Pilastro – Il parco Peppino Impastato
Viterbo – Parchi pubblici al Pilastro, 3 su quattro sono da sistemare. Bene che va sono sporchi. Peggio, ci sono anche dei graffiti che inneggiano a nazismo e Brigate Rosse.
Pilastro, quartiere popolare, a nord ovest di Viterbo. Storico e multietnico, molte le famiglie, altrettanti i bambini. Qui ci sono scuole, attività commerciali, case popolari, impianti sportivi. Qui, a fine agosto, passa una delle tre minimacchine di Santa Rosa. Una zona che si distribuisce a destra e a sinistra del viale alberato dedicato al sindacalista Bruno Buozzi per estendersi poi fino a Riello, Tangenziale, San Faustino e porta Fiorentina.
Viterbo – Pilastro – Il parco vicino al Riello
I parchi sono 4. Il primo che si incontra, venendo dalla zona dell’ipermercato a ridosso della fermata degli autobus bus Cotral, è una fetta di terra dove la gente porta a passeggio i cani la sera, l’unica cosa che si può fare. L’erba è incolta, ed è il minimo, caratteristica, inoltre, di tutte le aree verdi del quartiere. I giochi per i bambini sono inutilizzabili. Le altalene non ci sono più, resta solo l’accrocco che le reggeva. Lo scivolo per i bambini è pieno di graffiti, due dei quali inneggianti uno all’organizzazione terroristica delle Brigate Rosse, l’altro al nazismo. Stella a cinque punte e croce uncinata. Un parco privo della benché minima segnalazione. Altro tratto che lo accomuna a quasi tutti gli altri. A terra anche un blocco di cemento, in mezzo al passo, inutile e pericoloso. Senza poi considerare le panchine alle quali manca sempre un pezzo, con tanto di signora in equilibrio mentre tenta di rispondere al telefono, e alcuni lampioni per la luce che non funzionano.
Viterbo – Pilastro – Il parco di via Scriattoli
Poco più avanti il parco dedicato a Peppino Impastato, ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978, lo stesso giorno del ritrovamento del corpo del presidente della Democrazia cristiana, Aldo Moro, assassinato appunto dalle Br. Da queste parti, a colpire sono ancora i graffiti, a terra e fatti col gesso. Uno su tutti, “Tua testa come mio cazzo”. Poi una transenna del comune di Viterbo buttata là a caso e senza un apparente motivo, la staccionata rotta e i resti del taglio dei pini lasciati tra l’ingresso del parco e le mura che lo circondano.
Viterbo – Pilastro – Il parco vicino al Riello
Proseguendo oltre, e seguendo il percorso della pista ciclabile che il comune sta facendo con i fondi del Pnrr, ci si imbatte nell’area verde vicino agli impianti sportivi, subito dopo l’incrocio alla fine di viale Bruno Buozzi. Un’area riconoscibilissima per la recinzione di plastica arancione messa lì a protezione del percorso della ciclabile work in progress. All’interno si entra solo nei punti dove la “rete” è caduta o scavalcando, con tanto di persone che mandano a pisciare il cane, facendolo passare invece sotto, alzando prima il “muretto” in plastica. In mezzo, quello che una volta era un parco, ora nell’abbandono. Panchine rotte, altre disarcionate e lasciate lì nel mucchio, giochi inutilizzati e tappetini anticaduta dove è crescita l’erba. A campeggiare, all’esterno, il pannellone dell’opera in corso. Come a dire che “stiamo lavorando per voi”.
Viterbo – Pilastro – Il parco della pista ciclabile
L’unico che si salva un po’, a parte la cartellonistica ridotta male, è il fazzoletto di terra che si trova tra via Ricci, viale Buozzi e via Scriattoli. Ma l’ingresso non invita certo a frequentarlo. Visto che è ostacolato da auto e furgoni. Un parcheggio abusivo. Con la gente che si lamenta, ma nessuno l’ascolta.
Daniele Camilli
Fotogallery: I parchi del Pilastro




