|
|
Ronciglione – Morte di Maria Sestina Arcuri, la procura generale della corte di cassazione chiede il rigetto del ricorso, il che significherebbe la conferma della condanna di Andrea Landolfi a 22 anni di reclusione per il femminicidio della fidanzata.
Bisognerà invece aspettare forse fino alla tarda serata per la lettura della sentenza dei giudici della cassazione, cui spetta l’ultima parola sul ricorso della difesa contro la sentenza della corte d’appello che a dicembre dell’anno scorso ha ribaltato l’assoluzione di primo grado della corte d’assise del tribunale di Viterbo.
Si è conclusa da poco l’udienza che si tenuta nell’aula prima penale, con la richiesta di rigetto del ricorso presentato dalla difesa di Andrea Landolfi, il pugile e operatore sociosanitario romano di 33 anni che in secondo grado è stato condannato a 22 anni di reclusione.
Per la procura generale è responsabile dell’omicidio volontario della fidanzata 26enne Maria Sestina Arcuri, morta all’ospedale viterbese di Belcolle il 6 febbraio 2019, due giorni dopo essere precipitata dalle scale di casa della nonna del fidanzato, a Ronciglione, la notte tra il 3 e il 4 febbraio, dove la coppia stava trascorrendo il weekend col figlioletto di lui di 5 anni e l’anziana.
Il processo nasce dall’impugnazione della sentenza di secondo grado da parte degli avvocati dell’imputato Serena Gasperini e Daniele Fabrizi, difensori di Landolfi. La difesa ha ribadito davanti ai magistrati la compatibilità delle ferite e delle lesioni mortali, riportate dalla vittima, con una caduta accidentale dalle scale in un tragico incidente domestico.
In caso di rigetto del ricorso, Landolfi, che è a piede libero dalla sentenza di proscioglimento in primo grado del 19 luglio 2021, dopo quasi due anni dietro le sbarre, potrebbe finire nuovamente in carcere stasera stessa.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
