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Deposito scorie nucleari, il comune di Trino si candida e “salva” la Tuscia

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Deposito scorie radioattive - Le aree idonee nel Viterbese

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Deposito scorie radioattive - Lo stoccaggio

Deposito scorie radioattive – Lo stoccaggio

Tarquinia - Il flash mob all'Università agraria

Il flash mob contro il deposito nazionale per le scorie radioattive

Viterbo – Deposito scorie radioattive, il governo “grazia” la Tuscia. Sembra allontanarsi la possibilità che la provincia, nella quale sono stati individuati ben 22 siti idonei, ospiti il deposito.

La speranza arriva dal decreto legge Energia, approvato dal consiglio dei ministri lo scorso 27 novembre. Il nuovo decreto, infatti, offre ai comuni la possibilità di candidarsi volontariamente per ospitare il deposito entro il 2030. Tale svolta permette così di superare la precedente mappa delle aree potenzialmente idonee redatta dalla Sogin. E risolvere l’attuale stallo causato dal fatto che tutti i comuni individuati finora si oppongono alla costruzione del deposito.

Tra i 67 siti ritenuti idonei, ben 22 si trovano nella provincia di Viterbo: tale prospettiva ha nei mesi scorsi suscitato preoccupazione e proteste da parte di associazioni ambientaliste e sindaci locali. Ma ora ci potrebbe essere una svolta inaspettata. Il comune di Trino, nel Vercellese, si dice pronto ad accogliere il deposito nazionale. O meglio, il sindaco Daniele Pane. “Da 30 anni si parla del deposito nazionale e non si è nemmeno riusciti a trovare un’area dove costruirlo. Ma intanto qui a Trino ci sono i depositi temporanei, che sono precari e insicuri” ha spiegato il primo cittadino alla Stampa.

“Se nessun territorio darà la sua disponibilità credo si debbano rivalutare le aree come la nostra che già oggi ospitano la quasi totalità dei rifiuti radioattivi” prosegue sottolineando come le scorie già presenti nel suo comune non siano trattata in un contesto sicuro. “A me preme solo la sicurezza dei miei cittadini. Vivo anch’io qui, ho due bambini piccoli: le scorie ci sono già, però adesso non sono trattate in un contesto sicuro; serve una soluzione strutturale”.

Il progetto prevede che il nuovo deposito custodirà 95mila metri cubi di rifiuti radioattivi, di cui 17mila metri cubi “a media e alta attività” e 78mila metri cubi “a molto bassa e bassa attività”. Circa 50mila metri cubi derivano dallo smantellamento degli impianti nucleari per la produzione di energia elettrica, 28mila metri cubi dagli impianti nucleari di ricerca e dai settori della medicina nucleare e dell’industria.


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