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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Le vediamo un po’ ovunque, prima di Natale, disseminate nei centri commerciali o nelle strade dello shopping, le rosse cassette dove riporre le letterine dei bambini a Babbo Natale. È ormai moda diffusa invitare i bambini a questo rito natalizio.
Passando accanto ad una di queste postazioni mi ha balenato un pensiero che via via ha preso corpo e si è andato sviluppando, quello di fare un confronto tra le letterine a Babbo Natale con quelle che qualche decennio addietro scrivevamo a Gesù Bambino. Quale abissale differenza! Ad incominciare dalla carta che sceglievamo, abbellita da una rappresentazione idealizzata della Natività e luccicante di miriadi di brillantini. Su quelle quattro pagine, segnate da leggere linee tracciate per agevolare una bella calligrafia, esprimevamo il nostro ingenuo ma sincero amore per i genitori e gli altri parenti che affollavano la tavola della cena della Vigilia e il proposito di essere più buoni e rispettosi nei loro confronti. Infine, una preghiera a Gesù Bambino perché portasse amore, gioia e salute a tutta la famiglia.
Espressioni di una sincerità sconcertante, non certo finalizzate alla mancetta che sapevamo non sarebbe mancata alla fine della lettura.
E le odierne letterine a Babbo Natale? Scritte su un foglio qualsiasi, magari strappato da un quadernone, e così diverse nel contenuto! Da quelle frasi non traspaiono affetti e sentimenti, non promesse di impegno per migliorare se stessi, ma solo richieste e pretese. Letterine scritte da bambini fredde come lo possono essere liste di ordini commerciali!
Ma siamo sicuri che i nostri figli, già strapieni di tutto, è quello che vogliono?
Don Mario Brizi
