Viterbo – (sil.co.) – “Non hai capito, io ti ammazzo”, e giù botte. Al via subito il processo – col giudizio immediato – a carico di un 35enne del capoluogo imputato di atti persecutori nei confronti della ex convivente che tra giugno e luglio di quest’anno avrebbe picchiato talmente selvaggiamente, anche davanti ai tre figli piccoli, da farla finire al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle con una prognosi di venti giorni.
Violenza sulle donne – foto di repertorio
Lei, dopo una vita insieme, si sarebbe decisa l’estate scorsa a interrompre la convivenza a causa delle continue aggressioni da parte del compagno, che non si sarebbe rassegnato.
“Ammazzo te e tutti quelli che ti si avvicinano”, l’avrebbe minacciata. Avrebbe “avvisato” anche la suocera. “Tanto te l’ammazzo, quella troia”, le avrebbe detto riferendosi alla figlia. L’avrebbe seguita mentre era in pizzeria e a prendere l’aperitivo con un’amica, sfrecciando in monopattino per poi fermarsi a dirle: “Tu non hai capito, con quella puttana non ci devi stare più”. Una escalation di violenza fisica e verbale: “Se tu questa sera esci, ti taglio la gola”.
All’imputato, difeso dall’avvocato Luigi Mancini e sottoposto dalla scorsa estate alla misura cautelare del divieto di avvicinamento a meno di cento metri dalla parte offesa, è fatto divieto anche di comunicare con qualunque mezzo con la donna.
Una volta l’avrebbe tenuta “schiacciata” su una poltrona, prendendola per il collo con entrambe le mani: “Mi stringeva la gola sempre più forte e io mi sentivo soffocare, a un certo punto non respiravo più”. L’avrebbe minacciata di morte e contemporaneamente insultata dandole della puttana, secondo il più classico dei copioni: “Troia, puttana, fai schifo, per me puoi anche morire qui davanti ai miei occhi, tanto non mi fai pena”.
La vittima sarebbe vissuta quotidianamente nel terrore di nuove aggressioni, solitamente a schiaffi, calci e pugni, mirando in particolare, secondo l’accusa, alla faccia e alle orecchie. Il 21 luglio le avrebbe procurato a suon di botte un trauma cervicale e un trauma agli arti inferiore da venti giorni di prognosi. Ancora una volta la donna sarebbe stata trascinata per i capelli e colpita con ferocia davanti ai figlioletti della coppia.
La relazione avrebbe cominciato a scricchiolare dopo la pandemia, a partire dal 2021, degenerando definitivamente nell’ultimo biennio, sembra a causa dell’eccessiva possessività dell’imputato, motivo per cui la ex avrebbe deciso di porre fine ad anni e anni di convivenza. Il processo, dopo l’ammissione delle prove, tra cui i referti del pronto soccorso, entrerà nel vivo con la testimonianza della vittima.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
