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“Olio, quest’anno nella Tuscia abbiamo un calo di produzione di oltre il 50%”

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Viterbo – “Quest’anno nella Tuscia abbiamo un calo nella produzione dell’olio di oltre il 50%. Con possibilità che si arrivi al 70% o addirittura all’80%”. Il presidente di Confagricoltura Remo Parenti traccia un primo bilancio per la campagna olearia nella Tuscia. E il quadro non è dei più rosei. 


Remo Parenti

Remo Parenti


“Quest’anno, per quanto riguarda l’olio, abbiamo un calo di produzione un po’ in tutta la provincia. Difficile calcolarlo effettivamente ad oggi, ma siamo oltre il 50% di produzione in meno, con possibilità che si arrivi al 70% o addirittura all’80% “, afferma il presidente di Confagricoltura.

“Particolarmente interessate da questo calo sono la zona del mare con Tarquinia e Montalto – aggiunge -. Ma la produzione è stata scarsa anche sui Monti Cimini, dove la riduzione ha toccato soprattutto Soriano nel Cimino. Scarsità anche a Bagnoregio e Valle del Tevere. Stesso discorso anche per Montefiascone. E anche a Canino abbiamo avuto un drastico abbassamento soprattutto per le varietà più precoci. Qualcosa meglio per le olive più tardive che evidentemente si sono preservate da tutti i temporali e piogge di maggio. Si è un po’ salvata la zona di Vetralla dove troviamo uno tra i migliori oli della provincia. In ultimo anche a Ischia di Castro e Farnese i dati non sono così allarmanti. Un quadro generale dove però parecchi oleifici hanno lavorato a scarto ridotto e hanno chiuso. Chiaramente faranno la commercializzazione, ma la molitura e lavorazione delle olive è già finita. In attesa del prossimo anno”.

E la conseguenza diretta di questo trend è un aumento dei prezzi. “Inevitabilmente abbiamo un aumento dei prezzi – aggiunge il presidente di Confagricoltura -. E parliamo del 30-40%. All’ingrosso si dovrebbero toccare i 10 euro al litro e al minuto andremo a finire sui 14/15 euro al litro. Poi ovviamente sugli scaffali dei supermercati si trova anche l’olio, magari pure extravergine, anche a 4 o 5 euro. Però qui ci dobbiamo domandare quale sia la reale qualità”.

Tra le cause principali di questa drastica riduzione della produzione c’è sicuramente la pioggia. “Quest’anno le abbondantissime precipitazioni, le grandinate e i temporali hanno danneggiato un po’ tutte le produzioni – spiega Remo Parenti -. Si sono iniziate a verificare da aprile tardo e poi si sono protratte per tutto maggio. Nelle zone più alte del viterbese, come Latera e Farnese, grossi temporali si sono verificati anche a metà giugno. Quindi per un mese e mezzo ci sono state molte precipitazioni che non hanno consentito l’impollinazione, l’allegagione. Un discorso che vale per diverse colture. Penso ai castagneti, uliveti. O alle produzioni cerealicole, gli ortaggi o la frutta. Quest’ultima in particolare è stata colpita più di tutte, con conseguenze immediate e gravissime. I noccioleti sono forse quelli che hanno resistito un po’ di più, avendo però problemi di altro genere”.

“Chiaramente – aggiunge il presidente di Confagricoltura – è in atto un cambiamento climatico con cui dobbiamo fare i conti e che va a incidere su qualsiasi tipo di produzione. Purtroppo sappiamo che avremo delle difficoltà per via di questo fenomeno. Dobbiamo prepararci a questo, per fronteggiare al meglio le avversità climatiche. Poi ovviamente bisogna sperare sempre nel meglio”.

Una crisi produttiva che interessa un po’ tutta l’Italia. “Come raccolta di olive il centro nord sta producendo molto poco – spiega Remo Parenti -. In Toscana troviamo una situazione a macchie di leopardo. Al sud si difendono bene la Puglia e la Calabria. Diciamo che a livello nazionale ci sarà un aumento di produzione di circa il 20% rispetto allo scorso anno, considerando però che nel 2022 è stata molto bassa”.

E la crisi produttiva potrebbe far crescere il rischio di truffe. “Il consumatore deve stare particolarmente attento quando acquista l’olio – conclude Remo Parenti -. Sarebbe importante, anche per difendere la produzione italiana, che in etichetta ci fosse la tracciabilità e la trasparenza più assoluta. Per capire con certezza da dove viene il prodotto e dove è stato trasformato. Una specifica che andrebbe fatta per l’olio e per altri prodotti, come ad esempio il grano. Su questo bisogna ancora lavorare. Ci sono ancora delle resistenze soprattutto da una parte del settore agro-industriale”.

Maurizia Marcoaldi


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