Sara De Luca, Antonio Biagioli e Marco Nati
Viterbo – “Stabilizzazione della manodopera, problema abitativo, trasporti, confronto sindacale direttamente all’interno delle aziende, permesso retribuito per le festività non cattoliche e azioni a tutela delle vittime di molestie sessuali sui luoghi di lavoro”. Sono soltanto alcune delle proposte che i sindacati Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil hanno presentato alle organizzazioni datoriali, Coldiretti, Cia e Confagricoltura, in vista del rinnovo del contratto provinciale dei lavoratori agricoli in provincia di Viterbo.
La presentazione questa mattina nella sala consiliare di palazzo dei Priori. Al tavolo i segretari generali di Flai-Cgil, Fai-Cisl, Uila-Uil, rispettivamente Marco Nati, Sara De Luca e Antonio Biagioli.
Massimiliano Venanzi
In sala ci sono anche Lorenzo Roesel della Fai-Cisl nazionale e il segretario organizzativo della Flai-Cgil Massimiliano Venanzi.
“Una proposta, quella dei sindacati – hanno sottolineato i segretari generali – che per la prima volta verrà presentata direttamente ai lavoratori nel corso di assemblee all’interno delle aziende agricole del territorio“.
“Una piattaforma – hanno aggiunto Nati, De Luca e Biagioli – che per la prima volta punta a legare insieme tessuto produttivo e tessuto urbano, agricoltura e società. Una proposta che presentiamo nella sala del consiglio comunale perché sui temi che proponiamo vogliamo coinvolgere anche la città e il territorio della Tuscia”.
“Quella di Viterbo – ha poi sottolineato Roesel – è la prima provincia del Lazio ad aver presentato la piattaforma per il rinnovo del contratto provinciale agricolo e tra le prime in Italia”.
Il tavolo per i negoziati con le organizzazioni datoriali è stato aperto ieri. “Speriamo che si chiuda rapidamente – proseguono i sindacalisti di Flai, Fai e Uila – per dare risposta immediata alle esigenze dei lavoratori”.
“Una conferenza stampa, quella di oggi – hanno sottolineato inoltre i sindacati – cui era stata invitata anche la sindaca Chiara Frontini. Un’assenza, la sua, che ci lascia un po’ perplessi, considerando che i lavoratori agricoli e le imprese agricole del territorio svolgono un ruolo fondamentale in termini di crescita e di sviluppo“.
Lorenzo Roesel
Sono oltre 7000 gli operai agricoli della Tuscia, di cui circa 1500 solo a Viterbo. Il 70% sono lavoratori originari di paesi stranieri che vivono da anni in Italia e nel Viterbese. 2000 le aziende agricole, di queste 200 si trovano nel comune della città dei Papi, alcune delle quali con un’estensione territoriale di 600 ettari e 200 lavoratori.
“La proposta che abbiamo elaborato – hanno continuato Nati, De Luca e Biagioli – è frutto di una forte unione e sinergia tra sindacati e punta a legare insieme, per la prima volta nella Tuscia, condizione lavorativa e condizione sociale dei braccianti. Operai che lavorano nelle aziende e che vivono in città. Una piattaforma che viaggia su due binari paralleli, ma convergenti. Da un lato il lavoro e la vita in azienda. In tal senso chiediamo aumenti salariali del 5% per permettere agli operai di recuperare il potere d’acquisto dei salari. Chiediamo poi la contrattazione aziendale, cioè di discutere le questioni lavorative, dalla sicurezza alla rappresentanza sindacale, direttamente in azienda. In più, Azioni a tutela delle vittime di molestie sessuali sui luoghi di lavoro, permessi per le festività e le funzioni religiose non cattoliche, la stabilizzazione degli operai lungo tutto l’arco dell’anno, contributi per i funerali e il rimpatrio della salma“.
