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Viterbo – “In un recente incontro del gruppo scientifico europeo, ho sottoposto al vaglio degli esperti internazionali la procedura seguita dalla Sogin per individuare le aree idonee al deposito di scorie nucleari: unanime è stato il giudizio di obsolescenza e assurdità”. Lo dice Antonino Scarelli, Phd in Matematica applicata all’economia, già docente di Metodi matematici e statistici e Ricerca operativa all’universita della Tuscia. Membro del Ewg Mcda (gruppo scientifico europeo di Teoria delle decisioni) dell’Ahp (Analytic hierarchy process) association Pittsburgh Usa, e della Bena – Balkan environmental association.
La lettera di Antonino Scarelli
“Il recente elenco pubblicato, tramite la Carta nazionale delle aree idonee, persiste ancora nel validare il processo decisionale elaborato a monte dalla Sogin. Le osservazioni che tempestivamente erano state fatte sulla prima proposta, sono state ancora una volta completamente disattese.
A parte le obiezioni apportate da vari esperti che riguardavano i fattori di natura scientifico ambientale o anche socio economici, era stato rilevato come il processo decisionale seguito fosse basato sull’obsoleto metodo lessicografico, ormai in disuso già dagli anni ’60, consistente nell’utilizzare un criterio dietro l’altro senza alcuna logica di base, nella completa inosservanza, o meglio violazione, di quelle che erano le direttive impartite alla Sogin nell’istitutivo decreto legislativo numero 31 del 2010, specialmente all’articolo 27.
Purtroppo le procedure analitiche seguite non trovano alcun riscontro nelle discipline scientifiche, a cominciare dalla mancata delineazione dell’albero decisionale, dalla confusa mistura tra fattori e criteri, tra macro criteri (tecnici, ambientali e socio economici) e microcriteri
in cui ciascun macro criterio dovrebbe essere necessariamente e pienamente individuato; manca, inoltre, una minima ponderazione dei vari criteri e una decente loro valutazione, riassunta soltanto nella ridicola, irrazionale e schematica dicotomia del favorevole e non-favorevole.
La semplicistica e illogica procedura del metodo lessicografico da decenni è stata soppiantata da procedure matematiche esplicite, ben collaudate in campo scientifico internazionale, capaci di ridurre drasticamente possibili soggettività e di recepire la relativa importanza fra criteri che è di fondamentale rilevanza in un processo decisionale. In tale modo sono state completamente marginalizzati criteri relativi a valenze agrarie, naturali, ambientali, archeologiche, che per alcune aree sono portanti per l’economia del territorio e, in particolare, rilevanti sotto l’aspetto storico-antropico-culturale.
Lo stesso articolo 5 del citato decreto, al punto 2, prevedeva che il progetto dovesse essere corredato con le ipotesi di quantificazione dei potenziali benefici diretti a persone e imprese operanti sul territorio; quantificazione che doveva prendere posto a monte nel criterio socio-ambientale, e non a valle.
Si prefigura come un assurdo il fatto che prima avvenga la proposta di scelta e poi ad essa debba seguire una ventilata quantificazione di
possibili benefici. Se il portatore di interesse non ne deriva assolutamente benefici, ma tutt’altro, ci si chiede che senso abbia la proposta.
Dovrebbe essere proprio la scelta a far seguito, o almeno essere in concomitanza, alla suddetta quantificazione.
Vari esempi di applicazione del modelli decisionali multi-criteriali propri dell’Mcda (Multi criteria decision aiding) in campo europeo si distanziano nettamente dalla procedura seguita nel rapporto Sogin. Si tratta di nuovi algoritmi operativi (Electre, Ahp, Promethée,
eccetera), che avrebbero certamente evitato l’assurdo verificatosi nelle scelta dicotomia ricade non ricade, per la quale, di due aree contigue, una vada a ricadere dentro una zonazione e l’altra fuori.
Una segmentazione delle scale di valutazione dei fattori tecnici di fattibilità, da validare e incorporare nei modelli elencati, avrebbe permesso di classificare opportunamente le aree, spalmandole in fasce a più o meno elevata eleggibilità.
Ridicola poi la dicotomia apportata anche a criteri di natura qualitativa, quando una loro configurazione su scale ordinali, avrebbero rifuggito la riduttiva e sterile dicotomia.
Chi scrive, quale membro dal 1987 del gruppo scientifico europeo (Euro working group Mcda), in un recente incontro svoltosi ad Agios Nicolaos (Creta, Grecia), ha sottoposto al vaglio degli esperti internazionali presenti la procedura seguita dalla Sogin: unanime è stato il giudizio di obsolescenza e assurdità nell’operato ed elaborazione delle risultanze.
Nella discussione che ne è seguita, è emerso come, tramite la procedura lessicografica, un processo decisionale ben si presta a essere pilotato e indirizzato su specifici scelte. Sorge e ci attanaglia il feroce dubbio che, nella selezione dei 21 siti individuati nel territorio della Tuscia, vi sia stato un preconcetto e mirato accanimento.
La proposta è in definitiva una Carta che nelle procedure seguite rappresenta un oltraggio al Viterbese, come terra e come genti”.
Antonino Scarelli
Per conto di
Associazione spontanea per la tutela degli agricoltori
Comitato per la salvaguardia del territorio di Corchiano e della Tuscia
Comitato no Imu agricola
