Il tribunale di Viterbo – Veduta dall’alto
Acquapendente – Sicuri di avere estinto il debito ceduto dalla banca a una società, si ritrovano con la casa venduta all’asta per circa 18mila euro e il mutuo da pagare. È successo lo scorso 20 settembre a una coppia di cinquantenni di Acquapendente che, pensando a un errore del tribunale a fronte di un provvedimento di estinzione, si è rivolta all’avvocato Vincenzo Dionisi, il quale ha scoperto che si trattava di una truffa. La vicenda è sfociata in due denunce querele, a carico di un “commercialista”, la prima in procura e la seconda presso i carabinieri di Acquapendente.
“Loro se ne sono accorti leggendo il sito delle aste immobiliari del tribunale di Viterbo e ne sono rimasti stupiti perché avevano un provvedimento del tribunale di Viterbo, che poi si è rivelato falso, che dichiarava l’estinzione della procedura esecutiva a loro carico per avere pagato il debito”, spiega il legale.
All’asta è finito un villino in campagna non lontano dal centro abitato di Acquapendente.
L’avvocato Vincenzo Dionisi
“Il debito – prosegue Dionisi – pensavano di averlo pagato a seguito di transazione fatta da un consulente fiscale, con studio presso un caf sindacale di Roma, al quale inviavano i soldi che lui affermava di versare alla creditrice. Invece falsa era la transazione e falsi erano i pagamenti alla creditrice. In poche parole si è intascato la somma dicendo loro che faceva i versamenti rateali concordati falsamente”.
Il 28 luglio 2021 il consulente avrebbe inviato alla coppia un messaggio Whatsapp, comunicando che aveva transatto il debito nella misura
di 12.500 euro da versarsi in sei rate, facendosi inviare, il 12 aprile 2022, quelli che dovevano essere gli ultimi 2500 euro, senza però inviare loro in alcuna documentazione attestante l’estinzione del debito e della procedura esecutiva sulla casa. Dopo due comunicazioni del tribunale per l’espletamento dell’asta, a settembre e novembre 2022, il professionista avrebbe rassicurato la coppia, col dire che doveva trattarsi di un errore del tribunale.
Il 29 maggio 2023, il consuelente ha inviato alla coppia una mail contenente un provvedimento emesso dal tribunale di Viterbo in data 22 maggio 2023 con il quale si disponeva la cancellazione dell’immobile dalla procedura asta telematiche. Lo scorso 13 giugno, invece, un documento con intestazione tribunale di Viterbo con scritto nel corpo del testo vi era scritto che la società cui la banca aveva ceduto il credito depositava istanza di chiusura della procedura esecutiva. Lo scorso 18 luglio, infine, un’ultima mail contenente un provvedimento del tribunale di Viterbo datato 13 luglio 2023 con il quale si dichiarava che la procedura esecutiva era stata dichiarata estinta”.
“Non appena mi hanno mostrato il provvedimento di estinzione, ho subito nutrito dubbi, inviando la mia nomina a difensore nel fascicolo telematico della procedura esecutiva del tribunale di Viterbo. Il 25 settembre, ho ricevuto l’autorizzazione ad accedere la fascicolo telematico, scoprendo che l’atto che mi avevano esibito e mostrato era inesistente e falso”.
Alla coppia non è rimasto che depositare una prima denuncia, il 27 settembre, alla procura della repubblica del tribunale di Viterbo.
“Per non farlo insospettire, la signora ha continuato ad avere contatti con il consulente, acquisendo così altri documenti falsi, tanto è vero che in data 21 ottobre abbiamo depositato una seconda denuncia, stavolta presso i carabinieri di Acquapendente. Nel frattempo ho scoperto la truffa ai loro danni, individuando documenti falsi con l’intestazione del tribunale di Viterbo e di Pescara”, sottolinea l’avvocato, ringraziando a nome suo e dei suoi assistiti la cancelleria dell’esecuzione immobiliare e la procura di Viterbo, “a disposizione per ogni attività, avendo compreso il dramma dei miei clienti”.
Risale allo scorso 10 ottobre un messaggio Whatsapp in cui arrivano nuove rassicurazioni alla coppia: “Buongiorno in merito al dispositivo di opposizione al tribunale di Pescara, il giudice firmerà il blocco all’esecuzione il dispositivo e tutta la documentazione mi sarà inviata nella giornata di oggi e quindi io domani vi posso inviare il tutto”. Il 20 ottobre l’ennesimo falso, una presunta pec del 16 ottobre del tribunale di Viterbo: “Si accoglie sospensiva aggiudicazione immobile, come disposto dal tribunale di Pescara; si invia il presente dispositivo agli uffici di competenza ed al tribunale di Pescara per ratifica del dispositivo”. Quindi, lo stesso giorno, un ultimo messaggio Whatsapp: “La prossima settimana chiedo copia di convalida della sospensiva e dopo vi consegno tutto così possiamo contattare anche il potenziale acquirente”.
“In pratica – dice ancora Dionisi – sarebbero stati redatti da parte del soggetto denunciato degli atti falsi utilizzando le intestazioni dei tribunali di Viterbo e di Pescara, indicando nomi di professionisti che non sanno nulla, apponendo le firme false dei miei clienti. Ha ingannato loro che erano certi che la procedura era estinta, mentre il 20 settembre la casa è andata all’asta e loro si ritrovano con un mutuo da pagare su una casa venduta, con il debito non pagato e con i rischio di nuove procedure esecutive”.
“Oltre alla coppia – conclude il legale – sono parti offese, in questa vicenda, anche il tribunale di Viterbo e il tribunale di Pescara nonché i professionisti indicati, che non sapevano nulla di tutto ciò”.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

