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Fortunato Mannino: “Chiara Frontini ha promesso troppe cose che non riuscirà a realizzare e alla fine i cittadini chiederanno il conto”

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Viterbo – “Chiara Frontini, il suo errore è stato promettere troppo e i cittadini alla fine chiederanno il conto. La sua, una giunta senza infamia e senza lode”. Intervista di fine anno a Fortunato Mannino, fino a qualche giorno fa segretario generale della Cisl di Viterbo. Dal 13 dicembre, al suo posto, Elisa Durantini. Mannino è stato nominato presidente regionale Iscos, una no profit della Cisl che si occupa di progetti per migliorare le condizioni di vita in Asia, Africa e America Latina.

“La sindaca Chiara Frontini è giovane – ha detto Mannino -, ha tante idee in discontinuità con il passato e ottimi rapporti con le organizzazioni sindacali. Tuttavia un conto è promettere le cose, un conto è farle. E secondo me non riuscirà a portare a termine tutto quello che ha annunciato in campagna elettorale. Ed è il suo errore, perché alla gente va detta la verità. I cittadini alla fine le chiederanno il conto. C’è tanta buona volontà ma altrettante difficoltà. Confidiamo nei progetti del Pnrr. Al momento è un’amministrazione senza infamia e senza lode”.


Fortunato Mannino

Fortunato Mannino


Fortunato Mannino, il 2023 è stato il suo ultimo anno da segretario generale della Cisl. Qualche rimpianto?
“Assolutamente no. Ho lasciato l’organizzazione con soddisfazione, dopo 9 anni di mandato. E l’ho lasciata nella continuità a una giovane donna, Elisa Durantini, che saprà sicuramente dare al sindacato lo slancio giusto per rinnovarsi e stare al passo con i cambiamenti. Una segretaria sicuramente vicina ai giovani, capace di intercettarne le esigenze”.

Quali sono i ricordi più belli dei suoi mandati e quali le scelte più importanti?
“Innanzitutto l’impegno che ha caratterizzato la mia avventura, così come ricordi di umanità. Ad esempio le donazioni fatte all’ospedale Belcolle oppure alla Caritas o all’Emporio solidale di Santa Barbara. Per quanto riguarda poi le scelte più importanti, sono state quelle fatte unitamente a Cgil e Uil, così come a Unindustria, Cna, Federlazio, provincia e comune di Viterbo.  La prima è la piattaforma per lo sviluppo della Tuscia, frutto di un grande lavoro. Un protocollo che ha definito la strada per permettere alla Tuscia di rilanciare la sua economia. Un’altra scelta importante è stata l’impegno per monitorare i progetti del Pnrr sottoscritti con comune e provincia. Infine una battaglia tutta Cisl sulla desertificazione bancaria. Grazie al presidente della provincia siamo riusciti mantenere alcuni sportelli bancari laddove le filiali erano state chiuse”. 

Qual è lo stato di salute della Cisl dopo 9 anni di mandato da segretario generale?
“Lascio una Cisl forte e radicata sul territorio. Una Cisl che guarda al futuro, grazie anche alle sedi aperte e a quelle potenziate, così come al Caf, al patronato, alle segreterie e alla nuova segretaria Durantini. Una Cisl capace di un importante ricambio generazionale. Lascio una Cisl in salute, differente da quella che presi in mano anni fa quando era ridotta ai minimi termini”.

Perché ha scelto la presidenza dell’Iscos?
“La scelta è direttamente legata al mio Dna, alla mia necessità di mettermi al servizio dei più deboli e bisognosi. L’Iscos fa progetti con Asia, Africa e America Latina. La sede del Lazio, nello specifico, con il Senegal. Una scelta dettata dalla volontà di fare una nuova esperienza, migliorando il mio bagaglio umano”.

Come è stato questo 2023 dal punto di vista sindacale?
“È stato un anno un po’ sopra la media rispetto agli altri. C’è stata una qualche ripresa che però non è stata agganciata da alcune scelte che andavano fatte. Lo dimostra ad esempio il polo della ceramica di Civita Castellana, partito bene ma che adesso ha pochi ordini a causa dell’aumento dei costi dell’energia e del caro vita. Poi se consideriamo il calo demografico della Tuscia e il fatto che i lavoratori attivi sono molto meno dei pensionati, questo ci fa capire che è fondamentale un cambio di passo”.


