Viterbo – Nessuno screzio precedente. Nessun comportamento che potesse far presagire la tragedia. Tra i due compagni di cella del carcere di Mammagialla ci sarebbe stata una pacifica convivenza. Fino a martedì sera, quando per futili motivi, sarebbe scoppiata la lite. Finita poi, drammaticamente, con la morte di Alessandro Salvaggio, classe 1974. Originario di Mazzarino in provincia di Caltanissetta, era residente a Barrafranca, vicino Enna.
Alessandro Salvaggio
L’uomo, detenuto nella casa circondariale viterbese, sarebbe morto per asfissia dopo che il compagno di cella, il bulgaro Iliyanov Krasimir Tsvetkov, gli avrebbe stretto le mani attorno al collo fino a strangolarlo. O almeno questo è quanto finora ricostruito dagli inquirenti. Ma a fare completa chiarezza sulle dinamiche di quanto accaduto ci penserà l’autopsia disposta sul corpo del 49enne e in programma per venerdì prossimo 22 dicembre all’ospedale di Belcolle.
Intanto nelle scorse ore il 22enne Tsvetkov è stato arrestato: stando a quanto risulta, si troverebbe ancora recluso a Viterbo.
Viterbo – Anastasìa al carcere di Mammagialla
“In carcere ci sono gravissime condizioni di sofferenza umana, che purtroppo a volte portano anche a fatti terribili come questo. Bisognerebbe capire se e come sia possibile costruire percorsi diversi”. Il commento di Stefano Anastasìa, Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Stefano Anastasìa, alla notizia della morte del detenuto. “Si tratta di una tragedia – ha proseguito Anastasìa -. A quanto mi risulta, l’autore del fatto non ha una valutazione clinica che potesse in qualche modo far presagire quanto accaduto, anzi, aveva un rapporto molto buono con la vittima”.
L’aggressione è avvenuta martedì sera, pochi minuti dopo le 22. Per Salvaggio, che a Viterbo stava scontando una condanna di poco più di due anni di detenzione per una passata evasione, nonostante il pronto intervento del personale di polizia e di quello sanitario non ci sarebbe stato nulla da fare. Lascia una moglie e due figli di 23 e 24 anni, che si sono rivolti all’avvocato Giacomo Luca Pillitteri.
Viterbo – Il carcere di Mammagialla
Intanto l’ennesima, violentissima aggressione avvenuta all’interno del carcere ha sollevato nuovamente grida d’allarme da parte dei principali sindacati di polizia penitenziaria, che da tempo ormai denunciano carenze di personale e difficoltà sempre maggiori. “Il carcere è totalmente fuori controllo – ha sottolineato la segreteria provinciale del Sappe, il sindacato autonomo polizia penitenziaria -. Non esistono più regole e la polizia penitenziaria non ha più nessun tipo di autorità. Delegittimata da tutto e da tutti senza alcun tipo di difesa. Fare ordine in questo contesto è impossibile. Senza ordine non può esistere sicurezza, né per i detenuti ne per il personale che opera”.
Barbara Bianchi
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Articoli: Sappe: “Omicidio a Mammagialla, è davvero giunta l’ora di ripensare la repressione penale” – Di Giacomo, Spp: “Aggressioni all’ordine del giorno, le carceri sono diventati ring per regolamenti di conti” – Nicastrini, Uspp: “La carenza di personale non permette sorveglianza nelle carceri, trovare urgenti misure per frenare questo gravissimo declino” – Detenuto strangolato dal compagno di cella