“Sul fronte della condizione sociale del lavoratore – concludono infine Marco Nati, Sara De Luca e Antonio Biagioli -, proponiamo, attraverso l’ente bilaterale e il collocamento, di creare vere e proprie piattaforme per l’incontro domanda e offerta di lavoro, così come un bonus psicologico per gli operai per permettere ai lavoratori di affrontare vicende esistenziali difficili da gestire in solitudine, come la lontananza da famiglie e figli o situazioni che si possono venire a creare a contatto con le aziende e il tessuto urbano e sociale in cui vivono. Infine chiediamo alle istituzioni di aprire un tavolo di confronto su due aspetti. Il primo, quello dei trasporti. È arrivato il momento che le aziende di trasporto locale, a partire dalla Francigena, raggiungano con le loro linee i luoghi di lavoro. Non è più pensabile che gli operai agricoli debbano farsi chilometri e chilometri a piedi o in bicicletta per andare a lavorare. È arrivato il momento che gli autobus arrivino anche a Castel d’Asso. Dopodichè chiediamo di aprire un altro tavolo di confronto sulla condizione abitativa. Perché anche qui è ora di dire basta a proprietari di casa che non affittano agli ‘stranieri’ o che, quando lo fanno, le condizioni di vita sono a dir poco pessime”.
Daniele Camilli
LA PROPOSTA DEI SINDACATI FLAI-CGIL, FAI-CISL E UILA-UIL PER IL RINNOVO DEL CONTRATTO PROVINCIALE DEI BRACCIANTI
Premessa
La condizione dei braccianti della Tuscia in questi ultimi anni ha vissuto trasformazioni profonde e strutturali che richiedono risposte adeguate e capaci di contribuire al consolidamento lavorativo e urbano della forza lavoro che rappresentano nel contesto economico della provincia di Viterbo. Risposte che il contratto provinciale di lavoro deve essere in grado di dare sia sul piano salariale sia su quello sociale, ponendo altresì le basi per un confronto con le istituzioni che vada anche al di là del contratto stesso avviando un percorso capace di porre le organizzazioni sindacali datoriali e dei lavoratori al centro di un processo che, attraverso appositi tavoli istituzionali, affronti temi e istanze legate al mondo del lavoro bracciantile al di fuori delle aziende agricole.
La provincia di Viterbo è uno dei fiori all’occhiello, se non addirittura il fiore all’occhiello dell’agricola della regione Lazio.
L’agricoltura rappresenta un punto di riferimento assoluto dell’economia viterbese, tanto che la Tuscia si può considerare come leader nel campo dell’agricoltura del Lazio e fra le più importanti province per produttività, redditività e competitività.
Il tasso di occupazione nel settore è elevato. 129 addetti per 1000 abitanti. Un vero e proprio record, se si tiene conto che nel Lazio gli addetti risultano 37/1000 e sul tutto il territorio nazionale 64/1000. Inoltre, oltre il 50% della popolazione residente vive in campagna.
Con oltre 195 mila ettari Viterbo è poi la prima provincia del Lazio per dimensione complessiva della superficie agricola utilizzata (Sau). Il 54% del suolo disponibile e’ utilizzato a fini produttivi agricoli, a fronte del 37% dell’intera regione.
A Viterbo sono disponibili 61 ettari di Sau per ogni 1000 cittadini residenti, contro una media di appena 11 ettari per il Lazio nel suo complesso.
A Viterbo, fra l’altro, c’è una minore incidenza di prati e di Pascoli permanenti, l’11% contro una media regionale del 30%. Di contro è più elevata la quota di seminativi sul totale della Sau, 69% contro il 50% regionale.
Dopodiche’, le caratteristiche morfologiche e pedoclimatiche del territorio viterbese risultano tali da favorire un sistema agricolto molto diversificato, dove si riscontra la presenza di una notevole varietà di produzioni vegetali e zootecniche, praticate sia con il modello dell’agricoltura moderna e tecnologicamente avanzata, sia con criteri estensivi e tradizionali.
