Viterbo – La presentazione del progetto Incastri per ricostruire
Viterbo – “Incastri per ricostruire, perché nessuno è perduto per sempre”. Così il vescovo Orazio Francesco Piazza alla presentazione del progetto Incastri per ricostruire, oggi pomeriggio al monastero di Santa Rosa a Viterbo.
“La macchina della nostra santa patrona – ha detto il vescovo – come scuola di umanità”.
“Il progetto – ha detto Paola Pogliani dell’università della Tuscia – è frutto del lavoro svolto da un gruppo di persone detenute nell’ambito dell’attività di formazione che il Centro studi Santa Rosa da Viterbo e l’università degli studi della Tuscia hanno avviato a partire dal 2020 in collaborazione con la casa circondariale Mammagialla. In collaborazione con la regione Lazio, il Sodalizio dei facchini di Santa Rosa e il patrocinio del comune di Viterbo”.
Paola Pogliani
Il progetto è coordinato dalla fondatrice del centro studi Santa Rosa Eleonora Rava e Paola Pogliani, avvalendosi della progettazione di Elena Statnini Sue.
“L’idea – ha spiegato Pogliani – è nata per promuovere attività creative e manuali che garantiscano un accesso al mondo del lavoro partendo dalla conoscenza della progettazione e produzione di un modello semplificato e in scala ridotta di Volo d’Angeli, una delle macchine di Santa Rosa”.
Alla presentazione di oggi pomeriggio, assieme al vescovo, c’erano anche il presidente del Sodalizio dei facchini, Massimo Mecarini, suor Francesca Pizzaia dell’ordine delle Alcantarine, la sindaca Chiara Frontini, don Alfredo Cento, cappellano dei facchini, e la fondatrice del centro studi Santa Rosa, Eleonora Rava. in collegamento dal teatro di Mammagialla, Paola Pogliani.
In sala anche i costruttori della macchina di Santa Rosa Vincenzo e Mirko Fiorillo.
Viterbo – La presentazione del progetto Incastri per ricostruire
Il percorso offerto è stato articolato in incontri settimanali cui hanno preso parte i protagonisti della progettazione, della costruzione e del trasporto della macchina di Santa Rosa, Raffaele Ascenzi, Alessio e Mirko Fiorillo, Massimo Mecarini, Giuseppe e Luigi Zucchi, e in attività pratiche svolte con strumenti didattici che fanno riferimento alla metodica di apprendimento learning by doing per favorire la libera espressione della persona detenuta oltre che per coinvolgerla in attività di studio, ricerca e laboratoriali.
“Il risultato – ha poi aggiunto Pogliani – è la realizzazione di un modello componibile e creato, in serie limitata, a partire da semilavorati in legno utilizzando, anche per il packaging, unicamente materiali ecocompatibili. Il modello viene distribuito smontato in piccole parti che, una volta assemblate tra loro con la tecnica dell’incastro, darannomliogo alla struttura tridimensionale. Questa modalità di realizzazione in scala ridotta della macchina di Santa Rosa rappresentan un’innovazione nell’ambito della nota tradizione culturale viterbese”.
“La qualità umana al centro di tutto – ha sottolineato il vescovo -. Un progetto che va in un luogo dove sperimentiamo la riconquista della dignità umana. E si può ricostruire se si mettono insieme i pezzi con gli snodi giusti. E questi snodi sono i valori che rispettano appunto la dignità umana.
“Un progetto bellissimo – ha aggiunto Mecarini – che mi ha arricchito molto. Un’esperienza unica che spero si possa ripetere”.
“Dalla ricostruzione delle relazioni sociali a quello della personalità – ha commentato Frontini -. Un progetto, Incastri per ricostruire, innovativo e unico nel suo genere”.
Daniele Camilli


