Viterbo – “La partita è aperta ma dobbiamo continuare a opporci con ogni mezzo e con una forte pressione politica”. Deposito scorie radioattive: Enrico Panunzi, vicepresidente e consigliere regionale Pd, non si perde d’animo.
Enrico Panunzi
La notizia non è di quelle confortanti, tutti i 21 siti individuati nella Tuscia (su un totale di 51 a livello nazionale) sono risultati idonei. Le possibilità che finisca da queste parti, almeno numericamente giovano a “favore” della Tuscia.
Tuttavia: “È una partita ancora molto aperta – osserva Panunzi – ma è ovvio che bisogna in ogni sede e con ogni mezzo giurisdizionale, opporsi. Fare pressione politica. Nel Lazio sono solo in provincia di Viterbo quelli individuati”.
Qualche speranza c’è ed è affidata alla procedura che si è aperta. “Il bando per le manifestazioni d’interesse riservate alle, chiamiamole candidature volontarie. Più volte il sindaco di Trino, in Piemonte, ha dichiarato la sua disponibilità a ospitare il sito.
Ora può portare in consiglio comunale la scelta, si è sempre dimostrato disponibile ad accogliere volontariamente le scorie. Dopo il bando si procederà alla valutazione di compatibilità per le aree che si sono fatte avanti”.
Da qui, Panunzi spera che tutta la vicenda possa avere un finale meno amaro. “Mi auguro che si vada verso una scelta indolore – continua Panunzi – visto che c’è chi si candida o almeno dice di volerlo fare, rispetto a chi come noi, da sempre si oppone”.
Una vicenda lunga anni. “Per la quale le carte sono rimaste a lungo secretate. Regione, provincia, comuni hanno portato tutte le osservazioni possibili e immaginabili per spiegare le ragioni della non opportunità”.
Un’individuazione complicata e non senza qualche stranezza. “Trino ha dichiarato di voler portare la pratica in consiglio comunale, ma i siti sono stati individuati da Sogin, non erano ammesse candidature spontanee. Adesso però, parte la procedura, bandita dal ministero, in cui è lasciata possibilità di farlo a comuni e siti militari, se c’è compatibilità”.
Come a scuola, avrebbero potuto chiedere, prima d’interrogare, se ci fossero eventuali volontari. Un risparmio di tempo e denaro.
Giuseppe Ferlicca
