Viterbo – (sil.co.) – Estorsione con metodo mafioso, condannati a 4 anni e 8 mesi di reclusione Manuel Pecci, a 4 anni Emanuele Erasmi e a 3 anni di carcere Ionel Pavel.
Mafia viterbese – Nei riquadri Emanuele Erasmi, Ionel Pavel e Manuel Pecci
La sentenza del collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi alle 14,30 dopo cinque ore di camera di consiglio.
Il pm antimafia Fabrizio Tucci aveva chiesto sette anni e mezzo di reclusione per i due imprenditori e nove anni e nove mesi di carcere per il tuttofare romeno dei boss Ismail Rebeshi e Giuseppe Trovato.
Accusati di estorsione con l’aggravante del metodo mafioso, i tre imputati sono finiti nei guai per avere avuto rapporti con i boss Trovato e Rebeshi nel fatidico biennio 2017-2018, sfociato, dopo una escalation impressionante di attentati incendiari e intimidatori a Viterbo, nei 13 arresti dell’operazione Erostrato, targata Dda di Roma, del 25 gennaio 2019.
Sei le parti civili, rappresentate, tra gli altri, dagli avvocati Roberto Alabiso, Samuele De Santis, Virna Faccenda e Marco Russo. Sono il comune di Viterbo, l’associazione antimafia Caponnetto e Sos impresa. Ma anche il carabiniere Massimiliano Pizzi a cui è stata incendiata l’auto per vendetta, l’imprenditore Fabio Chiovelli, titolare della discoteca Theatrò, sul cui ingresso sono state appese teste mozzate di agnello e di maiale a mo’ di avvertimento, e l’imprenditore romeno Ion Lazar che proprio al Theatrò organizzava serate di ballo per stranieri bruscamente interrotte dalla banda di Trovato e Rebeshi perché il secondo voleva il controllo esclusivo del settore.
Il processo si è aperto il 9 marzo 2020 a Mammagialla, in videoconferenza per lo stop alla traduzione di detenuti a causa della pandemia. La prima udienza alla vigilia del lockdown. Quella sera, l’allora premier Giuseppe Conte annunciò agli italiani il “restiamo a casa”. La richiesta pene è del 4 febbraio 2022.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
