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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “L’omicidio nel carcere di Viterbo di un giovane detenuto strangolato dal compagno di cella è l’ennesima tragedia che fa salire a 152 il numero dei decessi negli istituti penitenziari italiani, dall’inizio dell’anno, di cui 67 suicidi e 86 per “altre cause” (molte ancora da accertare) tra le quali l’omicidio come questo. Il nostro grido d’allarme sulla situazione del sistema carcerario anche nel 2023 non ha trovato risposte istituzionali e politiche”. Così Aldo Di Giacomo, segretario generale del Spp, sindacato polizia penitenziaria, aggiungendo che “in attesa della ricostruzione dei fatti ad opera del magistrato, l’omicidio registra intanto il difficile clima di convivenza tra detenuti italiani e stranieri e l’impossibilità da parte del personale penitenziario di intervento a prevenzione. I litigi e le aggressioni tra detenuti sono purtroppo all’ordine del giorno e senza personale adeguato addetto alla vigilanza e senza personale specializzato, in primo luogo psicologi e mediatori culturali, non si è in grado di agire. Le carceri sono diventate ring per regolamenti dei conti, affermare supremazia e comando tra la popolazione carceraria e per aggredire il personale.
Nei primi undici mesi del 2023 sono state ben 1612 le aggressioni di detenuti ai danni di operatori del corpo di polizia penitenziaria secondo i dati censiti dall’ufficio attività ispettiva e di controllo del capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap). Gli istituti – continua Di Giacomo -, sono ormai luoghi a rischio di incolumità personale per chi lavora e per chi è detenuto perché lo Stato ha abdicato alla sua funzione istituzionale di tutela del personale e di quanti sono in custodia.
Noi continuiamo a sostenere che serve un “segnale forte” per cominciare ad affrontare la più grave situazione di emergenza del sistema penitenziario che si sia mai registrata prima nel nostro paese. Non sarà certo il clima natalizio a rasserenare una situazione che da troppo tempo è insostenibile con i nostri colleghi che tutti i giorni mettono a rischio la propria vita tanto più che lo scontro con lo stato si è “alzato” con la criminalità organizzata a marcare il suo “comando”. Purtroppo, l’amministrazione penitenziaria dimostra tutta la sua incapacità e la politica non è in grado di reagire, accrescendo i sentimenti di delusione per le aspettative innescate con il nuovo governo e la frustrazione del personale. Sembrava che il decreto sicurezza approvato di recente dal governo, in particolare con l’introduzione di un nuovo reato che punisce chi organizza o partecipa una rivolta in un carcere con atti di violenza, minaccia o con altre condotte pericolose, avesse potuto dare una prima inversione di tendenza. Invece – aggiunge Di Giacomo – l’amministrazione penitenziaria somiglia al gambero che fa un passo avanti e subito dopo due indietro.
Aldo Di Giacomo
Segretario generale SPP
