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Tuscania – Uso disinvolto dell’auto di servizio, processo finito per l’ex comandante dei carabinieri.
Non ci sarà nessun interrogatorio davanti al collegio per l’ex comandante della compagnia carabinieri di Tuscania, difeso dagli avvocati Fabrizio Ballarini e Pierluigi Mancuso. Imputato Massimo Cuneo, l’ufficiale a suo tempo finito agli arresti domiciliari e tuttora a processo per peculato d’uso, abuso d’ufficio e rivelazione di segreto d’ufficio. Imputata anche una imprenditrice, parte civile il comune di Tuscania.
Massimo Cuneo che, come espressamente chiesto dalla difesa, avrebbe voluto fornire la sua versione in aula a dicembre dell’anno scorso, quando l’esame venne rinviato a maggio per problemi di “intasamento” del ruolo e poi ulteriormente rinviato a ieri per problemi di composizione del collegio.
Fatto sta che ieri, sbrigate le formalità legate alla nuova composizione del collegio, il nuovo presidente, giudice Jacopo Rocchi, ha sollevato il problema della prescrizione, già intervenuta per la gran parte dei capi d’imputazione tranne due per cui sarebbe comunque in dirittura d’arrivo, rinviando solo per le verifiche del caso e chiudere il procedimento con il non luogo a procedere. L’avvocato Mancuso, nel frattempo, ha preannunciato la produzione di una dettagliata memoria, corredata di tutte le date necessarie all’uopo.
È il famoso processo “due in uno” all’ex comandante dei carabinieri che, clamorosamente arrestato l’11 marzo 2015, rimase per qualche settimana ai domiciliari per fatti avvenuti tra il 2013 e il 2014, scaturito dall’unificazione di due procedimenti, uno dei quali “ereditato” dalla procura militare relativo all’uso improprio dell’auto di servizio.
L’ultima testimone dell’accusa, una sottufficiale dei carabinieri che si è occupata di ricostruire, nell’ambito delle indagini, i presunti spostamenti sospetti del comandante con l’auto di servizio, è stata sentita alla vigilia di natale 2022. Con la scure della prescrizione praticamente conclamata, considerate almeno un paio di ore per sentire l’imputato quindi attaccare con la lista dei testimoni della difesa, sarebbe ormai praticamente impossibile, a distanza di un decennio, arrivare a una sentenza di primo grado.
Gli investigatori, come è emerso nel corso delle precedenti udienze, si sono messi sulle tracce delle celle agganciate dal telefonino di servizio del militare, individuando 21 volte in cui si sarebbe trovato in luoghi non giustificati dall’orario di lavoro, tra il 26 febbraio e il 27 giugno 2014, facendo in particolare la spola con Ardea, ma anche recandosi a Roma, Pomezia, Grosseto, Foligno, Grosseto e Orbetello, dove avrebbe avuto la casa di famiglia in ristrutturazione.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


