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Morte Hassan Sharaf, chiesto un anno per l’ex direttore di Mammagialla e otto mesi per il comandante della penitenziaria e un agente

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Hassan Ramadan Mukhaymar Sharaf

Hassan Ramadan Mukhaymar Sharaf


Viterbo – Morte di Hassan Sharaf, chiesta dal procuratore generale Tonino Di Bona la condanna di tutti e tre gli imputati che hanno chiesto di essere giudicati col rito abbreviato, che prevede lo sconto di un terzo della pena, tra i quali l’allora direttore del carcere di Mammagialla. Il 21enne è morto all’ospedale di Belcolle dopo una settimana di agonia nell’estate del 2018: il 23 luglio si era impiccato in una cella d’isolamento  della casa circondariale di Viterbo, dove era stato condotto in stato di grandissima agitazione soltanto poche ore prima. 

È ripresa con un’altra udienza fiume, iniziata la mattina e proseguita fino all primo pomeriggio di ieri, l’udienza preliminare a carico dei sei imputati – ex direttore, tre agenti e due medici – tre dei quali hanno chiesto di essere giudicati col rito abbreviato. 

Ieri è stato il giorno della discussione di accusa e parti civili, col magistrato Di Bona che ha chiesto al gup Savina Poli la condanna a un anno di reclusione per l’ex direttore Pierpaolo d’Andria (assistito dall’avvocato Marco Russo) e otto mesi per il comandante della penitenziaria Daniele Bologna e per l’agente capo matricola Luca Floris (assistiti, rispettivamente, dagli avvocati Giuliano Migliorati e Luca Chiodi). D’Andria deve rispondere di omicidio colposo e omissione di atti di ufficio, Bologna e Floris del solo reato di omissione di atti d’ufficio.

La procura generale di Roma che, come si ricorderà, il 10 dicembre 2021 su richiesta degli avvocati di parte civile Giacomo Barelli e Michele Andreano aveva avocato a sé l’inchiesta, dopo la richiesta di archiviazione della procura di Viterbo, a novembre dell’anno scorso ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo dell’ex direttore Pierpaolo D’Andria, del responsabile di medicina protetta Roberto Monarca, del responsabile della sezione d’isolamento Massimo Riccio e della dottoressa di medicina protetta Elena Niniashvili. Ha chiesto inoltre il rinvio a giudizio, per omissione di atti d’ufficio, dello stesso ex direttore, del comandante Bologna e dell’agente Floris, per il mancato trasferimento d’ufficio del 21enne in un carcere minorile.

Si procede con il rito ordinario per il responsabile di medicina protetta Roberto Monarca, il responsabile della sezione d’isolamento Massimo Riccio e la dottoressa di medicina protetta Elena Niniashvili (difesi dagli avvocati Giuliano Migliorati, Massimo Pistilli. Fausto Barili e Mario Brizi).

L’udienza preliminare riprenderà il 7 dicembre, per poi proseguire l’11 gennaio, mentre il 22 febbraio sono previste le repliche e la camera di consiglio per decidere sia i tre riti  abbreviati, sia l’eventuale rinvio a giudizio degli altri tre imputati. 

Parte del processo, come responsabili civili il ministero della giustizia e la Asl, mentre sono parte civile tre congiunti del 21enne, assistiti dagli avvocati Giacomo Barelli e Michele Andreano, ovvero la madre e la sorella che vivono in Egitto e il cugino che vive a Roma, col quale Hassan Sharaf non ancora maggiorenne aveva affrontato il viaggio a bordo di un barcone per raggiungere le coste italiane. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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