Il parco tra via Vanni e via del Massaro
Viterbo – Viale Diaz, via del Massaro e viale Raniero Capocci. Altri tre parchi di Viterbo. Attorno alle mura medievali. Erba alta, sporchi e abbandonati. Tutto nella norma.
Viterbo – I parchi lungo le mura
In fondo al viale Diaz, tra la chiesa di San Pietro un pò più a valle e porta Roma, a monte, c’è il parco con il monumento per i cinquant’anni del Rotary club Viterbo. E già a partire da questo è tutto dire. Con una frasca di pino addossata, caduta a terra e lì rimasta, e alcune lettere che, nell’epigrafe in basso mancano. Dammi una Q, dammi una A, dammi un R, dammi una T. Anzi, per quest’ultime due lettere ne servirebbero un paio per fare in modo che la scritta torni leggibile. Per il resto, l’erba è alta, modalità invernale, il fogliame dappertutto e qua e là si nota qualche crepa dov’è facile inciampare.
Viterbo – Il parco Melvin Jones
Tra via del Massaro e via Vanni, l’insenatura che dovrebbe essere un parco in mezzo ai caseggiati. Quattro i lati, altrettanti gli ingressi, tutti chiusi dalle macchine. A terra anche un segnale di divieto di transito, vintage, visto il periodo storico cui risale, anni ’70-’80, magari dissotterrato dalle piogge. Addosso a un caseggiato un’impalcatura che sta lì, quasi immobile, perché qualche pezzo e stato smontato e lasciato in più punti, da mesi. Accanto, una pianta di fico. I giochi per bambini, poi, sono inutilizzabili, per non dire zozzi come una latrina.
Viterbo – Il parco del monumento Rotary
Infine il parco Melvin Jones, fondatore del Lions International, tra viale Fratelli Rosselli e porta San Marco, lungo viale Raniero Capocci. Qui il canale a ridosso delle mura è zeppo d’aghi di pino e pieno di monnezza. Poco più avanti le immancabili transenne del comune, un paio per terra. Il tutto a delimitare, come l’inquadratura di una foto, un bel buco nel muro. Medievale anch’esso, il buco, per il tempo immemore che sta lì. Con le macerie ai piedi, coperte dall’erba, a segnarne epoca e strato di degrado. Manco la fontanella dell’acqua funziona. Infine un ciottolone divelto dal percorso che segnava e lasciato appoggiato a una pianta di pino. Come una lapide senza nome né ricordo. Pura poesia.
Daniele Camilli
Fotocronaca: I parchi lungo le mura


