|
|
Viterbo – (p. c.) – “Mi sento dibattuta da due opposti sentimenti: nostalgia e preoccupazione. Nostalgia per tutto quanto è stato fatto, nostalgia del periodo pionieristico, che mi ha dato tante ansiose attese, ma pure grandi soddisfazioni, e che non potrà più essere ripetuto. Preoccupazione per tutto ciò che resta da fare e che – malgrado la mia decisione e la mia precisa volontà – non può dipendere solo da me stessa. Mi tranquillizzo nell’unico modo possibile: pensando che la nostalgia e le preoccupazioni si trasformano in entusiasmo.
Nuovi problemi devono essere affrontati e risolti, sempre nuove mete si porranno a chi, come me, non sa sostare e si è impegnata in un’opera che vuole dimostrare con i fatti compiuti come sia possibile rendere fertile e produttivo un arido terreno tufaceo e come sia altrettanto possibile portarvi la vita, procurando lavoro e condizioni di esistenza civile a una comunità il cui benessere è dovuto alle realizzazioni eseguite e a quelle in corso di esecuzione”.
Così ha scritto Bianca Maria Hubner nel mese di marzo 1959, alcuni mesi prima della sua morte sopraggiunta l’11 febbraio 1960. E lo ha scritto su un testo redatto dai suoi collaboratori, inusuale per quel periodo, affinché rimanesse memoria della sua avventura viterbese.
In un certo senso si tratta del testamento intellettuale, agli imprenditori agricoli viterbesi, di una donna che aveva dato tanto per la trasformazione fondiaria della sua azienda agricola Arcione e per il benessere delle centinaia di lavoratrici e lavoratori, in località Vaccareccia-Procoio, che si vede costretta, suo malgrado, a fare i conti con un futuro incerto, di sicuro non roseo anche per la sua malattia incurabile, pieno, appunto, di nostalgia e preoccupazione.
Ma questo è soltanto l’epilogo più profondo della sua storia straordinaria fino ad oggi sconosciuta, a cavallo della seconda Guerra mondiale. La storia e il successo di una nobildonna piemontese imprenditrice agricola a Viterbo per circa vent’anni (1941-1960), illustrata nella mostra fotografica che aprirà i battenti oggi pomeriggio, anche descritta all’interno del nuovo libro di Silvio Cappelli, intitolato “La baronessa volante. Dal Teatro alla Scala di Milano alla necropoli di Castel d’Asso in Viterbo. L’opera di trasformazione fondiaria realizzata da Bianca Maria Hübner”, che sarà presentato oggi pomeriggio sabato 7 ottobre alle ore 17,30 nel foyer del Teatro Unione di Viterbo.
La pubblicazione è stata patrocinata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Viterbo e dalla Fondazione Carivit. Alla presentazione interverranno: Alfonso Antoniozzi vicesindaco e assessore alla Cultura del Comune di Viterbo, Luigi Pasqualetti presidente della Fondazione Carivit, Luciano Osbat presidente del Centro di ricerche per la storia dell’Alto Lazio e l’autore Silvio Cappelli.
