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“Mio marito mi costringe a fare sesso anale”, ex assolto dall’accusa di violenza carnale

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L'avvocato Samuele De Santis

L’avvocato Samuele De Santis

Viterbo – (sil.co.) – Denuncia il compagno per violenza sessuale. “Mio marito torna a casa la sera ubriaco e mi costringe a fare sesso con la forza, anche anale”, avrebbe detto la presunta vittima agli investigatori intervenuti in suo soccorso. È così che l’uomo, un dominicano, è finito a processo davanti al collegio del tribunale di Viterbo con la pesante accusa di violenza carnale nei confronti della compagna connazionale.

Un processo andato per le lunghe, prima perché si è scoperto che la presunta vittima, chiamata a testimoniare, non capiva e non parlava una parola di italiano, per cui andava sentita alla presenza di un interprete. E poi perché l’imputato è stato nel frattempo arrestato all’insaputa del suo avvocato, che non ne aveva chiesto la traduzione in aula con la scorta ella penitenziaria dal carcere di Mammagialla.

Martedì infine la discussione, con l’assoluzione con formula piena dell’imputato dopo che la ex ha ritrattato le accuse. 

Per il difensore Samuele De Santis l’imputato non poteva che essere assolto dopo che la parte offesa,durante l’interrogatorio cui è stata sottoposta nel corso dell’udienza celebrata martedì pomeriggio, ha negato di avere subito violenza sessuale, confermando in maniera vaga i maltrattamenti da parte dell’ex compagno, che avrebbe avuto il vizio di bere e di scagliarsi contro di lei con insulti quando tornava a casa ubriaco. 

Per il pubblico ministero, che ha chiesto di acquisire le sommarie informazioni rilasciate dalla donna nell’immediatezza dei fatti cui si è opposta la difesa, sarebbe stata da giudicare inattendibile la “ritrattazione” da parte della vittima, i cui ricordi potrebbero essere sbiaditi a causa del trascorrere del tempo nonché condizionati dal desiderio di rimuovere dalla memoria le ripetute condotte abiette messe in atto nei suoi confronti dal compagno.

L’avvocato De Santis – “al di là del periodo storico caratterizzato da innumerevoli episodi di violenza contro le donne e femminicidi, che consigliano la massima allerta e attenzione” – ha insistito nel dire che la prova si forma durante il dibattimento e che anche per dichiarare inattendibile la ritrattazione di un testimone ci vogliono le prove, ad esempio che abbia subito delle pressioni, violenze o minacce.

Il collegio, sentite le parti, ha deciso per l’assoluzione in primo grado dell’imputato.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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