Viterbo – (sil.co.) – Furbetti del cartellino, processo prescritto martedì 12 dicembre per gli otto indagati rinviati a giudizio il 10 dicembre 2019, lo stesso giorno in cui altri due imputati hanno patteggiato e per un altra la vicenda si chiuse già allora con la prescrizione, mentre la Asl di Viterbo si costituì parte civile.
Tra gli imputati spiccava la dottoressa Tiziana Riscaldati, 66 anni, originaria di Acquapendente, ex dirigente del servizio di medicina trasfusionale di Belcolle, difesa dall’avvocato Manlio Morcella del foro di Terni. Gli altri per cui la vicenda, a distanza di quasi sette anni, si è conclusa con un non luogo a procedere per estinzione in seguito a intervenuta prescrizione sono Teresa De Siena, Maurizio Trenta, Raffaele Pellecchia, Maria Rita Guitarrini, Rosaria Amato, Laura Taschini e Luana Benedetti.
Si è chiuso così, la settimana scorsa, il seguito giudiziario della maxinchiesta del sostituto procuratore Paola Conti sui dipendenti del servizio di medicina trasfusionale di Belcolle, sfociata all’alba del 31 gennaio 2017 nella notifica degli avvisi di fine indagine e di una misura cautelare di sospensione dal servizio, consegnati dalla guardia di finanza a ben 23 indagati, a vario titolo, per falso e truffa ai danni dello stato.
Dodici tra medici e infermieri secondo l’accusa avevano gonfiato i propri stipendi – ma la pensano diversamente i difensori – per un importo complessivo di un milione e 300mila euro nell’arco di cinque anni. Le principali irregolarità avrebbero invece riguardato le timbrature dei cartellini.
Tra i difensori gli avvocati Manlio Morcella, Giovanni Labate, Luigi Sini e Alessandro Vettori. Secondo l’avvocato Morcella, battagliero difensore dell’operato della Riscaldati, le cose non stanno come dedotto dagli investigatori. La dirigente, come si ricorderà, fu sospesa dal lavoro il 27 gennaio 2017 e licenziata senza preavviso il successivo 31 marzo perché, secondo la procura, pur non tenuta all’orario di lavoro perché dirigente, avrebbe utilizzato il badge “per attestare la presenza sul posto di lavoro per ottenere un vantaggio economico in maniera fraudolenta”.
Nel 2020, poco prima che l’emergenza Covid costringesse a un brusco stop anche l’attività dei tribunali, il gup Rita Cialoni accolse le richieste di patteggiamento della caposala 53enne Stefania Gemini e dell’impiegato 60enne Renato Mastrocola, condannati rispettivamente a un anno e otto mesi e a otto mesi di reclusione con sospensione della pena.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.