L’operosità degli agricoltori viterbesi è testimoniata dai numeri. Nella provincia di Viterbo sono attive oltre 20.700 aziende agricole, corrispondenti al 21% del totale regionale con 195 mila ettari di superficie agricola utilizzata, pari al 31% della superficie dell’intera regione Lazio.
Uno dei punti di forza del sistema agricolo viterbese è il buon assetto strutturale. La dimensione media delle aziende, espressa in Sau, supera il dato regionale del 46%.
Il numero di aziende agricole che dispongono di oltre 20 ettari di Sau è del 10,5% a Viterbo, un indice ben più elevato rispetto sia al dato regionale (5,5%) che a quello nazionale (8,2%).
Un dato interessante è quello relativo alla maggiore diffusione in provincia di Viterbo delle imprese agricole gestiste in forma di società. Le società agricole rappresentano infatti il 19,8% del totale, contro una media del 15,6% del dato regionale.
La migliore struttura fisica delle aziende agricole viterbesi si riflette poi sulla dimensione economica. Il valore medio della produzione si attesta infatti, a Viterbo, attorno a 35.500 euro per anno, più elevato del 46% rispetto al dato regionale e del 20% rispetto a quello nazionale.
Grazie a tali caratteristiche strutturali, l’agricoltura della Tuscia presenta una prevalenza di aziende professionali e con spiccato orientamento al mercato, come dimostra anche il dato relativo alla ridotta diffusione del fenomeno dell’autoconsumo. Il 54,4% delle aziende agricole del Lazio producono esclusivamente per autoconsumo della famiglia. In provincia di Viterbo sono soltanto il 34%.
La varietà della produzione agricola rappresenta una caratteristica dell’agricoltura della Tuscia. I più importanti segmenti agricoli sono tutti rappresentati e tutti con una massa critica economica consistente. La Tuscia è inoltre un territorio che esprime colture di alto livello qualitativo con situazioni di leadership a livello nazionale e internazionale, come ad esempio nel campo della frutta fresca con nocciole e castagne.
In provincia di Viterbo, 17.700 ettari sono destinati a impianti corilicoli (25% del totale nazionale), i quali garantiscono una produzione di circa 500 mila quintali con una quota produttiva pari a poco meno del 40% di quella italiana. Viterbo è infatti leader nazionale della produzione del nocciolo, seguita da Messina e da Avellino.
L’olivicoltura rappresenta un ulteriore punto di riferimento dell’agricoltura della Tuscia. Oltre 13 mila aziende sfruttano più di 13.600 ettari di oliveti, pari al 7% dell’intera Sau provinciale. La produzione agricola, oltre che ricca, raggiunge poi in molti settori elevati standard di qualità con tutele e certificazioni nazionali e internazionali, come Dop e Igp.
La zootecnia è praticata dal 10% delle aziende agricole, contro il 15% a livello regionale. Il minor tasso di attività zootecnica è compensato dalle dimensioni delle aziende che risultano di medie e grandi dimensioni, orientate al mercato, in particolare nei settori dell’ allevamento ovino, avicolo e bovino da latte e da carne.
La filiera ovina è l’attività zootecnica più diffusa, con oltre 290 mila capi, pari al 49% dell’intera consistenza regionale. Ogni gregge è composto in media da 313 pecore, a fronte di una dimensione media regionale di 183 capi. Anche gli allevamenti bovini sono più grandi rispetto al dato complessivo della regione. La consistenza media di una stalla a Viterbo e di 46 Uba (unità di bovino adulto), a fronte di soli 27 Uba per il Lazio nel suo complesso.
Il valore medio della produzione ottenuta annualmente da ciascun addetto a tempo pieno in agricoltura è di 76 mila euro a Viterbo e supera del 63% il dato medio regionale e del 48% quello nazionale. In media ogni addetto all’agricoltura di Viterbo lavora 19,7 ettari di Sau, contro un dato medio regionale che è di 12,2 ettari. Anche negli allevamenti la produttività del lavoro è superiore, visto che a Viterbo ogni operatore zootecnico governa 37 Uba, vale a dire il 40% in più rispetto alla media regionale.
