Viterbo – Paziente obesa muore in sala operatoria durante un intervento di bendaggio gastrico, salta l’audizione degli ultimi due testimoni della difesa. È stato rinviato ieri a anno nuovo per fine istruttoria e discussione il processo all’anestesista imputato di omicidio colposo. Avrebbero dovuto essere ascoltati gli ultimi due testimoni della difesa, un collega dell’imputato e la professoressa Raffaella Rinaldi, medico legale di parte, assente quando ci fu il contraddittorio in aula tra gli altri consulenti.
Nei mesi scorsi hanno già testimoniato dottori e infermieri che tra mezzogiorno e le due del pomeriggio del 19 aprile 2017 si sono trovati, a vario titolo, nella sala del blocco operatorio dell’ospedale di Belcolle dove la paziente è deceduta. Vittima una paziente cinquantenne, affetta da una grave forma di obesità, venuta apposta da Roma per operarsi nel reparto d’eccellenza dell’ospedale di Viterbo.
I nuovi legali dell’imputato, lo scorso 28 giugno, hanno presentato al giudice monocratico del tribunale dii Viterbo una memoria di ben 45 pagine, presentando istanza di assoluzione ex articolo 129, mancando secondo loro i presupposti per l’applicazione della norma incriminante, non essendo violate né le linee guida, né le buone pratiche.
Il pm ha sottolineato come la colpa medica possa prescindere dalle buone pratiche e dai protocolli e dipendere ad esempio da una errata valutazione. Richiesta intempestiva per il legale di parte civile Marco Russo. L’unica ad essere d’accordo l’avvocata della Asl, responsabile civile. Il giudice, rinviando a ieri il processo, ha rigettato l’istanza.
L’avvocato di parte civile Marco Russo
Falliti tre tentativi di intubazione. Il dramma è cominciato con tre tentativi non riusciti di intubazione della paziente, una cinquantenne romana affetta da una grave forma di obesità, messi in atto dall’imputato per una ventina di minuti a partire da mezzogiorno. Vista l’impossibilità di portare a termine l’operazione, l’anestesista avrebbe deciso di risvegliare la paziente, rinviando l’intervento, comunque non urgente. A quel punto, verso le 12,30, il chirurgo si sarebbe allontanato dalla sala operatoria. La vittima, durante le pratiche per il risveglio, avrebbe però dimostrato di non ventilare bene e le sarebbe stata apposta una maschera laringea. Sembrerebbe a causa dell’edema della glottide sviluppato durante i tre tentativi di intubazione falliti.
Folla di medici e infermieri attorno alla paziente. Attorno alle 12,50 sarebbe giunto anche il primario di anestesia e rianimazione. Da quel momento, secondo quanto emerso durante l’udienza, l’imputato non avrebbe avuto più alcun ruolo. Attorno alla paziente, in base alla testimonianza di una strumentista, ci sarebbe stata una folla di una decina di persone: un paio di infermieri e tanti medici, tra anestesisti e chirurghi. Il chirurgo che avrebbe dovuto operare la paziente sarebbe tornato anche in sala operatoria, verso le 13,30, allertato tramite messaggio dalla strumentista.
Unica soluzione la tracheotomia. A un certo punto, con la cinquantenne in arresto cardio circolatorio, tentato inutilmente di rianimarla col massaggio cardiaco, sarebbe apparso evidente a tutti che l’unica via per salvare la vita alla paziente sarebbe stata una tracheotomia. In attesa dell’otorino, che era in reparto, avrebbero praticato l’incisione per esporre la trachea il chirurgo a capo dell’equipe che avrebbe dovuto effettuare il bendaggio gastrico e un chirurgo generale in servizio presso una adiacente sala operatoria, secondo la testimonianza di quest’ultimo. Alle 13,46 sarebbe subentrato l’otorino, perfezionando la tracheotomia, impiegando 9 minuti per portare a termine l’intervento. Ma ormai era troppo tardi e la paziente è deceduta.
“Avrebbe dovuto essere effettuata in un minuto”. “Quella tracheotomia d’urgenza avrebbe dovuto essere effettuata in un minuto”, ha detto durante una delle precedenti udienze del processo il consulente della difesa Fabrizio, il professor Fabrizio Fattorini, anestesista e rianimatore, docente della Sapienza e dirigente di una decina di sale operatorie. Ha sottolineato come per un anestesista “non riuscire a intubare è un dramma”. Secondo lui, l’imputato è stato lasciato solo, quando avrebbe avuto bisogno dell’aiuto dei colleghi. “Non c’era stata una valutazione predittiva del rischio, nessuna condizione che potesse far pensare a una intubazione difficile. I tre tentativi fatti sono secondo le linee guida. Così come la mascherina per favorire la ventilazione che non andava bene al risveglio”, ha detto.
“La tracheotomia è competenza di chi la sa fare”. Secondo il professor Fattorini, il primario di anestesia e rianimazione, giunto alle 13,50 in sala operatoria, avrebbe dovuto chiamare subito l’otorino e far intervenire il chirurgo, sottolineando come a otorini e chirurghi spetti effettuare la tracheotomia, ma aggiungendo anche: “Tra anestesista e chirurgo, agisce il chirurgo. Ma la tracheotomia è competenza di chi la sa fare e se c’è una situazione di emergenza deve agire”.
Silvana Cortignani
Articoli: Paziente obesa muore in sala operatoria, no all’assoluzione “immediata” dell’anestesista – Muore in sala operatoria durante bendaggio gastrico, anestesista a processo
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