Fortunato Mannino, segretario generale della Cisl di Viterbo

Fortunato Mannino


Il reddito medio dei lavoratori dipendenti nella Tuscia è di 16.400 euro l’anno, tra i più bassi in Italia. Secondo lei perché?
“Un reddito così basso significa che in questa provincia c’è lavoro nero o lavoro povero oppure lavoro precario. Diminuiscono i disoccupati ma non aumentano i salari. Un territorio che stagna. E sarebbe utile mettere a terra il prima possibile i progetti del Pnrr per permettere alla nostra provincia di fare il salto di qualità che manca, nel rispetto delle peculiarità del territorio. E mi riferisco al turismo, all’agricoltura e a tutto quello che gli ruota attorno. Servono poi le infrastrutture, tante delle quali, come Trasversale, Cassia bis e ferrovie, sono al palo ormai da anni”. 

Sempre a proposito di reddito da lavoro dipendente, tra le cause che lo terrebbero così ancorato a terra lei ha citato il “lavoro povero, il lavoro nero e il lavoro precario”. Quali di questi tre elementi, secondo il suo punto di vista, incide di più?
“Il lavoro povero, il lavoro sottopagato”.

Non crede, quindi, che uno dei problemi di questa provincia possa essere lo sfruttamento dei lavoratori?
“Lo sfruttamento dei lavoratori ci può stare, perché non vengono retribuiti gli straordinari che fanno e una parte dello stipendio viene pagata in nero. Va detto anche che alcuni lavoratori si accontentano di avere qualche soldo in più rispetto a quello che prevede il contratto. Cosa che poi quei lavoratori sconteranno quando andranno in pensione”. 

Chiusura del centro storico a Viterbo. Favorevole o contrario?
“Sono favorevole alla chiusura del centro storico a fronte, però, di una sua messa a reddito. Il centro storico di Viterbo è male utilizzato e si è spopolato, privilegiando una politica periferica. Un centro storico lasciato in mano a spacciatori e a bande che lo destabilizzano, con una popolazione prevalentemente anziana. Il centro storico va chiuso, ma va sviluppato e favorito il mondo del commercio. E va messo nelle condizioni di essere riempito di eventi e turisti”.

Un anno, nella Tuscia, caratterizzato anche da diversi morti sul lavoro.
“Abbiamo chiesto e ottenuto l’osservatorio provinciale sugli infortuni, assieme agli altri sindacati, proprio per prevenire questa drammatica realtà. Gli infortuni sono in diminuzione, ma sono in aumento le morti. Le cause sono tante e manca un rinnovo serio e concreto dei macchinari che vengono utilizzati sul posto di lavoro, a partire dall’agricoltura. Va poi controllato attentamente se i contratti di appalto rispettano le regole antinfortunistiche, come sta scritto nei protocolli siglati tra sindacati e istituzioni. Una battaglia di civiltà. Bisogna inoltre coinvolgere nella prevenzione delle morti e degli infortuni sul lavoro anche le scuole e l’università”. 


Chiara Frontini

Chiara Frontini


Sempre più settori dell’economia presentano una maggioranza di lavoratori provenienti da altre culture, il sindacato è preparato a questo nuovo mondo del lavoro?
“Il sindacato è preparato, grazie anche ai suoi mediatori culturali. In provincia ci sono tanti lavoratori stranieri che stanno a diretto contatto con le famiglie ed è fondamentale che siano sempre più inclusi all’interno della nostra cultura senza sminuire la loro. Purtroppo ci scontriamo con delle leggi nazionali che non vanno in questa direzione. Dobbiamo rendere il tessuto sociale sempre più omogeneo per rendere sempre più omogeneo il mondo del lavoro nel rispetto della multietnicità”.

La provincia di Viterbo si caratterizza anche per alti tassi di disoccupazione, in particolar modo giovanile. Quale potrebbe essere, secondo lei, il settore economico trainante per rilanciare l’occupazione del territorio?
“La disoccupazione giovanile e la disoccupazione generale sono il tallone d’Achille della provincia. Serve lavoro stabile e di qualità, direttamente sul territorio. È quindi necessario che le risorse del Pnrr partano innanzitutto da qui e i settori trainanti possono essere il turismo e l’agricoltura. Settori che possono permettere il salto culturale ed economico della Tuscia, nel rispetto dei contratti nazionali di lavoro”.