Tra l’altro, va ricordato come gli agricoltori viterbesi hanno una più spiccata propensione verso l’aggregazione e il ricorso a norme di organizzazione economica della produzione agricola. Il 50,2% delle aziende agricole attive in provincia di Viterbo commercializza la produzione tramite organismi associativi, ossia la cooperazione e le organizzazioni di produttori. Una quota ben più elevata rispetto al dato regionale (30,7%) e nazionale (31,5%).
Un ulteriore significativo indicatore dell’efficienza del settore agricolo viterbese è rappresentato dalla capacità di aderire con successo all’offerta pubblica di finanziamenti nel settore agricolo e zootecnico come dimostrano i report regionali che segnalano l’efficienza degli operatori viterbesi sotto il profilo del numero di domande presentate, dei progetti realizzati e delle risorse finanziarie pubbliche intercettate.
A fronte di questi dati appena elencati, i braccianti in provincia di Viterbo, secondo report dei sindacati dei lavoratori, sono circa 9 mila, di cui la metà è straniera. All’interno di quest’ultima, inoltre, il grosso della forza lavoro è completata da un bracciantato agricolo proveniente in particolar modo dalle aree centro e nord africane, così come dell’India, del Pakistan e del Bangladesh. Una forza lavoro che, contrariamente al passato, si è ampiamente stabilizzata nella Tuscia e in diversi casi è già arrivata alla cosiddetta seconda generazione, con figlie e figli che frequentano le scuole, altri familiari impiegati nei settori dell’edilizia e del terziario, centri culturali e religiosi cui fanno riferimento, attività commerciali che aprono nel capoluogo della Tuscia e non solo. Insomma, una forza lavoro pienamente inserita nel contesto dei centri urbani della provincia, a partire dal capoluogo nelle cui campagne si stima lavorino almeno un migliaio di braccianti agricoli di cui l’80-90 è straniero. Operai agricoli dove prevalgono le componenti nigeriana e musulmana. Operai agricoli che hanno ampiamente sostituito la presenza di lavoratori provenienti dall’est Europa, un tempo prevalenti, anche in termini di specializzazione, purtroppo, in molti casi, non riconosciuta al momento dell’assunzione. Stranieri che, per quanto riguarda sempre la città di Viterbo, rappresentano oggi una percentuale molto elevata della popolazione del centro storico, caratterizzando interi quartieri definibili ormai come quartieri popolari e operai nonostante il contesto in cui vivono non risponde affatto ai loro bisogni, concentrandosi quasi esclusivamente su istanze turistiche.
Forza lavoro che, pienamente inserita nel contesto urbano e lavorativo della Tuscia, chiede certezze occupazionali, stabilità e, in tal modo, la possibilità di radicarsi nel tessuto sociale in cui vive, garantita in questo da contratti di lavoro a tempo indeterminato.
Il 94% dei lavoratori agricoli è oggi, invece, a tempo determinato, stagionali. Tra questi l’insieme dei lavoratori in condizione di sofferenza occupazionale si attesta attorno alle 5200 unità. Lavoratori che talvolta non hanno né contratto né una remunerazione corrispondente alle norme.
Dinanzi a questi dati e alle contraddizioni sociali che un contesto lavorativo simile possono determinare, così come ad un tessuto imprenditoriale in crescita – fermo restando le difficoltà che esso incontra con la grande distribuzione e che trova le organizzazioni sindacali con esso solidale e pronte ad intraprendere azioni comuni – risulta fondamentale la stabilizzazione degli operai agricoli con contratti a tempo determinato che garantiscano l’occupazione durante tutto il corso dell’anno attraverso accordi tra sindacati e organizzazioni di categoria in grado di sviluppare percorsi occupazionali capaci di beneficiare della conformazione agricola del territorio provinciale. Si potrebbe infatti immaginare un accordo quadro tra le diverse forze in campo mediante il quale un bracciante agricolo possa passare da un impiego all’altro a seconda delle stagioni e dei raccolti che le caratterizzano. Pertanto un lavoratore agricolo, tenuto conto della sua qualifica, può lavorare nell’abito dell’ortofrutta in estate, così come alla raccolta delle olive nel periodo autunnale e via dicendo per tutte le altre stagioni nell’arco dell’intero anno.
