Rudy Guede
Viterbo – Rudy Guede, la storia infinita. Dall’omicidio di Meredith Kercher nel novembre del 2007 al carcere di Mammagialla a Viterbo. Poi i benefici di pena e la scarcerazione definitiva alla fine del 2021. E quella che avrebbe dovuto essere una nuova vita. Ieri invece la notizia data da tutta la stampa nazionale. Guede è accusato di maltrattamenti e lesioni all’ex compagna, con tanto di braccialetto elettronico e divieto d’avvicinamento a cinquecento metri di distanza dalla ragazza, che avrebbe solo 23 anni. In mezzo gli articoli di stampa, la trasmissione con Franca Leosini e la campagna, di fatto, a sostegno della sua innocenza in merito a quanto accaduto a Perugia. Non da ultimo, infine, un libro, firmato dallo stesso Rudy Guede: Il beneficio del dubbio. La mia storia.
Rudy Guede
Una storia, quella di Guede, 36 anni, che rischia ora di naufragare sulla misura cautelare eseguita ieri mattina dagli agenti della squadra mobile, emessa dal procuratore di Viterbo Paolo Auriemma.
Rudy Guede
La vicenda di Guede inizia tanti anni fa. È il 2007 e Guede, assieme ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito, assolti in via definitiva, è tra i principali indiziati per la morte di Meredith Kercher, ventenne inglese, che viene trovata morta nell’appartamento di via della Pergola a Perugia. Un caso internazionale che finisce sui giornali di tutto il mondo. Guede sarà l’unico ad essere condannato scontando così 16 anni di carcere. Concorso in omicidio e violenza sessuale. Anni passati a Viterbo nel carcere di Mammagialla. Un detenuto dalla condotta esemplare. Tant’è che il suo comportamento gli vale tutta una serie di benefici di pena, riuscendo anche a laurearsi in storia con 110 e lode. Un detenuto che ha sempre professato la sua innocenza, al punto da spingere la stampa a rivedere il suo caso e a trattarlo sotto un’altra angolatura. Quella, appunto, del beneficio del dubbio. A partire dal gennaio 2016, quando ad intervistarlo per Rai Tre fu la giornalista Franca Leosini.
Rudy Guede
Da quel momento in poi parte tutta una campagna a sostegno dell’innocenza di Guede e, soprattutto, per la revisione del processo. Una richiesta respinta sia dalla Corte d’appello di Firenze, nel gennaio 2017, sia dalla Cassazione l’anno successivo. Nel frattempo Guede ottiene i primi benefici di pena con la possibilità di passare qualche ora fuori dal carcere, in un appartamento dalle parti di San Faustino, poi di lavorare all’esterno del penitenziario, presso il Centro di studi criminologici (Csc), dopodiché di attendere la fine della pena fuopri da Mammagialla, in un appartamento nel centro storico della città dei Papi. Con Guede impegnato in tutta una serie di attività. Non solo con il Csc, dove aveva l’incarico di catalogare i libri della biblioteca, ma anche con il Bistrot del teatro in via Cavour dove ha organizzato, un paio di anni fa, un torneo di scacchi.
Rudy Guede
Era la primavera del 2021 e Guede andava dritto verso il fine pena. E dovrebbe essere stato proprio nell’estate di quell’anno, quando ancora l’emergenza Covid non era finita del tutto, che Rudy Guede dovrebbe aver conosciuto la ragazza che oggi lo accusa. Tra novembre e dicembre le porte del carcere si chiudono definitivamente alle sue spalle. Con il rischio, poi, di essere espulso dall’Italia, perché cittadino della Costa d’Avorio. Guede chiede però la protezione internazionale, ottenendo il permesso di soggiorno concesso ai richiedenti asilo, e resta a Viterbo dove, accanto all’attività per il Csc, ha iniziato a lavorare per qualche mese anche per un ristorante alle porte della città, coltivando inoltre la sua passione per il basket nei campetti di periferia della città, assieme ad un gruppo di amici che era riuscito a costruirsi fuori da Mammagialla.
Rudy Guede
Infine l’ultimo atto. Ieri, con la misura cautelare eseguita dagli agenti della squadra mobile ed emessa dalla procura di Viterbo. Dopo un’indagine che starebbe andando avanti da qualche mese.
Daniele Camilli
– Maltrattamenti e lesioni all’ex compagna, braccialetto elettronico per Rudy Guede
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.





