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Minacciato con un forcone per motivi di viabilità: “Ho temuto per la mia vita”

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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Viterbo – (sil.co.) – Terrorizzato dal vicino di casa che, apparentemente per motivi di viabilità, lo avrebbe minacciato con un forcone di ferro mentre era a bordo di un mezzo agricolo. “Ho temuto di morire”, ha detto ieri la parte offesa, ancora evidentemente scosso, al giudice Alessandra Aiello che, nonostante la remissione di querela, ha disposto che il processo per minacce aggravate dovesse andare avanti per verificare se ci siano reati perseguibili d’ufficio a carico dell’imputato.

Due gli episodi contestati all’imputato, difeso dall’avvocato Giovanni Labate, avvenuti il 20 dicembre 2021 e il 28 maggio 2022 in un centro dei Cimini.

Quello di fine maggio dell’anno scorso è l’episodio sfociato nelle minacce col forcone di ferro. “Stavo percorrendo una strada vicinale con la carreggiata molto stretta quando ho incrociato il vicino, con cui c’erano stati dei precedenti, a bordo di un mezzo agricolo. Mi sono fermato per capire che intenzioni avesse, al che lui ha ripreso la marcia a tutta velocità venendomi contro e fermandosi solo quando è arrivato a un metro dalla mia macchina”, ha raccontato la presunta vittima, che viaggiava sulla sua auto con al suo fianco la collaboratrice familiare, testimone dell’accaduto.

Per scansarmi e farlo passare sono finito nella cunetta, riuscito a uscire dalla quale me lo sono trovato al fianco, sempre a bordo del mezzo agricolo, che brandiva contro di me un grosso forcone di ferro, sbraitando frasi in dialetto canepinese che non ho capito. D’istinto ho bloccato le portiere e tirato su il finestrino, per cui ha colpito il vetro”, ha concluso, con la voce rotta per lo shock di dover ripercorrere quei momenti che “il neurologo mi ha detto di non ricordare”. “Ho tenuto per la mia vita. Io non so se volesse uccidermi, ma sicuramente ho temuto di morire”, ha proseguito, scusandosi col giudice per l’emotività dimostrata.

Il precedente 20 dicembre si sarebbe salvato da un’altra aggressione solo grazie alla presenza di altre tre persone. “Eravamo in quattro – io, il conducente del mezzi spargi-ghiaia del comune e un altro vicino di casa- ma lui si è scagliato solo contro di me. Se non ci fossero stati gli altri a bloccarlo, non so cosa sarebbe successo, ma probabilmente mi avrebbe messo le mani addosso”, ha detto. 

Il processo è stato rinviato per sentire la donna che era in macchina con la parte offesa e la discussione.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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