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“Sgarbi contro Mackinson, l’ennesimo tentativo di mettere a tacere i giornalisti scomodi a danno del diritto dei cittadini ad essere informati”

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Viterbo – “Sgarbi contro Mackinson, l’ennesimo tentativo di mettere a tacere i giornalisti scomodi a danno del diritto dei cittadini ad essere informati”. Il sindacato Fnsi difende il giornalista del Fatto quotidiano Thomas Mackinson che da giorni sta portando avanti un’inchiesta sulle attività a pagamento del sottosegretario ai Beni culturali, sindaco di Arpino e assessore alla Bellezza del comune di Viterbo nell’ambito di conferenze e presentazioni di mostre. Attività che potrebbero essere incompatibili con il ruolo rivestito all’interno del governo di Giorgia Meloni.

Nel frattempo l’Antitrust ha fatto sapere di aver avviato, a seguito di una segnalazione trasmessa dal ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, un’istruttoria nei confronti di Sgarbi ai sensi del regolamento sul conflitto di interessi “per possibili condotte illecite – scrive l’Autorità – in violazione di quanto previsto dalla legge in materia di attività incompatibili con la titolarità di una carica di governo”. Giudizio, quello dell’Autorità garante della concorrenza, da cui dovrebbero dipendere le sorti della presenza di Sgarbi all’interno sia dell’esecutivo Meloni sia della giunta della sindaca Chiara Frontini.


Vittorio Sgarbi contro Thomas Mackinson

Vittorio Sgarbi, il video contro Thomas Mackinson


“La reazione scomposta del sottosegretario Sgarbi – rileva la Federazione nazionale stampa italiana – è solo l’ultimo esempio di una campagna di ‘tiro al cronista’ che non fa onore a un rappresentante delle Istituzioni. Additare il giornalista come nemico e delegittimarlo in pubblica piazza, benché virtuale, è esercizio pericoloso, sempre. Se a farlo è un esponente di governo, ad essere messa a repentaglio è la tenuta stessa del sistema democratico”.

Qualche giorno fa Vittorio Sgarbi, in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook, ha attaccato il cronista accusandolo di scrivere falsità e definendolo più volte “stalker”. Per poi chiudere il suo intervento con un “vaffanculo”.

In difesa di Mackinson anche i colleghi dei comitati di redazione del Fatto e del ilfattoquotidiano.it. “Il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi – scrivono infatti i Cdr del giornale – protagonista dell’inchiesta del Fatto Quotidiano sui cachet d’oro, da giorni accusa il nostro collega Thomas Mackinson di minacce, estorsione e di aver orchestrato nei suoi confronti una ‘campagna con altri fini’. Ha addirittura deciso di rispolverare una vicenda archiviata: una lite tra il nostro collega e il suo ex-editore, risalente a molti anni fa e per la quale Mackinson non è nemmeno mai stato indagato. Sui social Sgarbi ha poi dedicato a Mackinson un lungo video dai toni gravemente minacciosi e diffamatori”.


Thomas Mackinson

Il giornalista Thomas Mackinson


I Comitati di redazione e le assemblee dei giornalisti del Fatto quotidiano e del ilfattoquotidiano.it “condannano con forza il tentativo inaccettabile di intimorire il collega Thomas Mackinson, ‘reo’ di aver pubblicato una notizia di chiaro interesse pubblico, che riguarda un esponente dell’attuale governo. Riteniamo altrettanto intollerabile – conclude la nota – che questa campagna denigratoria a danno di un cronista abbia trovato spazio sulla prima pagina de Il Giornale, quotidiano che abbiamo in passato conosciuto per il cosiddetto “metodo Boffo” e che si è prestato a una operazione che costituisce un pericoloso precedente per la libertà di stampa e per il ruolo dell’informazione nel nostro Paese”.

“Thomas Mackinson – fanno sapere infine i legali del Fatto quotidiano – non è mai stato iscritto nel registro degli indagati per estorsione, come si desume dal 335 a sue mani, che ha legittimato a querela per diffamazione, fatta da lui e che ha dato origine a un procedimento che è ancora contro ignoti”.

Daniele Camilli


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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