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Morte di Hassan Sharaf, parlano le difese del comandante della penitenziaria e di un agente

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Hassan Ramadan Mukhaymar Sharaf

Hassan Ramadan Mukhaymar Sharaf

Mammagialla - Hassan Sharaf entra in cella d'isolamento

Mammagialla – Hassan Sharaf entra in cella d’isolamento

Mammagialla - Hassan Sharaf chiede aiuto dopo essersi procurato dei tagli alle braccia

Mammagialla – Hassan Sharaf chiede aiuto dopo essersi procurato dei tagli alle braccia

Viterbo – Morte di Hassan Sharaf, ieri davanti al gup Savina Poli hanno discusso l’abbreviato gli avvocati Giuliano Migliorati e Luca Chiodi, difensori  del comandante della penitenziaria Daniele Bologna e dell’agente capo matricola Luca Floris. Il 20 dicembre toccherà all’avvocato Marco Russo, che assiste l’ex direttore della casa circondariale Pierpaolo D’Andria.

Altri tre imputati, un agente e due medici, hanno scelto di procedere col rito ordinario.

Hassan Sharaf è il 21enne egiziano morto all’ospedale di Belcolle dopo una settimana di agonia nell’estate del 2018: il 23 luglio si era impiccato in una cella d’isolamento della casa circondariale di Viterbo, dove era stato condotto in stato di grandissima agitazione soltanto poche ore prima. 

Lo scorso 16 novembre era stata la volta del procuratore generale Tonino Di Bona, che ha chiesto la condanna dell’allora direttore e dei due agenti della penitenziaria, ovvero dei tre imputati su sei che hanno chiesto di essere giudicati col rito abbreviato, che prevede lo sconto di un terzo della pena. Di Bona ha chiesto la condanna a un anno di reclusione per Pierpaolo d’Andria e otto mesi per Bologna e Floris. D’Andria deve rispondere di omicidio colposo e omissione di atti di ufficio, Bologna e Floris del solo reato di omissione di atti d’ufficio.

Sono parte del processo, come responsabili civili il ministero della giustizia e la Asl, mentre sono parte civile tre congiunti del 21enne, assistiti dagli avvocati Giacomo Barelli e Michele Andreano, ovvero la madre e la sorella che vivono in Egitto e il cugino che vive a Roma, col quale Hassan Sharaf non ancora maggiorenne aveva affrontato il viaggio a bordo di un barcone per raggiungere le coste italiane.

La procura generale di Roma che, come si ricorderà, il 10 dicembre 2021 su richiesta degli avvocati di parte civile Giacomo Barelli e Michele Andreano aveva avocato a sé l’inchiesta, dopo la richiesta di archiviazione della procura di Viterbo, a novembre dell’anno scorso ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo dell’ex direttore Pierpaolo D’Andria, del responsabile di medicina protetta Roberto Monarca, del responsabile della sezione d’isolamento Massimo Riccio e della dottoressa di medicina protetta Elena Niniashvili. Ha chiesto inoltre il rinvio a giudizio, per omissione di atti d’ufficio, dello stesso ex direttore, del comandante Bologna e dell’agente Floris, per il mancato trasferimento d’ufficio del 21enne in un carcere minorile.

Si procede con il rito ordinario per il responsabile di medicina protetta Roberto Monarca, il responsabile della sezione d’isolamento Massimo Riccio e la dottoressa di medicina protetta Elena Niniashvili (difesi dagli avvocati Giuliano Migliorati, Massimo Pistilli. Fausto Barili e Mario Brizi).

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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