È inoltre altrettanto fondamentale, nell’ottica della stabilizzazione degli operai agricoli e di una migliore qualità della vita, che le organizzazioni sindacali e datoriali si impegnino reciprocamente a sollecitare le istituzioni, a partire dalla prefettura del territorio, per avviare un percorso che garantisca ai lavoratori la presenza del trasporto pubblico locale presso i luoghi di lavoro, evitando così che un operaio agricolo debba raggiungerli con mezzi di fortuna o fare investimenti, destinando parte del proprio salario a quest’ultimi, che potrebbe invece dirigere altrove. È arrivato infatti il momento di superare tutte le difficoltà che di volta in volta le società di trasporto pubblico locale manifestano, per lasciare successivamente cadere il discorso senza garantire quello che è, ne’ più ne’ meno, che un diritto dei lavoratori. Il diritto di raggiungere il posto di lavoro con i mezzi pubblici. A partire, anche come fase sperimentale, dal capoluogo della provincia di Viterbo.
Sempre nell’ottica della stabilizzazione degli operai agricoli della Tuscia e di una migliore qualità della vita, le organizzazioni sindacali e datoriali si devono impegnare a sollecitare la convocazione di un tavolo, presso le istituzioni, a partire dalla prefettura, che affronti il problema abitativo garantendo agli operai agricoli la possibilità di poter affittare appartamenti abitabili e con contratti in regola, contrastando fattivamente, senza tuttavia che a rimetterci sia il nucleo familiare o le persone che abitano l’appartamento, spesso in stato di bisogno, la triste abitudine da parte di alcuni affittuari di far vivere all’interno di una stessa abitazione un numero elevato di persone senza alcuna garanzia contrattuale.
Le organizzazioni sindacali e datoriali si devono poi impegnare presso le istituzioni, a partire dalle amministrazioni comunali, per garantire servizi, iniziative e qualità della vita anche nei quartieri delle città dove vivono gli operai agricoli.
Le organizzazioni sindacali e datoriali si impegnano, avvalendosi anche dei fondi e delle disponibilità dell’Ente bilaterale, a stabilire accordi con l’Università degli studi della Tuscia, Fedagri e gli istituti tecnici del territorio per avviare corsi gratuiti di specializzazione degli operai agricoli durante tutto l’arco dell’anno.
Relazioni sindacali
Le parti prendono atto che non sia più rinviabile una discussione che metta al centro lo sviluppo della Contrattazione Aziendale come strumento appropriato per il contrasto al Caporalato e al lavoro irregolare, con lo scopo di migliorare da una parte le condizioni di lavoro degli Operai Agricoli, e dall’altra parte di rispondere alle necessità organizzative delle Aziende. Le parti si danno reciproco affidamento sulla condivisione del metodo del dialogo e della concertazione , privilegiando la ricerca di convergenze nella gestione equilibrata dei rispettivi interessi, informazione, confronto, sintesi negoziale sono i capisaldi del reciproco riconoscimento senza alcuna sovrapposizione di ruoli, per sviluppare un sistema fluido e non burocratico di relazioni sindacali qualificate.
