Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri
Ronciglione – “Andrea dalla casa dei genitori di Maria Sestina è tornato vivo. Da casa vostra lei è tornata morta. Voi tra le sbarre lo vedete e ci parlate, noi vediamo solo una foto in un cimitero”. In un post su Facebook lo strazio dei familiari della 26enne vittima di femmincidio da parte del fidanzato condannato ieri l’altro in via definitiva per omicidio volontario. La coppia, un mese prima, aveva trascorso le vacanze di Natale e Capodanno dai parenti di lei in Calabria.
Andrea Landolfi è in carcere da due giorni. Condannato in via definitiva il 9 novembre a 22 anni di reclusione per il femminicidio della fidanzata Maria Sestina Arcuri che la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019 avrebbe scaraventato volontariamente giù dalle scale della casa di Ronciglione della nonna, dove la coppia stava trascorrendo il weekend con l’anziana e il figlioletto di lui di cinque anni, appositamente per ucciderla, omettendo di chiamare i soccorsi fino all’alba successiva, allo scopo di assicurarsi la morte della giovane, lasciata per sei ore agonizzante.
Movente, secondo l’accusa, i continui litigi della coppia, insieme da appena tre mesi, dopo un colpo di fulmine che li aveva spinti subito alla convivenza e alla presentazione del partner alle rispettive famiglie. Litigi scatenati, per lo più, dall’eccessiva inclinazione all’alcol di lui e dalla gelosia di lei, sfociati nella decisione definitiva, da parte della ragazza, di lasciarlo.
È questa la verità processuale sancita dalla sentenza della Cassazione che, giovedì sera, ha rigettato il ricorso presentato dai difensori Serena Gasperini e Daniele Nobili, confermando la condanna per omicidio volontario inflitta al pugile e operatore sociosanitario romano 33enne in secondo grado lo scorso 21 dicembre, dopo l’assoluzione in primo grado del 19 luglio 2021 da parte della corte d’assise del tribunale di Viterbo.
Una vicenda fin dall’inizio travagliata, con la procura di Viterbo che, nelle settimane successive alla morte di Sestina, si è vista rifiutare la richiesta di misura di custodia cautelare dal gip dello stesso tribunale, ottenuta il successivo mese di settembre, dopo oltre sette mesi, in seguito ai ricorsi a riesame e cassazione, quando Andrea fu condotto in carcere, dove è rimasto fino al 19 luglio 2021, quando fu immediatamente rimesso in libertà dopo l’assoluzione di primo grado. Assolto perché, secondo la corte d’assise di Viterbo, si era trattato di una tragica fatalità, un incidente che aveva fatto volare la coppia per le scale, con le condizioni di Sestina, che oltre alla schiena aveva battuto la testa, precipitate la mattina, quando lui ha chiamato il 118.
Testi chiave dell’accusa, il figlioletto all’epoca di 5 anni di Landolfi e un giovane di Ronciglione affetto da ritardo mentale, l’ultimo ad avere parlato con Sestina fuori dal pub dove la coppia, dopo una cena al ristorante, aveva finito di trascorrere la serata di domenica assieme al bambino. Lo stesso bimbo che, sentito a distanza di pochi giorni alla presenza di una psicologa e della madre, ma non in sede di incidente probatorio, avrebbe mimato davanti al pm Franco Pacifici con un pupazzo di Topo Gigio il gesto del padre che la lanciava dalle scale urlando come Tarzan.
Landolfi condannato per omicidio – Il post di Claudia Arcuri, parente di Maria Sestina
Davanti alla corte di cassazione, l’altro ieri, non c’era nessuno dei familiari, né di Andrea, né di Sestina. Per l’imputato c’erano i legali Fabrizi e Gasperini, l’avvocato di parte civile Vincenzo Luccisano per i parenti della parrucchiera 26enne di Nocara.
È il piccolo comune calabrese in provincia di Cosenza, che conta poco più di 300 abitanti, da dove la 26enne si era trasferita a Roma dopo un periodo a Taranto, incontrando Landolfi al quartiere Africano dove il giovane, boxer nipote di un noto boxer, è cresciuto circondato dall’affetto di nonni, zie, mamma, sorella. Unitissima anche la famiglia di Sestina: papà Nicola Natale Arcuri di 61 anni, mamma Caterina Acciardi di 57, i fratelli Domenico e William, di 34 e 25 anni. È a casa loro e con i loro numerosi amici e parenti che la coppia aveva trascorso un lungo periodo di vacanza tra Natale e Capodanno, tornando nella capitale un mese prima della tragedia.
“Io non brindo – si legge in un post sul profilo di Claudia Arcuri, parente di Maria Sestina – io grido che un amore non può finire con una nella tomba e un altro in carcere”.
“I litigi ci sono in tutte le coppie – scrive Arcuri – ma chi arriva alla violenza non sta bene. Maria Sestina aveva capito tutto, ma era attratta e innamorata da questo ragazzo dai mille volti. E l’ultimo volto è stato il volto vero senza maschere”.
E ancora: “Maria Sestina non tornerà piu tra di noi, ma sono contenta che la giustizia ha condannato e lui vivrà il Purgatorio terreno per 22 anni. Pochi sono pochi, si meritava di più. Ma gli devono far capire il male che ha fatto e quanto è stato mostro a non chiamare i soccorsi”.
“Non solo la violenza usata, ma il vederla ferita e non avere chiesto aiuto per salvare la ragazza che l’amava più della sua vita. Alla nonna voglio dire grazie signora per le bugie che ha continuato a dire pur sapendo la verità. E per aver cresciuto un nipote per bene e per avergli insegnato il grande valore della menzogna. Vostro nipote dalla casa dei genitori di Maria Sestina è tornato vivo. Da casa vostra lei è tornata morta. Voi tra le sbarre lo vedete ci parlate, noi vediamo solo una foto in un cimitero”.
Silvana Cortignani
Tribunale – I familiari di Maria Sestina Arcuri


