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“Probabilmente le ombre ritornano, ma non collegherei le nuove accuse all’omicidio Meredith”

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Viterbo – “Probabilmente le ombre ritornano, ma non collegherei le nuove accuse all’omicidio Meredith”. È il commento che fa Giuseppe Castellini, giornalista, esperto del caso Meredith, sulle accuse di violenza, lesioni e maltrattamenti di cui dovrà rispondere Rudy Guede.


Rudy Guede

Rudy Guede


Nel 2007, quando era direttore del Giornale dell’Umbria e poi del Nuovo Corriere Nazionale, seguì molto da vicino il delitto di Perugia che in quello stesso anno vide la morte di Meredith Kercher.

Per quell’omicidio Rudy Guede fu condannato a 16 anni di carcere mentre Amanda Knox e Raffaele Sollecito furono assolti.

Guede è tornato a far parlare di sé a causa del provvedimento che lo ha colpito nelle scorse ore: divieto di avvicinamento a cinquecento metri di distanza dalla ex compagna di 23 anni, con braccialetto elettronico. Il 36enne dovrà rispondere di maltrattamenti, violenza e lesioni personali.

Il provvedimento è stato eseguito dagli agenti della squadra mobile ed emesso dal procuratore di Viterbo Paolo Auriemma.

Forse, secondo Castellini, le ombre del passato ritornano, ma, sottolinea, “questa ipotesi potrebbe confermarla soltanto un esperto”.


Giuseppe Castellini

Giuseppe Castellini


Rudy Guede è stato accusato di maltrattamenti, violenza e lesioni personali nei confronti della sua ex compagna di 23 anni. Il carcere in qualche modo non lo ha cambiato?
“Io non legherei per forza questo provvedimento nei suoi confronti all’omicidio Meredith. Ce lo può dire solo uno psichiatra. Ma potrebbe anche essere la difficoltà nel reinserimento in società, perché al di là di tutto, mi sembra che che lui fosse un ragazzo sbandato anche prima del delitto, aveva precedenti. Dopo il percorso riabilitativo sembrava fosse andato tutto a posto ma potrebbe essere sprofondato in una difficoltà di reinserimento sociale. Prima di dare un giudizio bisogna stare attenti. Un’accusa c’è e la pericolosità è data dal fatto che gli hanno messo anche il braccialetto elettronico quindi in qualche maniera, si ritiene che possa vendicarsi. Sorprende, vista l’immagine che aveva assunto negli ultimi tempi”.

Forse questa condanna è stata troppo breve?
“Questo nessuno lo può dire. Certo, possiamo dire che la condanna è stata leggera anche in base alla media delle condanne in questi casi. Lui ha ucciso. Anche se in concorso, ma lui ha ucciso. Io avrei dato sicuramente di più, benché ci fosse l’abbreviato”.

Quali altri elementi vanno considerati?
“C’è da considerare che Guede viene da un’infanzia devastata. Di fatto abbandonato dal padre, viveva alla giornata. Lui ebbe due occasioni che sprecò. La prima è quando fu preso come un figlio dalla maestra elementare, poi i rapporti si freddarono. La seconda occasione fu con il basket, lui era un bravo giocatore. In quel periodo conobbe la famiglia Caporali (Paolo Caporali ha dato vita all’impresa Liomatic di Perugia, ndr) dalla quale venne accolto come un figlio. Alla fine hanno dovuto mandarlo via. La Caporali era una famiglia di grande cuore”.

E poi?
“Da lì ebbe inizio un periodo di confusione, di molestia, cercò di rubare in una casa tirando una sedia. Non accadde nulla, il proprietario si accorse, lo presero ma in, virtù della giovane età, non lo arrestarono. Comunque venne segnalato. Un ragazzo randagio. Stava al campetto da basket, faceva il filo a un po’ di ragazze ed è in quel contesto che, probabilmente, conosce Meredith Kercher e Amanda Knox. Non è stato mai chiarito, ma forse è stato assuntore di sostanze stupefacenti. Il sospetto è che fosse uno spacciatore occasionale. Alla bisogna”.

Non versava in una situazione economica buona?
“Dicono che non avesse mai un euro. Se prendeva una bottiglietta di Coca Cola non prendeva il pane, se prendeva il pane non prendeva la bottiglietta di Coca Cola. Capisci che pagare l’affitto, per quanto stesse con altre persone, o fare anche le spese minime cominciava ad essere difficile. E quindi ha cominciato con qualche furto. Cosa gli abbia lasciato dentro non so. Io normalmente mi fido degli esperti però ci si può sbagliare. Oltretutto il profilo è stato tracciato sulla base della situazione che lui ha vissuto a Viterbo, che per lui era abbastanza protetta. Ha avuto amici e quant’altro. Poi, una volta uscito, ha trovato chi, probabilmente, lo ha segnalato per qualche lavoro. Io non lo avrei detto, non mi aspettavo questa accusa per maltrattamenti. Probabilmente le ombre ritornano: ma non è il caso Meredith, è la sua infanzia. Ritornano tutti i suoi abbandoni. Forse non ha elaborato fino in fondo queste situazioni. Chi ha traumi profondi può anche perdere il lume della ragione. Però io non posso dirlo, ci vorrebbero degli esperti ad analizzare la situazione”.

Quanto peseranno queste nuove accuse sulla sua persona?
“In questa situazione specifica dei maltrattamenti bisogna valutare di che tipo, per quante volte sarebbero stati fatti, se sono delle violenze ripetute. In più andrà valutato che, dal punto di vista legale, Guede è l’autore di un omicidio, anzi, di un femminicidio. Vicenda su cui lui non ha detto fino in fondo la verità. Tutti si aspettavano che avrebbe chiamato in correità i due, Sollecito e Knox. Ma lui era sempre vago. Diceva che c’erano due persone, che una sembrava Amanda, ma non ha mai detto con chiarezza: ‘C’erano Amanda e Raffaele ed è andata così’. Tant’è che io in quel momento ho anche sospettato che a lui – futuro incerto, senza né arte né parte – avessero promesso dei soldi. Invece no. Strano che non li abbia mai chiamati in causa”.

Elisa Cappelli


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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