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“Un uragano di emozioni per mia madre e le sue compagne rientrare nell’ex orfanotrofio Stefani Lepori”

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Civita Castellana – “Un uragano di emozioni per mia madre e le sue compagne rientrare nell’ex orfanotrofio Stefani Lepori”. Gloria Sanna descrive così la commozione nel varcare la soglia dell’orfanotrofio Stefani Lepori, in via Panico a Civita Castellana. Per lei una prima visita. Per sua madre un ritorno al passato. Perché qui molte bambine, tra cui la mamma di Gloria, hanno trascorso l’infanzia, sono cresciute e diventate adulte.


Civita Castellana - Ex collegiali rientrano nell'ex orfanotrofio Stefano Lepori

Civita Castellana – Ex collegiali rientrano nell’ex orfanotrofio Stefani Lepori


L’ex orfanotrofio Stefani Lepori, conosciuto anche come Palazzo Soderini, è l’edificio che ha ospitato dal 1702, anno di fondazione, al 1986, quello della chiusura, bambine e ragazze in difficoltà. A essere accolte coloro che non avevano genitori o che avevano dei problemi famigliari. Una sorta di collegio femminile o anche casa famiglia, gestita dalle suore Pie Venerine.

Il palazzo è attualmente chiuso, abbandonato e in disuso. Lunedì mattina, il 6 novembre, le sue stanze però sono state nuovamente riaperte. Un gruppo di 13 ex collegiali si è riunito e ha visitato nuovamente quegli spazi, ripercorrendo un passato che ancora emoziona. Una giornata, tra i ricordi, che ha preso il via dall’iniziativa di Gloria Sanna, la figlia di una delle signore cresciute nella struttura. Per aiutare sua madre a realizzare un desiderio: rivedere le sue compagne e i luoghi di un tempo.


Civita Castellana - Ex collegiali rientrano nell'ex orfanotrofio Stefano Lepori

Civita Castellana – Ex collegiali rientrano nell’ex orfanotrofio Stefani Lepori


“Piano piano siamo riuscite a contattare diverse signore che hanno vissuto la loro infanzia nell’istituto – spiega Gloria -. L’iniziativa è partita da me e mia madre e poi si è creata una sorte di rete. Alla fine siamo riuscite a far incontrare 13 ex ospiti. Il palazzo era una sorta di collegio femminile dove venivano accolte le bambine, dall’età di 3 anni, che avevano la mancanza di entrambi i genitori o erano orfane di uno dei due o avevano alle spalle famiglie con difficoltà. La maggior parte di loro è rimasta fino ai 18 anni, ma alcune sono uscite dalla struttura anche verso i vent’anni”.

Un luogo dove ci si aiutava a vicenda e dove si sono creati legami che resistono allo scorrere del tempo. “Alcune di queste giovani, una volta più grandine, si occupavano anche delle più piccoline – spiega Gloria -. Si supportavano a vicenda nelle attività quotidiane. Per questo motivo sono molto legate tra loro, per quel forte rapporto che nasceva con chi accudivi e con chi ti accudiva”.

La visita nei giorni scorsi. E dopo tanti anni è stato un vero e proprio tuffo nel passato. “Prima di entrare c’è stata esitazione mista ad emozione. I loro occhi erano lucidi. Sapevano di incontrare il proprio passato dopo tanti anni. Era come rientrare nella loro casa famigliare. Molte di loro hanno vissuto situazioni complesse e difficili, magari hanno passato anche giorni al freddo e mangiando il minimo indispensabile. Ma nessuna di loro si è lamentata del proprio passato – racconta Gloria -. Sono state tutte felici di condividere i propri ricordi. Per loro è magari un luogo dove mancava l’affetto dei genitori, ma rivedere quelle stanze non le ha rattristato. Tutte hanno un bel ricordo”.


Civita Castellana - Ex collegiali rientrano nell'ex orfanotrofio Stefano Lepori

Civita Castellana – Ex collegiali rientrano nell’ex orfanotrofio Stefani Lepori


L’ex orfanotrofio Stefani Lepori oggi è in disuso, abbandonato. “Sembra una casa fantasma all’interno – continua Gloria -. In alcune stanze si possono trovare anche piatti, utensili lasciati da una parte. Ma per queste signore ogni stanza aveva un’anima. Si muovevano tra gli spazi con grande consapevolezza, indicando l’una all’altra qualcosa che riportava alla mente un ricordo. Per me è stato difficile orientarmi tra le varie stanze. Loro invece sembravano non incontrare nessuna difficoltà. Una volta entrate nello stabile, è sembrato ricrearsi un clima convivale come se ci fosse una scolaresca in visita. È stata una bellissima condivisione di aneddoti e testimonianze. Un uragano di emozioni e di ricordi. Le stanze erano vuote ma loro vedevano oggetti e momenti trascorsi. Dettagliatamente ricordavano tutto”.

L’edificio è di tre piani. Nella parte bassa si trovano le cucine e la dispensa. Al secondo piano una chiesetta e la stanza in cui ricamare o fare dei lavoretti. All’ultimo piano le stanze e i bagni. Fuori un giardino, con un lavatoio. Quest’ultimo però non è stato accessibile durante la visita.

“Mia madre era molto emozionata, nel rivivere l’entrata nello stabile e nel farlo con le sue ex compagne. È stata tanta la gioia. Poi è subentrato anche un po’ di dispiacere nel vedere questo posto in stato di abbandono”, racconta Gloria.

“Anche per me – confida Gloria – è stata una giornata emozionante. Mia mamma mi ha raccontato negli anni come ha vissuto in questo collegio. Una vita scandita da una routine condivisa, dalla messa alle 6 di mattina ai pomeriggi passati a ricamare. Spesso, anche nel crescere, ho provato tenerezza nell’immaginare queste bambine e i loro momenti più intimi. Ieri le ho viste grandi e dal vivo, ma nei loro occhi e nei loro gesti rivedevo le bambine di un tempo. Non nego che è stato emozionante anche per me. Ho dovuto trattenere le lacrime. Ho cercato di stare tra loro, in maniera discreta, per captare quanto più possibile le loro impressioni e i loro commenti”.

Ad accompagnare il gruppo anche i famigliari. C’erano mariti, figli. Per condividere insieme i ricordi. Alcune ex collegiali oggi vivono in provincia, chi a Gallese, Canepina, Graffignano, Caprarola. Ma c’è anche chi risiede fuori, come in Puglia. A esserci la speranza di vedersi tutte ancora una volta, magari con un altro successivo incontro.

Maurizia Marcoaldi


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