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In ritardo all’uscita da scuola, padre si ribella al posto di blocco dei carabinieri…

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Carabinieri - Immagine di repertorio

Carabinieri – Immagine di repertorio

Viterbo – (sil.co.) – In ritardo per l’uscita del figlio da scuola e senza indossare la cintura di sicurezza, il padre incappa in un posto di blocco dei carabinieri e si infila in un mare di guai. È finito in caserma e poi a processo per resistenza a pubblico ufficiale. I fatti risalgono a quattro anni fa. Ieri il verdetto. 

”Dicono che andavo a zig zag, ma in realtà è stato solo che quando li ho visti mi sono reso conto che ero senza cintura e sono corso ad agganciarla mentre guidavo”, si è difeso ieri al processo celebrato davanti al giudice Ilaria Inghilleri.

“Mi sono fermato subito all’alt e ho dato loro i documenti, pregandoli di fare presto perché stavo andando a prendere mio figlio di 7 anni a scuola ed essendo in guerra con la mia ex moglie se non fossi arrivati in tempo ne avrebbe approfittato per farmi passare un guaio”, ha proseguito l’imputato.

“I carabinieri, in tutta risposta. mi hanno detto che dovevano perquisire me e la macchina. Ma non c’era un perché dovessero farlo. Allora li ho implorati di seguirmi fino a scuola e che poi potevano fare di me quello che volevano, anche portarmi in carcere”.

La situazione in breve si sarebbe fatta incandescente per poi precipitare.

“Quando gli ho dato i documenti, hanno detto che avevo l’alito vinoso e che mi avrebbero trattenuto la patente. È vero, lo ammetto, ho allungato le mani per riprenderla. Dicono che ho rifiutato l’alcoltest, ma in realtà non avevano l’apparecchiatura né sull’auto di servizio, né in caserma. Al riguardo ho risposto che non ero ubriaco, ma avevo soltanto bevuto un prosecco con un amico che avevo incontrato al bar. Intanto continuavo a supplicarli di accompagnarmi a scuola”, ha proseguito l’imputato.

Quindi, sollecitato dalla pm, ha ammesso di avere imprecato e avere anche mandato a quel paese i carabinieri.

Li avrebbe anche minacciati di passare alle mani: “Ti do una cinquina”. E avrebbe anche telefonato a qualcuno per dire: “Sono stato picchiato dai carabinieri”. “È che si erano fatti aggressivi, mentre io ero sempre più agitato. Alla fine mi hanno spinto e portato in caserma”, ha riferito al giudice,

L’accusa ha chiesto una condanna a sei mesi di reclusione. Il giudice, sentito il difensore – il quale ha sottolineato come all’imputato non sia stata contestata la guida in stato di ebbrezza  e come il suo unico cruccio fosse fare in tempo a prendere il figlioletto all’uscita da scuola – ha condannato l’imputato a quattro mesi per resistenza a pubblico ufficiale.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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