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Morte di Hassan Sharaf, si difende per oltre quattro ore l’ex direttore del carcere di Mammagialla

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Mammagialla - Hassan Sharaf (nel riquadro) chiede aiuto dopo

Mammagialla – Hassan Sharaf (nel riquadro) chiede aiuto dopo essersi procurato dei tagli alle braccia


Viterbo – (sil.co.) – Morte di Hassan Sharaf, parola alla difesa dell’ex direttore del carcere viterbese di Mammagialla dove il detenuto 21enne egiziano si è impiccato nell’estate di cinque anni fa in una cella d’isolamento.

È durata oltre quattro ore, ieri, la discussione dell’avvocato Marco Russo, che assiste l’ex direttore Pierpaolo d’Andria per il quale il procuratore generale Tonino Di Bona, ha chiesto una condanna a un anno di reclusione per omicidio colposo e omissione di atti di ufficio.

Soddisfatto il legale: “C’era da ricostruire gli aspetti normativi e amministrativi, un lavoro molto complesso – sottolinea – ci sono delle cose clamorose che abbiamo provato ad evidenziare”. 


Mammagialla - Hassan Sharaf viene trasferito all'ospedale di Belcolle

Mammagialla – Hassan Sharaf viene trasferito all’ospedale di Belcolle


È ripreso così, davanti al gup Savina Poli del tribunale di Viterbo, il processo col rito abbreviato a tre dei sei imputati nell’ambito dell’indagine “bis” della procura generale di Roma, che nel 2021 ha avocato a sé il fascicolo di cui la procura del capoluogo aveva chiesto l’archiviazione, sulla morte del detenuto 21enne che il 23 luglio 2018 si è impiccato in una cella di isolamento dove si trovava da poche ore per scontare una sanzione disciplinare. Sharaf, come è noto, sarebbe stato rimesso in libertà il successivo mese di settembre.

Secondo l’accusa avrebbe dovuto trovarsi non a Mammagialla ma in un carcere minorile, trattandosi di un detenuto giovane, che in quel momento stava scontando una pena diventata definitiva per un reato di piccolo spaccio commesso da minorenne. 

Lo scorso 16 novembre era stata la volta del procuratore generale Tonino Di Bona, il 7 dicembre hanno discusso l’abbreviato gli avvocati Giuliano Migliorati e Luca Chiodi, difensori del comandante della penitenziaria Daniele Bologna e dell’agente capo matricola Luca Floris. 

Altri tre imputati, un agente e due medici, hanno scelto di procedere col rito ordinario. Sono il responsabile di medicina protetta Roberto Monarca, il responsabile della sezione d’isolamento Massimo Riccio e la dottoressa di medicina protetta Elena Niniashvili (difesi dagli avvocati Giuliano Migliorati, Massimo Pistilli. Fausto Barili e Mario Brizi).

Sono parte del processo, come responsabili civili il ministero della giustizia e la Asl, mentre sono parte civile tre congiunti del 21enne, assistiti dagli avvocati Giacomo Barelli e Michele Andreano, ovvero la madre e la sorella che vivono in Egitto e il cugino che vive a Roma, col quale Hassan Sharaf non ancora maggiorenne aveva affrontato il viaggio a bordo di un barcone per raggiungere le coste italiane.

Si torna in aula dopo le festività di fine anno. 


L'avvocato Marco Russo

L’avvocato Marco Russo


Presunzione di innocenza

Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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