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“Ripulita area sul pianoro di Pizzo Piede, abbiamo riportato alla luce strutture di grandi blocchi di tufo e una strada basolata”

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Calcata – “Ripulita area sul pianoro di Pizzo Piede, abbiamo riportato alla luce strutture di grandi blocchi di tufo e una strada basolata”. L’archeologo Marco Pacifici racconta l’intervento effettuato in un’area di circa 4 ettari sulla cima del pianoro di Pizzo Piede. Un progetto che ha visto il taglio della vegetazione, piuttosto incolta e fitta, con l’emersione delle strutture archeologiche presenti. Un lavoro che ha permesso così di far tornare alla luce, dopo tanti anni in cui la zona era rimasta inaccessibile, una parte dell’antica città falisca di Narce.


Calcata - Gli studenti a lavoro sulle mura di contenimento del margine meridionale del pianoro di Pizzo Piede

Calcata – Gli studenti a lavoro sulle mura di contenimento del margine meridionale del pianoro di Pizzo Piede


“Si è trattato di un progetto riguardante la sistemazione del pianoro di Pizzo Piede – ha spiegato Marco Pacifici -. Un intervento che ha previsto il taglio della vegetazione e la messa in vista delle strutture archeologiche. Quanto riportato alla luce fa parte di alcuni scavi che erano stati condotti nel 1933 da Raniero Mengarelli per conto dell’allora Ufficio di Soprintendenza. Vennero fatti un paio di mesi di scavo, ma purtroppo non abbiamo la documentazione di quel periodo. Abbiamo solo poche foto conservate nell’archivio del museo di Villa Giulia. Però sappiamo che venne fuori una bella porzione del pianoro, dell’abitato. Ora siamo andati a ripulire la zona e a riportare alla luce una parte di quello che lui aveva scavato”.

L’intervento è nato su iniziativa del comune di Calcata, nell’ambito di un accordo di collaborazione, stipulato tra comune e il dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza, insegnamento di Civiltà dell’Italia preromana, tenuto dalla professoressa Maria Cristina Biella. Il progetto ha previsto il taglio della vegetazione, affidato a una ditta specializzata, e l’avvio di un laboratorio con gli studenti dei corsi di laurea triennale e magistrale in archeologia della Sapienza Università di Roma, diretti sul campo dall’archeologo Marco Pacifici. Il tutto è stato realizzato in accordo con l’università Agraria di Calcata, che è la proprietaria dei terreni, con l’autorizzazione della Soprintendenza Abap per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale, nella persona della dottoressa Anna Corsi, e in collaborazione con il parco Valle del Treja, che ha competenza in merito sulla tutela del territorio.

A guidare quindi i ragazzi sul campo l’archeologo Marco Pacifici, assegnista di ricerca dell’Università per stranieri di Siena. Pacifici fa parte del team di lavoro della campagna di scavo di San Casciano dei bagni che ha portato agli importanti rinvenimenti archeologici nell’area del senese. Ed è proprio l’archeologo a spiegare l’importante intervento che ha permesso di far riaffiorare una parte dell’antica città falisca di Narce. “A tornare alla luce strutture in grandi blocchi di tufo, di tipo insediativo. Con degli ambienti, probabilmente in funzione di abitato. E poi una grande strada basolata che doveva attraversare tutto il pianoro di Pizzo Piede. Una strada particolarmente consistente costruita con un certo impegno architettonico, con delle cortine laterali e una pavimentazione di blocchi soprastanti. Una scoperta importante perché non ci sono tante opere di questo tipo di questo periodo”.


Calcata - Un tratto della strada basolata dopo la ripulitura pianoro Pizzo Piede

Calcata – Un tratto della strada basolata dopo la ripulitura pianoro Pizzo Piede


“Non sappiamo se gli scavi del 1993 erano stati nuovamente ricoperti, ma di fatto l’area era caratterizzata da una fitta selvaggia vegetazione – conclude l’archeologo Marco Pacifici -. Ora, con l’intervento effettuato con l’università La Sapienza, per la prima volta questi scavi sono ben visibili. Negli anni ’80 venne fatta una piccola pulizia, ma questa è la prima volta nella quale abbiamo fatto una documentazione archeologica metodologica. L’idea è di andare avanti con le ricerche. Di ripulire magari un’altra parte del pianoro. Magari si potrebbe indagare meglio le parti già scavate. E lavorare poi in un’ottica di fruizione. Fare in modo che tutto sia conservato a dovere, creare dei supporti visivi per le visite”.

A esprimere soddisfazione per l’intervento anche l’amministrazione comunale, che ha puntato fin da subito sulla necessità di valorizzare e riscoprire il territorio. “La pulitura dell’area potrà portare alla documentazione delle strutture archeologiche emerse – spiega la sindaca Sandra Pandolfi -. Uno studio portato avanti dal gruppo di studenti della Sapienza, coordinati sul campo dall’archeologo Marco Pacifici. Verrà fatta quindi una ricognizione di quanto emerso con dei rilievi specifici”.

“La sistemazione dell’area è uno degli interventi che rientra nel Pnrr con il finanziamento previsto dal bando “Attrattività dei Borghi” del ministero della Cultura – conclude la sindaca -. La zona era molto incolta, in parte impenetrabile. Abbiamo vinto il bando e ora siamo riusciti a recuperare un’area che è rilevante da un punto di vista storico, archeologico e territoriale. Arricchiamo così l’offerta sul territorio, andando a intercettare in particolare visitatori, escursionisti e appassionati di storia, molti dei quali già conoscono il nostro territorio e ne apprezzano la bellezza”. 

Maurizia Marcoaldi


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