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Viterbo – (sil.co.) – L’ex fidanzata 23enne di Rudy Guede va in televisione e replica: “Le violenze ci sono state a casa mia, a casa sua. Ci sono prove, ci sono foto, ci sono referti”.
La giovane che accusa Guede di violenza sessuale, lesioni e maltrattamenti, intervistata di spalle dal Tg1 in un parco del capoluogo, lamenta: “La misura del braccialetto elettronico non è stata ancora messa in atto, non mi sento protetta”.
Il braccialetto imposto il 6 dicembre e confermato ieri dsl gip Savina Poli al 36enne ivoriano, unico condannato per il delitto di Perugia, a quanto è dato sapere, almeno fino al giorno dell’interrogatorio di garanzia dell’11 dicembre, non sarebbe stato collegato con analogo dispositivo, apposto alla parte offesa, in grado di “avvisare”, se superata la distanza di 500 metri disposta dal divieto di avvicinamento.
In caso di violazione della misura cautelare, Guede rischia un aggravamento che potrebbe condurlo agli arresti domiciliari se non in carcere.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