Classificazione
E’ ormai noto come la robotica, le innovazioni tecnologiche, la digitalizzazione e l’automazione dei processi abbiano trasformato anche modalità di lavoro in agricoltura, richiedendo sempre più una valorizzazione delle competenze e un aggiornamento della classificazione degli operai. Anche per questo, ci sono settori per i quali ad oggi il CCNL definisce una disciplina specifica, rinviando ai CPL la possibilità di prevedere particolari modalità applicative anche sull’orario di lavoro. Nel nostro CPL di Viterbo e Provincia nei precedenti rinnovi abbiamo provveduto a definire discipline specifiche in settori di alto valore aggiunto come per esempio gli Agriturismi. Riteniamo necessario affrontare e disciplinare in questa tornata di rinnovo il settore della Manutenzione del Verde al fine di valorizzare la professionalità e il lavoro degli addetti impiegati in questo settore.
Orario di lavoro
Fermo restando quanto previsto dalla legislazione vigente, dal CCNL, e dal CPL della Provincia di Viterbo in materia di orario di lavoro, si richiede la possibilità di realizzare un accordo Quadro che preveda la possibilità di realizzare su richieste e specifiche esigenze produttive settoriali, una gestione dell’orario di lavoro su turni avvicendati, prevedendo la possibilità di effettuare una turnazione anche a ciclo continuo di 6 ore per turno a parità di retribuzione. Tale richiesta è subordinata alla valutazione e all’accordo delle Segreterie Nazionali di Flai-Fai-Uila.
Ferie solidali
Si richiede per gli OTI di individuare modalità integrative di cessione delle ferie previste già all’Art. 37 del vigente CCNL.
Mercato del lavoro/Sistema delle convenzioni
Si richiede di promuovere un mercato del lavoro agricolo trasparente, tracciabile nella legalità e volto a contrastare il fenomeno dell’intermediazione illecita di manodopera, dello sfruttamento del lavoro e affrontare i relativi problemi ad esso connessi (mobilità territoriale, manodopera precaria e stagionale sia italiana che straniera) ed insieme la concorrenza sleale tra imprese. Per tali motivi è importante rafforzare il sistema della bilateralità in sinergia con il sistema pubblico, anche in tema di formazione iniziale e continua, nonché di percorsi volti a favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, prendendo a riferimento anche esperienze già avviate in altri territori. Uno strumento idoneo al fine di consolidare l’occupazione nel settore rendendo la permanenza delle lavoratrici e dei lavoratori più stabile potrebbe essere la sottoscrizione in sede di Ente Bilaterale Territoriale di accordi di convenzione per favorire l’emersione delle giornate lavorate e non contribuite, garantendo un miglior controllo del mercato del lavoro e una maggiore tenuta occupazionale nelle singole Aziende, in un momento dove la richiesta di forza lavoro delle Aziende Territoriali sta diventando un problema serio viste le difficoltà che le stesse trovano nel reperire e trovare forza lavoro.
Appalti
Intendiamo migliorare in maniera significativa il sistema degli appalti, vista anche la numerosa presenza di Imprese Cooperative senza terra, che operano in modo opaco e spesso applicano contratti di lavoro non regolari creando forti danni ai lavoratori e dumping a livello di costi tra le imprese. Riteniamo importante istituire presso l’Ente Bilaterale Ebat/Fimavla un registro degli appalti dove le Aziende siano obbligate , al fine di poter mantenere il regime contrattuale, previdenziale, ed assistenziale dell’Agricoltura a depositare copia del contratto di Appalto prima dell’avvio dell’appalto medesimo. L’Ente Bilaterale istituirà un registro su cui protocollare, certificando la data di arrivo il deposito dei contratti di appalto, rendendoli disponibili per i servizi ispettivi che a seguito dell’individuazione di lavoratori operanti presso le aziende agricole quali dipendenti di imprese senza terra in esecuzione di un appalto non preventivamente depositato, potranno verificare se il contratto d’appalto è stato tempestivamente depositato, e in caso contrario poter qualificare senza ulteriori indagini la non genuinità dell’appalto con tutte le conseguenze di legge, sia nei confronti del committente che dell’appaltante. In merito agli appalti concessi di Pubbliche Amministrazioni le parti si impegnano ad aprire un confronto con le Amministrazioni stesse al fine di concordare un protocollo vincolante che valuti e verifichi la regolarità prevista dalla legislazione vigente, verificando anche la capacità tecniche, organizzative e logistiche delle Aziende appaltanti. Resta intesa che le Aziende appaltatrici sono tenute obbligatoriamente all’iscrizione all’Ente Bilaterale e al relativo pagamento delle quote previste per le attività dell’Ente in favore dei lavoratori.
