Mafia viterbese – I dodici condannati nelle immagini diffuse il 25 gennaio 2019, giorno dell’arresto
Viterbo – Mafia viterbese, a cinque anni dal blitz il bilancio è di 12 condanne tra cui gli imprenditori Pecci e Erasmi. Per estorsione con metodo mafioso, sono stati condannati in primo grado a 4 anni e 8 mesi di reclusione e 900 euro di multa Manuel Pecci, a 4 anni e 800 euro di multa Emanuele Erasmi, mentre se l’è cavata con tre anni di carcere Ionel Pavel, il tuttofare romeno del boss albanese Rebeshi. Nessun risarcimento alla discoteca Theatrò. Provvisionali di 50mila euro al comune e di 20mila al carabiniere cui fu bruciata la macchina.
Difesi rispettivamente dagli avvocati Fausto Barili e Carlo Taormina, Giuliano Migliorati e Michele Ranucci, Pecci, Erasmi e Pavel potranno ricorrere in appello una volta depositate le motivazioni della sentenza, il cui dispositivo è stato letto in aula dal tribunale in composizione collegiale alle 14,30 di ieri, dopo cinque ore di camera di consiglio.
Accusati di estorsione con l’aggravante del metodo mafioso, i tre imputati sono finiti nei guai per avere avuto rapporti con i boss Trovato e Rebeshi nel fatidico biennio 2017-2018, sfociato, dopo una escalation impressionante di attentati incendiari e intimidatori a Viterbo, nei 13 arresti dell’operazione Erostrato, targata Dda di Roma, del 25 gennaio 2019. Altri nove sono stati già condannati in via definitiva dalla corte di cassazione lo scorso gennaio. Uno solo dei tredici arrestati, una ex commessa dei compro oro di Giuseppe Trovato, è stata assolta.
Il pm antimafia Fabrizio Tucci aveva chiesto sette anni e mezzo di reclusione per i due imprenditori e nove anni e nove mesi di carcere per il tuttofare romeno dei boss Ismail Rebeshi e Giuseppe Trovato.
Pecci e Erasmi sono finiti ai domiciliari, quasi cinque anni fa, con l’accusa di essersi rivolti al sodalizio italo-albanese dei boss Rebeshi e Trovato per risolvere “vertenze” con due clienti, uno che si lamentava di un trattamento estetico e l’altro che non pagava i lavori di falegnameria che aveva commissionato.
Mafia viterbese – Nei riquadri Emanuele Erasmi, Ionel Pavel e Manuel Pecci
Il collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi, a latere Ilaria Inghilleri e Giovanna Camillo, ha condannato Pavel a tre anni in primo grado per due capi d’imputazione su quattro, decretando il non luogo a procedere e l’assoluzione per non avere commesso il fatto per gli altri due, relativi alle intimidazioni alla discoteca Theatrò, sul cui ingresso furono appese teste mozzate di agnello e di maiale a mo’ di avvertimento. Contro Pavel si erano costituiti parte civile il titolare del locale Fabio Chiovelli e il gestore romeno Ion Lazar, ai quali, di conseguenza, non è stato riconosciuto alcun risarcimento.
Risarcimenti in sede civile sono stati invece riconosciuti alle altre altre quattro parti civili, tra cui l’associazione antimafia Caponnetto e Sos impresa, con provvisionali di 50mila euro al comune di Viterbo e di 20mila euro al carabiniere Massimiliano Pizzi cui è stata incendiata l’auto per vendetta. “Parliamo di 52 episodi, che poi sono stati sviscerati in 41 contestazioni. Qualcosa che a Viterbo non si era mai visto. Una vicenda del tutto nuova, con una entità, una portata per la città di Viterbo, che io rappresento, che è stata veramente eclatante per quanto riguarda gli effetti che hanno determinato, proprio in termini di numeri, di episodi, di ricorso sistematico alla violenza”, ha ribadito l’avvocato Russo per la pubblica amministrazione.
Dodici condanne su tredici arrestati sono il bilancio “giudiziario” del blitz di quasi cinque anni fa che ha sgominato il sodalizio italo-albanese dei boss Trovato e Rebeshi.
Nove condanne, come detto, sono diventate definitive lo scorso 31 gennaio davanti alla corte di cassazione che ha confermato le pene inflitte in secondo grado, con l’aggravante dell’associazione di stampo mafioso per tutti tranne uno.
Mafia viterbese – Teste mozzate di animali usate per intimidire le vittime dai sodali
Le tre condanne in primo grado del 19 dicembre 2023
– Manuel Pecci: 4 anni e 8 mesi di reclusione (800 euro di multa)
– Emanuele Erasmi: 4 anni (800 euro di multa)
– Ionel Pavel: 3 anni
Le nove condanne definitive del 31 gennaio 2023
– Giuseppe Trovato: 12 anni e 9 mesi di reclusione (13.400 euro di multa)
– Ismail Rebeshi: 10 anni e 11 mesi (9.500 euro di multa)
– Spartak Patozi: 8 anni e 8 mesi (5.300 euro di multa)
– Gabriele Laezza: 7 anni (5.800 euro di multa)
– Shkelzen Patozi: 6 anni e 4 mesi (5.200 euro di multa)
– Fouzia Oufir: 5 anni
– Gazmir Gurguri: 4 anni e 8 mesi
– Sokol Dervishi: 4 anni e 6 mesi
– Luigi Forieri: 3 anni e 6 mesi (caduta l’aggravante dell’associazione di stampo mafioso)
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