Sindacati e università, perché non si è mai riusciti a definire un percorso condiviso come invece hanno fatto tante altre organizzazioni, comprese quelle datoriali?
“Abbiamo sempre cercato di coinvolgere l’università nelle nostre azioni politico-sindacali, perché il coinvolgimento dell’ateneo è qualificante e porta con sé le nuove generazioni. E far conoscere ai giovani quello che fa il sindacato è fondamentale. Proprio perché l’organizzazione non tutela soltanto i lavoratori, ma anche i cittadini. Il sindacato è una delle poche voci libere al servizio della società nel suo complesso. Tuttavia il nostro obiettivo non è fare progetti con l’università sulle start up. A noi serve fare dei progetti sul capitale umano”.


Fortunato Mannino ed Elisa Durantini

Fortunato Mannino assieme alla nuova segretaria generale della Cisl Viterbo Elisa Durantini


Provincia e comune capoluogo. Che idea si è fatto delle amministrazioni di Alessandro Romoli e Chiara Frontini?
“Alessandro Romoli è sempre stato un punto di riferimento per qualsiasi proposta sindacale volta a migliorare le condizioni sociali e dei lavoratori del territorio. La sindaca Chiara Frontini è giovane, ha tante idee in discontinuità con il passato e ottimi rapporti con le organizzazioni sindacali. Tuttavia un conto è promettere le cose, un conto è farle. E secondo me non riuscirà a portare a termine tutto quello che ha annunciato in campagna elettorale. Ed è il suo errore, perché alla gente va detta la verità. I cittadini alla fine le chiederanno il conto. C’è tanta buona volontà ma altrettante difficoltà. Confidiamo nei progetti del Pnrr. Al momento è un’amministrazione senza infamia e senza lode”.

A Castel d’Asso,Viterbo, lavorano più di mille braccianti agricoli, ma da quelle parti il trasporto pubblico locale non arriva. Non sarebbe il caso, secondo lei, che Francigena pensasse finalmente a qualche linea dedicata anche a quella parte di territorio comunale?
“I lavoratori devono essere messi nelle condizioni di poter raggiungere le aziende di Castel d’Asso in sicurezza e con un mezzo pubblico. E sarebbe fondamentale che Francigena pensasse a delle corse, anche mirate, fino a Castel d’Asso. Una scelta che la società dei trasporti dovrebbe assolutamente fare. Anche perché stiamo parlando di una zona che rappresenta una vera e propria eccellenza produttiva”.

Il sindacato, oggi, è più di lotta o di servizi?
“Il sindacato si è trasformato. Ed è sempre meno di lotta e sempre più di servizi. Questo perché le esigenze delle persone sono cambiate. La lotta tuttavia non è stata mai accantonata e lo sciopero del 22 dicembre lo dimostra”. 

Esiste ancora il padrone?
“Il padrone esisteva negli anni ’40 e ’50. Adesso esiste il datore di lavoro, anche se a volte resta un modo elegante per dire padrone. Ma le cose sono comunque decisamente cambiate. Prima il ‘padrone’ ti cacciava con un cenno, adesso il datore di lavoro è molto più vicino alle esigenze dei lavoratori di quanto non sembri. Anche perché sono i lavoratori che fanno grande un’azienda, e questo i datori lo sanno. Poi c’è sempre qualcuno che si considera padrone, ma sono scelte che alla fine isolano l’azienda che dirige”.

Cosa si aspetta dal 2024?
“Dal 2024 mi aspetto che tutti i progetti del Pnrr vengano definitivamente messi a terra per far ripartire l’economia e creare occupazione. Dal punto di vista personale mi aspetto un anno pieno di sfide, a partire dal mio nuovo incarico”.


Viterbo - I sindacalisti Fortunato Mannino, Giancarlo Turchetti e Stefania Pomante

Fortunato Mannino assieme ai segretari generali di Uil e Cgil, Giancarlo Turchetti e Stefania Pomante


Un tempo il segretario generale della Cisl votava per la Dc. Oggi invece per chi vota?
“La Cisl non è mai stato un sindacato politicizzato dal punto di vista partitico. Abbiamo iscritti di tutti i tipi, centrodestra, centrosinistra ed estrema sinistra. La Cisl non guarda ai partiti ma alle persone”.

Mannino per chi vota?
“Mannino ha votato centrosinistra e centrodestra. E in entrambi i casi sono rimasto deluso. Adesso sto vivendo un periodo di riflessione, perché la sopraffazione dell’avversario e una politica divisiva a me non piacciono. La politica deve unire i cittadini nel rispetto della costituzione”.

Daniele Camilli


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