quella del Pnrr sfruttando tutti i progetti a valere tu tutte le misure, perché oggi, nell’attesa di un aiuto necessario, fondamentale da parte dei soci, o da parte di un privato o di un istituto di credito, Talete ha cercato di sfruttare ogni opportunità, accedendo a fonti di finanziamento”.

Altre strade non c’erano?
“La società non poteva fare altrimenti, non ci sono altri strumenti a disposizione. Opportunità le abbiamo colte, come col Piano strategico nazionale, che per noi significa spendere meno di quanto oggi Talete spende, avendo la possibilità di spalmare i costi d’ammortamento di un progetto in dieci anni. Non si somma, ma va a sostituire un’infrastruttura esistente obsoleta, che costa tanto e non è adeguata al servizio che si deve erogare. Domani sostituiremo questo costo con un’infrastruttura diversa, spendendo meno. Questa per me è un’opportunità che da amministratore non potevo non cogliere. Lo stesso per il Pnrr, investimenti su reti o infrastrutture che da sola la società non avrebbe potuto fare”.

Di che cifre parliamo?
“Abbiamo ricevuto finanziamenti per quasi 15 milioni di euro, sono soldi che non si vedono immediatamente. C’è la fase di progettazione, poi la realizzazione, siamo una società pubblica che si muove nella trasparenza, attraverso gare”.

C’è la presa in carico dei comuni ancora fuori, come procede?
“Li stiamo prendendo in carico. Rappresentano maggiori costi. Un comune che ha gestito in economia il servizio significa situazioni da adeguare, altre non a norma, non conformi o dati non aggiornati. O anche fatture che noi abbiamo emesso in ritardo, non avendo dati corretti degli utenti. Altri fattori che vanno ad appesantire la società”.

La procedura per l’eventuale cessione di quote a privati a che punto è?
“Sta andando avanti. I soci decideranno quale sarà la strada giusta da percorrere. Le necessità finanziarie della società sono tante. Se i soci saranno in grado di sostenerle, ben venga. Talete ha bisogno di un aiuto. Da qualsiasi parte provenga, ne ha bisogno per andare avanti. Se saranno i soci io sarò contento, se sarà un privato, prima devo poter pubblicare la gara e aggiudicarla, perché il privato è un punto interrogativo”.

Giuseppe Ferlicca


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