Bilateralità e Welfare
Si richiede un contributo per le spese funebri del lavoratore Agricolo deceduto nei casi non previsti dal Fondo Sanitario Nazionale. Si richiede di studiare la fattibilità per un contributo “Psicologo” relativamente alle problematiche Post-Covid e a quelle legate ai contesti di appartenenza dei lavoratori, considerando anche che la maggioranza di loro
proviene da paesi stranieri e/o extracomunitari. Si richiede che l’Ente Bilaterale attivi tutte quelle procedure necessarie finalizzate al riconoscimento quale Ente di Formazione certificato dalla Regione Lazio.
Permessi per festività religiose
Si richiede un permesso non retribuito di 2 ore settimanali per la partecipazione alle funzioni religiose.
Trasporti
Si richiede la creazione di un tavolo istituzionale con tutti i soggetti coinvolti per garantire un TPL adeguato anche alle esigenze dei lavoratori riguardo il raggiungimento del posto di lavoro attualmente non garantito in diversi comuni della Tuscia, a partire dal Comune di Viterbo.
Azioni a tutela delle vittime di molestie sessuali sui luoghi di lavoro
Si richiede di dare attuazione a quanto precedentemente previsto nel precedente rinnovo contrattuale, nello specifico di istituire una commissione paritetica per contrastare le molestie nel settore agricolo, attraverso uno sportello anti-molestie gestito dall’Ente Bilaterale territoriale.
Salario
Nonostante il perdurare della crisi, il settore agricolo mantiene buoni margini di crescita economica, pertanto è necessario restituire un salario dignitoso, non solo come elemento di costo ma soprattutto come strumento che concorre all’incremento del reddito, indispensabile per invertire il calo dei consumi e contribuire al rilancio del mercato interno ed alla crescita del paese. Pertanto come stabilito dall’Art.2 del CCNL, per evitare la sovrapposizione con la successiva fase di vigenza economica del CCNL chiediamo un incremento economico per il biennio 2024-2025 pari ad una percentuale del 3,5% non negoziabile in accordo con le strutture Nazionali delle parti firmatarie del presente contratto, e un incremento del 5,0% per la salvaguardia del potere di acquisto che salvaguardi le retribuzioni dagli indicatori inflattivi previsti.
Salario di produttività
In linea con quanto previsto dall’Art.2 del vigente CCNL per gli operai agricoli e florovivaisti si richiede di dare piena attuazione a quanto concordato nel precedente rinnovo contrattuale in merito al salario di secondo livello legato alla produttività, prendendo a riferimento le linee guida allegate al CCNL nel 2017, prevedendo tra l’altro un elemento di garanzia retributiva in caso di mancata erogazione che salvaguardi i lavoratori.
Durata e decorrenza
Il presente accordo per la Provincia di Viterbo decorre dal 1° Gennaio 2024 e scadrà il 31 Dicembre 2027; Il presente accordo manterrà la sua efficacia fino all’entrata in vigore del nuovo. Il contratto deve essere disdetto da una delle parti almeno sei mesi prima della scadenza a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento. In caso di mancata disdetta esso si intenderà rinnovato di anno in anno. La parte che ha dato disdetta deve comunicare all’altra le proposte per il rinnovo almeno tre mesi prima della scadenza.
Flai-Cgil Viterbo, Fai-Cisl Viterbo, Uila-Uil Viterbo


